Gaza, 26 settembre 2025 – Una crisi umanitaria senza precedenti si consuma nella Striscia di Gaza, dove l’offensiva militare israeliana si intensifica mentre la popolazione civile affronta fame, sfollamento e il collasso dei servizi essenziali. Le operazioni israeliane si stanno concentrando su Gaza City, considerata roccaforte residua di Hamas, con attacchi aerei e operazioni terrestri che stanno colpendo quartieri densamente abitati. Gli scontri hanno causato decine di morti solo nelle ultime 24 ore, tra cui donne e bambini. Le aree colpite includono Zawaida, Deir al-Balah e Khan Younis, già rifugio di migliaia di sfollati interni.
Le strutture sanitarie sono al collasso: molti ospedali del nord della Striscia sono ormai chiusi o evacuati, mentre altri operano in condizioni disperate, con carenza assoluta di medicinali, personale e carburante. I principali ospedali pediatrici e centri di emergenza non sono più in grado di accogliere i feriti. La mancanza di elettricità ha compromesso anche i pochi impianti idrici e di depurazione rimasti attivi, aggravando i rischi sanitari. Intere famiglie vivono in rifugi di fortuna, tende, scuole o per strada, con accesso limitatissimo a cibo e acqua potabile.
La fame è una realtà concreta in molte zone. L’insicurezza alimentare ha raggiunto livelli critici, con centinaia di migliaia di persone in condizione di emergenza assoluta, in particolare nel governatorato di Gaza e nel centro-sud della Striscia. Gli aiuti umanitari faticano a entrare, ostacolati da restrizioni militari e mancanza di sicurezza. Migliaia continuano a fuggire verso sud, ma le aree di accoglienza sono già sovrappopolate e prive di risorse.
Nel frattempo, cresce la pressione internazionale per un cessate il fuoco immediato. Diverse nazioni, tra cui Italia e Spagna, hanno inviato navi militari per scortare una flotta civile carica di aiuti umanitari diretta a Gaza, sfidando il blocco navale israeliano. L’operazione, di natura dichiaratamente umanitaria, sta già generando tensioni diplomatiche ma riflette l’urgenza della situazione. Sul piano politico, prende corpo l’ipotesi della creazione di una Autorità Transitoria Internazionale che dovrebbe governare Gaza per un periodo massimo di cinque anni, garantendo la ricostruzione e il ritorno alla stabilità. L’idea, sostenuta in parte dagli Stati Uniti, è però accolta con diffidenza da ampi settori del mondo arabo e palestinese, che temono una gestione esterna non rappresentativa.
L’intera comunità internazionale osserva con crescente allarme una situazione che appare ogni giorno più insostenibile. Gaza è allo stremo. Mentre la diplomazia arranca, la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto.










