Le imminenti elezioni regionali in Campania non segneranno soltanto la candidatura di Roberto Fico alla presidenza per il centrosinistra, ma anche l’ennesima dimostrazione della capacità di Vincenzo De Luca di condizionare gli equilibri politici regionali. Seppure impossibilitato a correre per un terzo mandato da governatore, lo “sceriffo” è riuscito a mantenere intatto il proprio potere assicurando al figlio Piero De Luca la guida del Partito Democratico campano come segretario regionale.
L’intesa raggiunta tra Pd e Movimento 5 Stelle prevede che l’alleanza converga sul nome di Fico, ex presidente della Camera, come candidato alla presidenza della Regione. In cambio, il Pd ha affidato a Piero De Luca la leadership del partito sul territorio. Una soluzione che garantisce unità di facciata, ma che conferma, nei fatti, la continuità dell’influenza della famiglia De Luca sullo scenario campano.
Nonostante mesi di tensioni interne, Vincenzo De Luca è riuscito a ottenere un risultato strategico: mantenere una posizione di forza nel partito e condizionare indirettamente la futura amministrazione regionale. Con l’elezione di Fico, infatti, il Pd non solo si presenta come alleato principale del M5S, ma rafforza anche una linea politica in cui il marchio dei De Luca resta ben visibile.
La scelta ha sollevato malumori nel Pd. L’eurodeputata Pina Picierno ha parlato apertamente di “moneta di scambio” e di un congresso regionale trasformato in atto notarile per legittimare un accordo deciso altrove. Anche altri dirigenti locali hanno espresso perplessità, denunciando la scarsa partecipazione della base e la percezione di una politica gestita come un affare di famiglia.
Per molti osservatori, quella di De Luca non è una semplice uscita di scena, ma una trasformazione del potere. Dopo due mandati da presidente, il governatore uscente lascia formalmente la poltrona, ma garantisce continuità politica e familiare attraverso il figlio. Una dinamica che alimenta il dibattito su quanto il Pd campano sia effettivamente autonomo e democratico.
Con la candidatura di Fico e la regia di De Luca, il centrosinistra proverà a difendere la Regione dall’assalto del centrodestra, che lavora a un candidato unitario. Ma l’immagine di un partito condizionato dalle logiche familiari potrebbe diventare un’arma nelle mani degli avversari.
In Campania è davvero iniziata una nuova fase politica o si tratta solo della prosecuzione del “sistema De Luca”, capace di sopravvivere ai mandati e perfino di rinnovarsi attraverso una successione dinastica?











