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La faida della “paranza dei bambini” dieci anni dopo

Luciana Esposito di Luciana Esposito
1 Agosto, 2025
in Cronaca, In evidenza
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La faida della “paranza dei bambini” dieci anni dopo
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Dieci anni fa, nel 2015, Napoli fu teatro di una delle faide camorristiche più drammatiche: la terza faida di Forcella. A contendersi il controllo dei quartieri erano, da un lato, i clan Mazzarella, Del Prete e Buonerba, dall’altro la cosiddetta Paranza dei Bambini, formata da giovanissimi affiliati al clan Sibillo, capeggiata da Emanuele Sibillo, un giovane di appena 20 anni. La faida entrò nel vivo proprio nell’estate del 2025, in seguito all’omicidio del baby-boss Emanuele Sibillo, facendo registrare una temibile escalation di episodi violenti tra le strade del centro storico di Napoli.

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A dieci anni di distanza, lo scenario sembra riproporsi con nuove tragedie: negli ultimi mesi a Napoli sono avvenuti due omicidi che richiamano inquietantemente quelle dinamiche criminali.

Oggi, come un decennio fa, assistiamo a una violenza giovanile armata, fatta di sparatorie nei vicoli, armi alla mano, rastrellamenti tra bande giovanili. Anche nel 2015 i baby‑boss erano adolescenti spinti da ambizione, sete di potere e appartenenza, pronti a gestire il territorio con l’uso scriteriato e spregiudicato di armi.

Il nome “Paranza dei Bambini” era già simbolo di un fenomeno: minorenni trasformati in guerrieri armati. Un trend che da quel momento storico è andato incontro a una perenne ascesa, malgrado le plurime morti violente e premature, gli arresti, le condanne, i pentimenti. Barbe folte, tatuaggi, slang, emoticon e tormentoni da rendere virali sui social per conquistare quella forma di popolarità virtuale che sembra tradursi in consenso e approvazione nel mondo reale. La paranza dei bambini ha dato il via a un processo di brandizzazione della camorra che tuttora trova ampia rappresentazione tra le giovani leve della malavita napoletana.

Quello che oggi emerge nitidamente è la drammatica continuità: giovani uccisi come boss, finiti nel vortice della criminalità, anche quando non avevano precedenti penali ufficiali.

La camorra dei vicoli e delle stese strizza l’occhio all’ascesa delle paranze che ormai dilagano nei rioni del centro storico e delle periferie, nella maggior parte dei casi grazie alle gesta di giovani cresciuti nel falso mito di Emanuele Sibillo, “ES17”, il boss più popolare e celebrato sui social network, insieme a Raffaele Cutolo, non a caso. Una sorta di passaggio del testimone virtuale che sancisce l’evoluzione del vecchio e ormai obsoleto codice d’onore mafioso nel modello 2.0 del quale innegabilmente “ES17” è stato pioniere e promotore.

Nel 2015 la Paranza sembrava il culmine della violenza giovanile a Napoli e invece oggi, la città è ancora segnata da scontri tra bande emergenti, dove gli adolescenti diventano vittime sacrificali e portatori di un messaggio criminale.

Da Emanuele Sibillo, a Emanuele Tufano ed Emanuele Durante: tra vite, lo stesso nome, tre storie legate da un unico filo conduttore, a dispetto dei 10 anni trascorsi dall’omicidio del leader della “paranza dei bambini”. In Emanuele Tufano ed Emanuele Durante si è ugualmente incarnata la logica del potere camorristico. L'”errore” non è casuale ma parte di un sistema che arma i più piccoli.

Un ragazzino di 15 anni ucciso dal fuoco amico, un ventenne assassinato per riaffermare la supremazia di un clan—una cronaca che può essere descritta come la continuazione moderna delle faide di dieci anni fa.

La notte tra il 23 e il 24 ottobre 2024, il giovane Tufano è rimasto ucciso lungo una delle arterie che collegano piazza Mercato al Corso Umberto I, durante uno scontro armato tra bande giovanili rivali del Rione Sanità e del Mercato. L’indagine ha accertato che la sua morte è avvenuta per “fuoco amico”, partito accidentalmente da un compagno della stessa fazione.

Il 15 marzo 2025, in via Santa Teresa degli Scalzi, nel cuore del centro storico, il 20enne Emanuele Durante è stato assassinato mentre era in auto con una ragazza. Le telecamere hanno ripreso i killer che, in moto, lo hanno affiancato e ucciso con una raffica di colpi.

Secondo quanto ricostruito dalla D.D.A. di Napoli, la sua morte è strettamente legata all’omicidio di Tufano: Durante era sospettato, senza prove certe, di aver partecipato alla sparatoria che uccise Tufano, e sarebbe stato scelto come “capro espiatorio”, per riaffermare il potere del clan Sequino del Rione Sanità, ridestatosi nelle sue strutture dopo alcune scarcerazioni.

L’indagine è culminata in un blitz che ha portato a16 arresti, tra cui 6 minorenni, per omicidi commessi con metodo tipicamente camorristico.

I vertici delle forze dell’ordine e della Procura minorile sottolineano l'”osmosi tra bande giovanili e criminalità organizzata”, con armi facilmente reperibili e azioni violente che spesso vedono protagonisti minorenni.

Le immagini delle telecamere mostrano azioni pianificate, percorsi di ricognizione, agguati preceduti da sopralluoghi: in tutto questo c’è un controllo e un’attenzione utilitaristica al territorio e un calcolo criminogeno che ricorda il modus operandi dei clan di camorra tradizionali.

Dieci anni dopo, la faida della Paranza dei Bambini non è solo storia: quando giovani vengono armati e messi in contrasto, il rischio è che il ciclo si riattivi. I recenti omicidi di Emanuele Tufano ed Emanuele Durante mostrano che Napoli si confronta ancora con una cultura di violenza che coinvolge gli adolescenti.

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