Il 2 luglio 1983 è una data scolpita nella memoria collettiva. In quel giorno, nel rione Incis di Ponticelli, due bambine innocenti, Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, vennero brutalmente assassinate in uno dei delitti più efferati e oscuri della storia italiana. Oggi, dopo 42 anni di dolore, silenzi e sciacallaggio mediatico, la verità potrebbe finalmente emergere.
Negli scorsi mesi è emersa la figura di una persona ancora in vita e informata sui fatti e che si dichiara in grado di fornire informazioni inedite sull’omicidio delle due bambine.
Tra i contributi più significativi vi è quello di Ciro Sarno, ex boss di Ponticelli, che negli anni in cui è stato in contatto con la direttrice di Napolitan, la giornalista Luciana Esposito, ha ricostruito con precisione gli esiti dell’indagine parallela condotta negli anni ’80 dagli uomini di Raffaele Cutolo, il capo della Nuova Camorra Organizzata. Secondo il cosiddetto “codice d’onore” della vecchia camorra, chi commetteva crimini contro i bambini andava punito senza esitazione. Cutolo, dunque, avrebbe ordinato accertamenti per identificare e punire il vero responsabile della strage.
Ma il contributo più prezioso arriva da Giovanni Braccia, oggi collaboratore di giustizia ed ex esponente apicale del clan De Martino. Cresciuto proprio nel rione Incis, coetaneo delle due vittime, Braccia ha fornito dichiarazioni dettagliate e circostanziate fin da prima della sua collaborazione ufficiale con lo Stato. La sua testimonianza è stata già trasmessa alla magistratura, rappresentando un tassello cruciale per ricostruire con chiarezza i contorni di quella tragica vicenda.
In un contesto in cui troppe volte la verità è stata offuscata da speculazioni, sensazionalismi e narrazioni forzate da parte dei media, oggi si intravede finalmente la possibilità di fare giustizia. Non si tratta solo di individuare un colpevole, ma di restituire dignità alla memoria di Barbara e Nunzia, vittime innocenti di una violenza che non ha mai smesso di sconvolgere le coscienze.
Chi ha cavalcato questa tragedia per visibilità, chi l’ha trattata come un mistero da sfruttare, oggi dovrebbe fare un passo indietro. Barbara e Nunzia non erano un caso da raccontare: erano due bambine. E come tali meritano rispetto, verità e giustizia.











