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La sparatoria di Piazza Mercato mostra il nuovo volto della camorra

Luciana Esposito di Luciana Esposito
25 Ottobre, 2024
in Cronaca, In evidenza
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La sparatoria di Piazza Mercato mostra il nuovo volto della camorra
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Un ragazzino di 15 anni, incensurato, ucciso nel cuore della notte, tra le strade della città, a due passi da piazza Mercato, quartier generale del clan Mazzarella. Una morte violenta, scaturita da un conflitto a fuoco ingaggiato tra due bande di giovanissimi, entrate in contrasto per il controllo del territorio.

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Uno scenario impensabile in altri tempi, quando i camorristi gambizzavano gli affiliati dediti al consumo di droghe o che adottavano atteggiamenti incresciosi che rischiavano di ledere la reputazione e la rispettabilità del clan. Oppure quando bandivano scippi e rapine per non richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine, affinché i grossi affari criminali potessero proseguire indisturbati. Una politica completamente stravolta negli ultimi anni per favorire l’ascesa di un’altra strategia: quella che vede la città invasa da spacciatori, rapinatori e scippatori, in modo da distogliere l’attenzione degli inquirenti dai grossi affari che garantiscono alle organizzazioni criminali introiti ben più cospicui di quelli garantiti da piazze di droga, estorsioni e gli altri affari illeciti “standard” che dilagano e soprattutto fanno gola ai giovanissimi, perennemente affamati di denaro.

La camorra è diventato un brand che esibisce un modello educativo che dilaga tra le giovani generazioni: le automobili lussuose, diventate alla portata di tutti grazie ai noleggi a breve o lungo termine; le gare tra i tavoli in discoteca a chi stappa più bottiglie e viene più acclamato con più vigore dal vocalist di turno; gli abiti griffati, ugualmente accessibili, grazie al pagamento a rate che i negozi di abbigliamento sono disposti a concedere per uniformarsi con le esigenze dettate dalle circostanze; il culto della barba e dei capelli, da rispettare ossequiando il salone di barbiere più in voga nella zona per allontanare lo spettro dell’umiliazione insito nella necessità di puntare su un hairstylist più economico, ma ugualmente bravo. E poi gli orologi lussuosi, le scarpe di tendenza da ostentare di continuo per dimostrare di essere al passo con lo stile di vita sbandierato dai leader della camorra locale, unico modello di riferimento per quei ragazzi poveri di idee ed ideali.

Un’emulazione che non necessariamente si rivela destinata a sfociare nell’affiliazione, perché la camorra ha ampliato gli orizzonti e ha aperto le porte del business a tutti, rendendo gli affari illeciti una pratica fruibile a chiunque. Il dilagante trend dei reati predatori perennemente in ascesa, al pari delle piazze di droga, lo conferma. Non necessariamente i plurimi presidi di spaccio di stupefacenti che imperversano tra le strade di Napoli e provincia sono direttamente gestiti e controllati dalla camorra. Tantissimi i giovani che in maniera autonoma gestiscono il proprio business, a patto di corrispondere una tangente al clan e/o di rifornirsi presso il clan. Lo stesso vale per gli autori di furti, rapine, scippi, ladri d’appartamento, lasciati liberi di agire come vogliono, quando e quanto vogliono, pur riconoscendo al clan operante nella zona di residenza una percentuale sui proventi illeciti. Una politica che ha introdotto una nuova geografia criminale e che ha inevitabilmente concorso a creare un modello di business assai appetibile agli occhi dei giovani che mal recepiscono l’alternativa del lavoro precario, saltuario, sfruttato e sottopagato.

I grandi clan, sempre più concentrati a preservare l’integrità di business in grado di garantire la fetta di guadagni più esorbitante, unitamente alla perenne attività di ricerca di nuovi affari nei quali attecchire per incrementare le entrate, appaiono distanti e distaccati dalla camorra dei vicoli e delle stese, dai contrasti per la spartizione di un rione o di un sottoscala. La caterva di costellazioni che rappresentano le infinite ramificazioni dei Mazzarella e dell’alleanza di Secondigliano tra Napoli e provincia, sono la prova tangibile della mutazione alla quale è andata incontro la camorra.

Commette un errore madornale chi ipotizza che dietro la sparatoria di Piazza Mercato si celi la regia della camorra che da tempo ha depennato l’ordine pubblico dalle priorità da preservare.

La sequenza dei fatti di cronaca che si sono alternati di recente e che in plurime occasioni hanno provocato morti violente di giovanissimi, lo sottolinea in maniera evidente.

Basta pensare all’omicidio di Francesco Pio Maimone, 18enne di Pianura estraneo alle dinamiche camorristiche, colpito da un proiettile vagante nella zona degli chalet di Mergellina. Un omicidio maturato nell’ambito di una lite – nella quale Maimone non era coinvolto – tra due bande di giovani, una del rione Traiano, l’altra di Barra. A sparare fu Francesco Pio Valda, 20enne rampollo di una famiglia camorristica, indispettito dal pestone che gli aveva sporcato la costosa sneakers. Un tempo, gli esponenti dei clan di camorra, quando si recavano fuori zona, in forma di rispetto verso le organizzazioni operanti in quel territorio, uscivano disarmati. A Mergellina, fino ai primi anni del 2000, i camorristi provenienti dalla periferia della città, non si recavano mai armati.

Analogamente, i rapinatori di Rolex che tendono a colpire soprattutto i turisti e perfino i calciatori del Napoli, in passato avrebbero dovuto fare i conti con il boss di turno che difficilmente avrebbe tollerato quel tipo di affronto, soprattutto per il clamore che quel tipo di crimini inevitabilmente suscitavano in termini mediatici e di presenza delle forze dell’ordine, costringendo l’organizzazione a rallentare gli affari.

Inoltre, in diverse circostanze, in seguito alla malefatta del cane sciolto di turno, i boss si adoperarono per indurli a consegnarsi alla giustizia, non solo per mettere fine alle indagini delle forze dell’ordine anzitempo, liberando il territorio da quella scomoda presenza che intralciava i business illeciti, ma anche per mettere quei giovani davanti alle loro responsabilità, punendo l’irriverenza che, invece, oggi viene premiata con il silenzio assenso della camorra, prettamente interessata a preservare i propri interessi economici.

Gli schiamazzi fino a notte fonda che accompagnano l’attività di spaccio, le angherie e le minacce indirizzate ai residenti in zona che osano ribellarsi e invocare la quiete necessaria per riposare, consegnano altre prove tangibili di come il modello camorristico sia mutato, assumendo una connotazione più distaccata ed esclusivamente concentrata sugli affari.

Non a caso sono spuntati presidi di spaccio anche in strade storicamente lontane da quelle dinamiche, come sta accadendo a viale Margherita, arteria principale del quartiere Ponticelli, attualmente in balia di baby-spacciatori, urla e frastuono dal tramonto all’alba. Non si tratta di un caso isolato, ma di un trend in crescita, direttamente riconducibile alle nuove opportunità che la camorra sta offrendo ai giovani desiderosi di accaparrarsi denaro. L’incremento delle attività illecite non si ripercuote sulle piazze di droga gestite e controllate dal clan che possono contare su uno zoccolo duro di clienti, creando nuovi presidi l’organizzazione incrementa il volume d’affari, ampliando il ventaglio di giovani da reclutare su commissione, qualora le circostanze dovessero richiederlo.

Lo steso discorso vale per i reati predatori: questo spiega l’escalation di furti e rapine, talvolta compiuti a distanza ravvicinata e che vedono gruppi di banditi irrompere in diverse attività commerciali, molto spesso ubicate a pochi metri di distanza tra loro. Farmacie, supermercati, bar-tabacchi le prede più ambite.

In questo scenario è maturata la morte del 15enne Emanuele Tufano. Due bande di giovani intenzionate a conquistare il controllo dei furti e delle rapine in quel territorio, controllato dal clan Mazzarella, una delle organizzazioni più data dello scenario camorristico napoletano che ha repentinamente cambiato pelle per uniformarsi con i tempi moderni. La camorra ha assistito a quel conflitto a fuoco da spettatrice imparziale e impassibile: un fatto che conferma l’ascesa di una nuova politica criminale che concorre ad aggravare lo scenario socio-educativo napoletano, pur continuando a garantire una fetta di guadagni ai clan.

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