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L’omicidio di Alessio Bossis due anni dopo: a Napoli i giovani muoiono ancora uccisi

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Ottobre, 2024
in Cronaca, In evidenza
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L’omicidio di Alessio Bossis due anni dopo: a Napoli i giovani muoiono ancora uccisi
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Un agguato di camorra eclatante, quello che andò in scena il 22 ottobre del 2022, nel parcheggio di “In Piazza”, area di ristoro di Volla, comune di residenza della vittima: Alessio Bossis, 22enne sorvegliato speciale, scarcerato appena 5 mesi prima, nonché figura di primo ordine della camorra della periferia orientale di Napoli, malgrado la giovane età.

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Una vera e proprio esercitazione militare: i sicari entrarono in azione sprezzanti della presenza di persone estranee alle dinamiche malavitose per rendere esecutivo il verdetto deliberato durante un summit al quale parteciparono tutti i clan operanti nella zona. Bossis pagò con la vita le ambizioni criminali manifestate da quando era stato scarcerato e che intralciavano non solo i clan operanti a Ponticelli, ma anche quelli radicati a Volla, suo comune di residenza.

La storia di Bossis destò scalpore perché, a differenza di molti altri giovani che restano soggiogati dalla chiamata alle armi, proveniva da una famiglia benestante che avrebbe potuto garantirgli una vita agiata e serena, lontana dalle insidie della camorra. Motivo per il quale, le ragioni che spinsero il giovane ad intraprendere la carriera criminale non erano riconducibili a necessità di carattere economico, ma avevano più a che fare con la brama di potere, il brivido della trasgressione, la ricerca di una leadership ottenuta destreggiandosi su un campo minato.

Un’ambizione che tanti altri giovani dopo di Bossis, nell’arco dei due anni trascorsi dal giorno del suo omicidio, hanno pagato con la vita, non solo tra le strade della periferia orientale di Napoli, ma in molte altre realtà di una città che appare sempre più in balia della dilagante escalation della criminalità giovanile.

Un vortice di violenza che ha inghiottito anche vite di giovani innocenti, come nel caso di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo 18enne di Pianura, raggiunto al petto da un proiettile vagante mentre trascorreva una serata agli chalet di Mergellina in compagnia degli amici. A sparare una serie di colpi d’arma da fuoco ad altezza d’uomo, tra i quali quello che si è rivelato fatale per il 18enne, il rampollo di una famiglia camorristica del quartiere Barra, il 20enne Francesco Pio Valda, indispettito dal pestone che aveva sporcato la sua costosissima sneakers bianca, nell’ambito di una rissa scoppiata con una paranza del rione Traiano nella quale Maimone non era coinvolto.

L’ultima giovane vita fagocitata dalle logiche camorristiche è quella di Gennaro Ramondino, 20enne di Pianura, ucciso a colpi d’arma da fuoco in un sottoscala e poi trasportato in una campagna isolata del quartiere dove il cadavere è stato bruciato. Un omicidio compiuto l’estate scorsa da un 15enne e scaturito da ragioni riconducibili alla spartizione del territorio e ai proventi dello spaccio di stupefacenti. Gli amici avevano provato a far ragionare il 15enne, opponendosi alla decisione di regolare i conti in sospeso con il 20enne impugnando la pistola, facendo leva sulle ripercussioni che quel gesto avrebbe sortito sugli affari illeciti, ma il ragazzino è stato irremovibile.

Che si tratti di giovani inseriti nei contesti criminali o che strizzano l’occhio all’ideologia malavitosa, a destare scalpore è soprattutto la dilagante disponibilità di armi e la disinvoltura con le quali vengono utilizzate. Basta pensare a Giovanbattista Cutolo, giovane musicista promettente, ucciso a colpi d’arma da fuoco da un minorenne, al culmine di una lite per futili motivi all’esterno di un pub di Piazza Municipio. Tantissimi anche i giovani feriti gravemente a coltellate, l’ultimo gravissimo episodio si è verificato pochi giorni fa a Casoria. Un quadro che ricostruisce una realtà agghiacciante che racconta di giovani propensi ad uscire di casa armati di tirapugni, coltelli, pistole per amalgamarsi tra i frequentatori dei luoghi di ritrovo abituali, a caccia di bersagli da colpire. Una violenza cieca, gratuita, incontenibile che troppo spesso tende a sfociare in fatti di cronaca e che talvolta si consuma perfino tra i banchi di scuola.

L’omicidio della scorsa notte è la cronaca di un epilogo prevedibile, l’ennesimo: Emanuele Tufano, 15enne incensurato del rione Sanità è stato colpito alle spalle, probabilmente mentre fuggiva, nell’ambito di una sparatoria la cui dinamica è ancora tutta da chiarire. L’unico elemento certo è il luogo dell’ultimo raid andato in scena a Napoli: tra via Carminiello al Mercato e Corso Umberto I, nel cuore della città. Ancora da chiarire anche il ruolo degli altri due minorenni giunti al pronto soccorso del CTO.

Napoli si lascia alle spalle l’ennesima notte buia che ha concorso ad allungare l’elenco dei giovani morti ammazzati, innocenti e non.

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