All’indomani del blitz che lo scorso 3 ottobre ha fatto scattare le manette per 60 soggetti ritenuti contigui al clan De Micco-De Martino di Ponticelli, i soggetti che sono riusciti ad ottenere gli arresti domiciliari non hanno perso tempo e si stanno già adoperando per riorganizzare i business illeciti, lo spaccio di stupefacenti in primis, così come inequivocabilmente sottolineano i continui summit che si svolgono presso le abitazioni di alcune pedine cruciali dell’organizzazione che ricoprono un ruolo di primo ordine nella filiera che garantisce l’approvvigionamento delle plurime piazze di droga del quartiere.
La vistosa anomalia, segnalata da diversi cittadini alla redazione del nostro giornale, riguarda soprattutto le riunioni che si sono svolte negli ultimi giorni in casa Minelli, soggetto addentrato nel business della droga, anche in virtù del vincolo di parentela che lo lega al ras Ciro Naturale, anche lui detenuto agli arresti domiciliari insieme al figlio Giovanni. Naturale padre e figlio sono affetti da problemi di salute dichiarati incompatibili con il regime carcerario.
Seppure Minelli sia finito dietro le sbarre, a garantire una certa continuità agli affari di famiglia starebbero provvedendo le donne di casa, Florinda e Antonietta Fontanella, i cui nomi figurano nell’elenco dei soggetti tratti in arresto nell’ambito dell’ultimo blitz e per questo detenute agli arresti domiciliari. Di recente, la loro abitazione avrebbe ospitato dei veri e propri summit ai quali avrebbero partecipato altri esponenti della criminalità locale. Un vistoso via vai di gente che ha attirato l’attenzione dei cittadini, spazientiti dall’ennesima ostentazione di impunità sbandierata da soggetti notoriamente addentrati nelle dinamiche criminali.
Un modus operandi che lascia intravedere la nuova strategia adottata dal clan per pianificare strategie ed organizzare gli affari illeciti, alla luce della consapevolezza consegnata dalla recente ordinanza, le cui principali prove d’accusa a carico dei soggetti arrestati sono proprio rappresentate dai dialoghi intercettati. Al fine di eludere questo ostacolo, gli affiliati rimasti a piede libero che fin da subito hanno rivendicato con azioni concrete la necessità di rimettersi in carreggiata per non rallentare il volume d’affari del clan, stanno optando per le riunioni e gli incontri dal vivo con il chiaro intento di impedire agli inquirenti di captare i contenuti dei loro dialoghi e conoscere anzitempo le strategie e le direttive adottate dal clan. Veri e propri summit di camorra che si sarebbero svolti presso l’abitazione delle due donne detenute ai domiciliari. L’ultima riunione ha avuto luogo nella giornata di sabato 12 ottobre.
E’ doveroso precisare che l’unico obbligo certo che si accompagna agli arresti domiciliari è la costrizione di permanere presso la propria abitazione, senza possibilità di allontanarsene se non con la preventiva autorizzazione del Giudice che in quel momento procede. Di regola quindi non sussiste alcun divieto per il soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari di far accedere alla propria abitazione parenti o amici. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il Giudice correda la misura degli arresti domiciliari con il divieto di incontrare persone diverse dai soggetti che abitualmente convivano con l’arrestato.
Si tratta del cosiddetto “divieto di incontro”, che inibisce l’accesso al luogo di custodia da parte di soggetti diversi da coloro che abitualmente coabitino con l’arrestato.
Tale imposizione si collega alla necessità di evitare che l’arrestato possa avere contatti con il mondo esterno, in modo tale da poter scongiurare il pericolo che tenti di avvicinare o incontrare soggetti che potrebbero essere coinvolti nel futuro processo come testimoni, oppure comunichi con eventuali complici ai quali potrebbe impartire ordini o direttive per portare a compimento ulteriori fatti illeciti. Proprio come starebbe accadendo in questo caso specifico.
L’ennesima, plateale dimostrazione di forza da parte degli esponenti del clan attualmente egemone a Ponticelli, sbandierata sotto gli occhi dei cittadini che dal loro canto manifestano sempre più insofferenza nei riguardi della sopraffazione ostentata dagli esponenti della criminalità locale che seguitano a sbeffeggiare le leggi dello Stato in maniera tanto vistosa quanto irriverente.











