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Incendi parco De Simone Ponticelli: la strategia del clan per “mandare in fumo” i business dei rivali

Luciana Esposito di Luciana Esposito
17 Agosto, 2024
in Cronaca, In evidenza
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Un raid voluto per chiudere una piazza di droga dietro l’incendio al parco De Simone di Ponticelli
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Ennesimo incendio nel Parco De Simone di Ponticelli. Nel tardo pomeriggio di venerdì 16 agosto, i Vigili del fuoco sono intervenuti nell’area verde a ridosso del plesso di edilizia popolare di via Luigi Franciosa per le fiamme. Sul posto anche una volante della polizia di stato che ha presidiato la zona per diverse ore.

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Non appena le forze dell’ordine si sono allontanate, la squadriglia di ragazzini imparentati ai Casella – il clan radicato in quella zona – si è nuovamente recata nell’area verde per appiccare un nuovo incendio, ma sono stati allontanati da alcuni cittadini, stanchi di essere costretti a barricarsi in casa per non inalare l’aria resa irrespirabile dal fumo. Una costante che si è ripetuta con una certa frequenza nelle ultime settimane e il passo falso compiuto dai rampolli del clan Casella ieri sera, uscendo allo scoperto e rendendosi facilmente riconoscibili ai residenti in zona che li chiamavano per nome intimandogli di allontanarsi, chiude il cerchio e concorre a far luce sugli incendi che si sono verificati pressoché quotidianamente da circa due settimane.

Una serie di incendi dolosi che si sono avvicendati dopo un evento ben preciso: il raid dello scorso 31 luglio. Almeno tre gli ordigni esplosi intorno alle 15 e che hanno portato all’insorgenza di altrettanti incendi di discreta portata, in aree distinte del Parco De Simone. Un raid voluto per intimare ai reduci del clan Casella di cessare l’attività di spaccio di stupefacenti in quella sede.

Dopo l’arresto dei fratelli Casella e delle altre figure di spicco del clan, le redini degli affari illeciti sono passate nelle mani delle donne, prettamente dedite a far quadrare i conti, provvedere al mantenimento dei detenuti e alle spese legali, mentre i business illeciti, lo spaccio di stupefacenti in primis, è affidato ai rampolli del clan. Un gruppo di giovanissimi, figli, nipoti dei Casella, affiancati da amici e coetanei, la maggior parte dei quali ancora minorenni, affascinati e galvanizzati dall’idea di partire da zero per cercare di riportare in auge il clan operante nella zona di via Luigi Franciosa. In questo clima, negli ultimi mesi, il gruppetto di giovanissimi ha spadroneggiato con particolare insistenza proprio nel parco De Simone ridotto a quartier generale di una paranza di balordi che ha seminato il panico tra le famiglie che vivono nella zona, costrette a non frequentare una delle poche aree verdi a disposizione dei loro bambini per non imbattersi in ragazzini che sfoggiavano armi e che trascorrevano le loro giornate a importunare i passanti e a fumare spinelli. Una situazione diventata insostenibile negli ultimi tempi, specie al calar del sole, per effetto della compravendita di stupefacenti che incalzava fino a notte fonda, generando una fragoroso via vai di clienti, schiamazzi e urla che turbavano la quiete dei residenti in zona, sempre più insofferenti. Il business capeggiato dai rampolli dei Casella non ha indispettito soltanto le famiglie stanche di patire le angherie della camorra, ma anche i rivali del clan De Micco. Negli ultimi mesi, il clan attualmente egemone a Ponticelli ha avviato una nuova politica che ha abolito lo stipendio mensile per gli affiliati, pur consentendogli di beneficiare al netto dei guadagni derivanti dalle attività illecite gestite, non dovendo quindi corrispondere nessuna tangente al clan. Una condizione che ha prevedibilmente favorito l’incremento delle piazze di droga nel quartiere. In particolare, nella zona dello “stretto”, a viale Margherita e sul corso Ponticelli sono state introdotte nuove postazioni dedite alla vendita di stupefacenti, tutte controllate da giovani legati ai De Micco. L’unica piazza di droga presente nella zona e non controllata dal clan egemone era proprio quella gestita dai “Casella junior” nel Parco De Simone, almeno fino al 31 luglio. Dopo le bombe dalle quali sono scaturiti tre incendi di vasta portata, i rampolli del clan hanno cessato l’attività di spaccio nel Parco De Simone.

Tuttavia, a partire da quel momento, quasi tutte le sere, in concomitanza con l’orario in cui prende il via la vendita di stupefacenti nelle zone limitrofe controllate dai gregari dei De Micco, nel Parco De Simone sono stati appiccati degli incendi. Il più grave, quello avvenuto intorno alle 23 del 14 agosto, alla vigilia di Ferragosto, quindi a ridosso di una delle giornate di cartello in cui la richiesta di droga schizza alle stelle. Dopo una giornata di riposo nell’arco della quale non si sono verificati incendi, nel tardo pomeriggio del 16 agosto si è verificato l’ennesimo episodio che ancora una volta ha richiamato l’attenzione dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine.

La strategia che si cela dietro questi incendi seriali appare dunque chiara: richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine in quella zona per rompere le uova nel paniere ai pusher del clan rivale. Un atto di vendetta e ripicca che non si ripercuote solo sulle finanze del clan antagonista, ma anche sulla salute dei cittadini e che soprattutto concorre ad arrecare dei danni all’ambiente. Determinante la solerzia dei residenti in zona che avendo intuito le intenzioni del clan operante in zona, dopo il primo incendio andato in scena nel tardo pomeriggio di ieri, venerdì 16 agosto, hanno monitorato con attenzione la situazione, sicuri che i baby-piromani si sarebbero nuovamente recati sul posto per appiccare un altro incendio. E così è stato. Colti sul fatto, i ragazzini non hanno potuto fare altro che spegnere le fiamme e allontanarsi.

Dietro quella che vorrebbe essere fatta passare come una bravata, commissionando i raid ai ragazzini, in realtà, potrebbe celarsi la subdola strategia del clan Casella, finalizzata a “mandare in fumo” gli affari illeciti dei rivali.

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