Dopo il successo senza precedenti all’ombra del Vesuvio, diventando il primo artista capace di conquistare per tre sere consecutive lo stadio Maradona di Napoli, Emanuele Palumbo, in arte Geolier, è partito con il suo tour per trionfare anche in trasferta, lontano dalla sua città.
Sabato sera si è esibito sul palco di Fiera Milano Live, a Rho, dove il rapper partenopeo ha proposto dal vivo i brani del suo ultimo e terzo album, «Dio lo sa», uscito lo scorso 7 giugno, già disco di platino, e stabile alla prima posizione delle classifiche. Un’opera con ben 21 canzoni nella tracklist, che mischia rap crudo e stradaiolo con la canzone neomelodica, la trap, e l’urban contemporaneo, e impreziosito dalle collaborazioni con Sfera Ebbasta, Gué, Shiva, Lazza, Lele Blade, Luchè, Yung Snapp, Mv Killa, Ultimo e la star argentina Marcia Becerra.
C’è la volontà di rappresentare l’anima di Napoli, con un disco che non si discosta molto dal precedente «Il coraggio dei bambini», album di grande successo che lo ha trasformato in uno dei rapper più famosi d’Italia, portandolo ad un passo dalla vittoria al Festival di Sanremo, dove si è presentato con il brano «I p’ me, tu p’ te», superato all’ultima votazione da «La noia» di Angelina Mango. Continua così l’anno magico per il 24enne artista cresciuto a gare di freestyle nel Rione Gescal, al confine con Secondigliano, che è riuscito a portare il rap in dialetto napoletano alla ribalta nazionale.
Riguardo ai giudizi negativi sul genere che ha abbracciato ha risposto direttamente dal palco: «In questi mesi ho ricevuto un sacco di critiche, ma una cosa che voglio dire a tutte le persone che giustificano il male o l’odio con il rap, è di non togliere a noi artisti la possibilità di raccontare il nostro bene o il nostro male, o, inconsciamente, il bene e il male delle persone. Ma soprattutto, di non dare la colpa al rap se succedono cose brutte. Noi rapper, non abbiamo la possibilità di educare, ma di raccontare ciò che è successo nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, o per strada. A noi la musica ci ha salvati dalla strada».
Nei versi di Geolier ci sono infatti le radici, l’infanzia tra i vicoli, l’orgoglio di chi ce l’ha fatta. «Io sono cresciuto nei quartieri — ha affermato il rapper – e le amicizie non si scelgono, quindi un pensiero va anche ai nostri fratelli, nostri amici che ascoltano le cassette in carcere. Eravamo convinti, forse pure per i racconti, che la ricchezza fosse qualcosa che ti salvava la vita, invece penso che te la cambi semplicemente. I soldi, la ricchezza, la fama amplificano semplicemente la vera persona. Il tempo non cambia le persone, le rivela. Chi non usa il successo, chi non usa i soldi per fare del bene, semplicemente non se li merita».
In scaletta c’è tutto il suo repertorio che abbraccia classici e nuovi brani, da «Moncler» a «Si stat’ Tu», da «Money» a «So Fly», per arrivare ai recenti «Per sempre» e «Pibe d’oro», ispirato all’altro idolo incontrastato di Napoli. Anche a Milano il pubblico in tripudio ha acclamato il rapper intonando a squarciagola le sue hit.
“La prima volta stavano 70 persone, l’anno scorso abbiamo fatto l’Alcatraz e mo stammo ‘cca. Fatemi sentire a casa”, ha detto Geolier subito dopo il primo brano e il pubblico di Milano non ha deluso le sue aspettative.











