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Ponticelli, l’appello delle famiglie cacciate di forza dal Conocal da Costanzo: ‘ridateci i nostri ricordi’

Luciana Esposito di Luciana Esposito
9 Maggio, 2023
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: così la sorella del leader dei De Micco fu costretta a spacciare quando aveva 13 anni
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All’indomani dell’omicidio di Vincenzo Costanzo, 26enne ras del rione Conocal di Ponticelli, ucciso in un agguato di camorra nella notte tra giovedì 4 e venerdì 5 maggio, alla nostra redazione continuano a giungere segnalazioni e testimonianze da parte delle tante persone che hanno subito violenze, soprusi, minacce e vessazioni dal defunto nipote del boss Antonio D’Amico.

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Un trend che aveva preso il via già da diverse settimane e proprio grazie alle testimonianze di coloro che vivono a contatto diretto con le dinamiche camorristiche che si avvicendano nel Conocal, storica roccaforte del clan D’Amico, la nostra redazione aveva annunciato l’imminente omicidio di Costanzo.

La maggior parte delle segnalazioni riguardano ancora e sempre l’occupazione coatta degli alloggi che ha portato dozzine di famiglie estranee alle dinamiche camorristiche a lasciare il rione, senza avere la possibilità di pianificare un trasloco. Mobili, elettrodomestici, indumenti, effetti personali: persone spogliate e private di tutto, non solo di una casa.

Anziani, molti dei quali malati, famiglie con bambini, uomini e donne avvezzi a spaccarsi la schiena per racimolare i soldi necessari per condurre un’esistenza umile e modesta, ma dignitosa, costretti dalle logiche imposte dall’organizzazione capeggiata da Costanzo a finire per strada, dalla sera alla mattina, senza un piano b.

Tutti partono dallo stesso principio: “se avessimo avuto i soldi necessari per pagare un affitto saremmo andati via volontariamente da quell’inferno”.

I più fortunati hanno potuto contare sul supporto di parenti, residenti nel quartiere o nei comuni limitrofi che li hanno ospitati, altri invece hanno preferito spendere i pochi soldi di cui disponevano per andare via da Napoli e lasciarsi alle spalle quella brutta storia per ripartire da zero, anche perchè terrorizzati all’idea che Costanzo e i suoi scagnozzi potessero nuovamente tornare a bussare alle loro porte per avanzare altre pretese.

Altri si sono arrangiati a dormire in auto per qualche tempo, fino a quando non hanno trovato “un buco” in cui sistemarsi. Qualcuno racconta di essersi rivolto agli altri clan operanti sul territorio chiedendo l’assegnazione di un alloggio in un altro rione di Ponticelli, ma per ottenere una casa attraverso quel canale avrebbero dovuto sborsare somme di denaro che variano dai 10mila ai 20mila euro, mentre se erano a caccia di un appartamento già ammobiliato avrebbero dovuto elargire una cifra più elevata.

Tutti, fin da subito, hanno puntato il dito contro Vincenzo Costanzo quando era ancora in vita e precisano che la decisione di non denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine è scaturita soprattutto dal timore che nutrivano nei confronti del 26enne ras, da sempre avvezzo ad esercitare azioni violente e irrispettose nei riguardi della gente comune, quella che non è mai stata invischiata in vicende camorristiche e per questo non meritevole di considerazione e rispetto, in quanto incapaci di farsi valere abbracciando le cattive maniere, incapaci di replicare alla violenza anche quando subivano vessazioni, minacce, umiliazioni. Forte dell’appoggio del padre e degli altri parenti, ma soprattutto dei giovani confluiti nel Conocal nel passato più recente, Costanzo ha spadroneggiato in quel rione, infliggendo alla brava gente le torture più atroci.

Particolarmente toccante la testimonianza di una giovane donna, cacciata dalla casa in cui viveva nel Conocal insieme a suo padre: “non era una casa sfarzosa, ma era la mia casa, anche se i mobili erano fatiscenti e le pareti erano ammuffite. Era la casa in cui è morta mia madre, dove ha cresciuto me e i miei fratelli e dove abbiamo trascorso momenti belli e momenti tristi. Quando ho capito che non avrei potuto recuperare i suoi vestiti, le sue cose che custodivo gelosamente come delle reliquie, mi sono sentita come se fosse morta per la seconda volta. Quello che mi fa più male è che sicuramente quegli oggetti che per me hanno un valore inestimabile sono stati buttati via da quella gente senza valori che non sa cosa vuol dire rinunciare a una serata in pizzeria per risparmiare soldi per portare avanti una casa. Può sembrare stupido, ma io non riesco a rassegnarmi, il mio unico sogno da quando Costanzo e i suoi amici mi hanno tolto la casa è di ritrovare i ricordi di mia madre, soprattutto gli album di foto. Erano le uniche immagini che avevo di lei felice insieme a noi quando eravamo piccoli, non le avevo salvate sul cellulare, perchè ho dato per scontato che nessuno mi avrebbe mai portato via quegli album. Ho anche chiesto ad alcune persone che vivono ancora nel rione di monitorare i cassonetti in modo da poter recuperare le mie cose, ma malgrado sia trascorso già diverso tempo, non c’è traccia di quello che resta di mia madre. Devo anche mettere in conto che i rom che abitualmente frugano tra i cassonetti possono aver fatto prima degli altri o che si siano disfatti della “spazzatura” presente in casa mia gettandola altrove. L’idea che persone estranee abbiano toccato le sue cose, mi fa stare troppo male, soprattutto perchè non ho potuto fare niente per impedirlo. Non esiste un dolore più brutto da provare di questo.”

Le famiglie allontanate dal rione Conocal di Ponticelli lanciano un appello:

Permetteteci di recuperare le nostre cose. Se i nostri vestiti, i nostri ricordi, sono ancora nelle case che ci avete tolto, fate in modo che possiamo riaverle. Se volete, il modo lo trovate. Così come invitiamo i cittadini che notano oggetti simili a quelli descritti in questo articolo a contattare le forze dell’ordine. Non chiediamo che ci vengano restituiti quei pochi oggetti in oro che erano presenti in casa, ma solo i vestiti e gli oggetti presenti nei cassetti, i documenti e le cartelle cliniche che per voi sono solo cartacce, ma per noi sono importanti.

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