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Napoli, raid Maschio Angioino e Palazzo Reale: trovata “la firma” dei vandali

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
27 Febbraio, 2023
in Cronaca
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Napoli, raid Maschio Angioino e Palazzo Reale: trovata “la firma” dei vandali
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Gli autori degli incendi avvenuti in una Torre del Maschio Angioino e del raid a Palazzo Reale, avrebbero lasciato anche una firma.

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Due scritte – “Lupin Angioino” e “Maschio Angioino” – su un foglio di carta sono state trovate dalla Digos e dalla Polizia Scientifica nell’ufficio di Palazzo Reale messo a soqquadro, nel corso delle indagini coordinate dall’ufficio inquirente partenopeo retto dalla facente funzioni di procuratore Rosa Volpe.

La “firma” degli autori degli incendi e degli atti vandalici a Palazzo Reale è stata trovata in un ufficio dello storico Palazzo che si affaccia su piazza del Plebiscito, messo a soqquadro da ignoti: la scritta “Lupin Angioino” è stata apposta con uno smalto per unghie di colore rosso trovato in un cassetto. La scritta “Maschio Angioino” è stata realizzata con un evidenziatore giallo.
    I due incendi che hanno riguardato il castello simbolo di Napoli sono stati appiccati in un deposito della Torre dell’Oro e l’altro all’esterno del monumento, in un cassonetto di rifiuti.
    Eventi che sembrerebbero legati agli atti vandalici scoperti in un ufficio del Palazzo Reale. Sulla base dei riscontri finora emersi, però, sembrerebbe indebolirsi il movente anarchico a vantaggio del gesto teppistico.
    Non si esclude che alla base delle azioni possano esserci beghe locali, forse la reazione di qualcuno che è stato licenziato o che non è stato assunto.
    Al vaglio l’ipotesi ritorsione da parte di qualcuno al quale potrebbe essere stato negato un permesso o un’autorizzazione, visto che l’ufficio di Palazzo Reale vandalizzato è adiacente a quelli della Sovrintendenza.
    Nell’ufficio di Palazzo Reale sono stati scaraventati a terra un computer e alcuni faldoni. L’incendio nella Torre dell’Oro del Maschio Angioino ha invece riguardato vecchie ordinanze comunali destinate al macero.
    Va sottolineato che gli autori dei gesti sarebbero entrati nella Torre dell’Oro attraverso un portone lasciato aperto.
    Praticamente inesistente la videosorveglianza: la Digos sta passando al setaccio il pochissimo materiale acquisito, registrato con dei vecchi sistemi di monitoraggio analogici.

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