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Il Rione De Gasperi di Ponticelli sempre più bomba sociale: diritti negati agli aventi diritto

Luciana Esposito di Luciana Esposito
2 Febbraio, 2023
in In evidenza, News
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Il Rione De Gasperi di Ponticelli sempre più bomba sociale: diritti negati agli aventi diritto
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656 alloggi, di cui 220 sgomberati in seguito al primo piano di assegnazione, ma già tutti occupati abusivamente, per espresso volere della camorra: questi i numeri che sintetizzano la situazione in cui attualmente sono costrette a vivere le circa duemila persone residenti nel Rione De Gasperi di Ponticelli, il plesso di edilizia popolare più datato dell’intera città di Napoli.

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Costruito negli anni ’50 con i fondi del Piano Marshall per fornire un alloggio temporaneo ai reduci del secondo dopoguerra, negli anni ’80 il rione De Gasperi è poi diventato il fortino inespugnabile del clan Sarno. Il simbolo della forza egemone di un clan che per trent’anni ha troneggiato su Ponticelli. Quello che resta oggi dei 28 isolati che eroicamente sopravvivono da circa 70 anni è il degrado che dilaga in ogni singolo edificio e che fagocita la realtà circostante.

Lo scempio del rione De Gasperi non è esclusivo merito della camorra che oggi fa sentire la sua presenza gestendo il business della droga, ma soprattutto la compravendita delle case. Una realtà fantasma di cui le istituzioni si disinteressano, così come sottolineato dalla totale assenza anche di interventi di manutenzione ordinaria.

Espurgo delle fogne, diserbo, raccolta dei rifiuti: neanche a questo hanno diritto gli abitanti del rione De Gasperi. Senza tralasciare gli enormi disagi che scaturiscono dai perenni segni di cedimento manifestati dall’impianto idrico e fognario che concorrono ad alimentare il fiume che scorre nelle viscere del rione e che costituisce un pericolo che mina concretamente la stabilità del manto stradale e degli edifici stessi.

Un rione principalmente costruito con l’amianto: le tubature, le coperture dei solai. L’amianto è ovunque. Tant’è vero che quando scoppiò “il caso amianto” il Comune di Napoli inviò una comunicazione in cui, in sostanza, segnalava la criticità agli abitanti del rione, pur non facendo riferimento alla possibilità di sfollare la zona per garantirgli un alloggio più salubre. Non di rado, i tecnici che intervengono per riparare danni alle tubature dell’impianto idrico e fognario, si vedono impossibilitati a lavorare per evitare il contatto con una sostanza notoriamente cancerogena. In questo clima, nella maggior parte dei casi, i vigili del fuoco si limitano ad intervenire per mettere in sicurezza gli edifici o le singole abitazioni, soprattutto in seguito alla caduta di calcinacci e nei casi di maggiore pericolo, viene dichiarato lo stato di inagibilità di ballatoi o di porzioni degli edifici. Indicativo è il caso di un appartamento in cui fu inibito l’accesso al bagno perchè inagibile.

Seppure il piano di riurbanizzazione del rione De Gasperi, che prevedeva lo sfollamento e l’abbattimento degli edifici, sia partito contestualmente al progetto Vele di Scampia, a Napoli est l’epilogo riscontrato è ben diverso.

Un progetto nato nel segno di una cattiva stella, complice l’assegnazione a “macchia di leopardo”, scaturita dalla decisione tuttora incomprensibile di sfollare gli edifici in cui si rilevava la maggiore presenza di non aventi diritto ad una casa popolare. Una premessa che ha inevitabilmente compromesso il buon esito del progetto. In primis perchè le famiglie rimaste negli edifici destinati ad essere abbattuti dovevano essere spostate in altri appartamenti del rione, così come previsto dal cosiddetto piano di mobilità interna, in modo da garantirgli i due anni di permanenza utili a maturare i requisiti necessari per ambire ad un alloggio Iacp. Così era previsto, sulla carta, ma questo non è mai avvenuto, nella realtà dei fatti.

Così come era previsto che il comune di Napoli si impegnasse a svolgere interventi di manutenzione e restauro per un importo pari a 5mila euro per ciascun appartamento non rientrante nel piano di abbattimento per conferire agli abitanti del rione maggiore decoro e vivibilità, ma anche questo non è mai avvenuto.

“Le case murate”, le abitazioni così denominate perchè tumulate per impedirne l’occupazione coatta, altro non hanno fatto che garantire una massiccia e perenne fonte di guadagno ai clan locali. Malgrado le plurime segnalazioni pervenute agli uffici di competenza, la camorra ha continuato a consentire l’occupazione forzata degli alloggi tumulati in cambio di denaro. Uno scempio che si è consumato nel totale silenzio assenso delle istituzioni e che inevitabilmente ha compromesso l’intero progetto, soprattutto perchè ai non aventi diritto ai quali l’amministrazione doveva trovare una collocazione, si sono aggiunti altri 220 nuclei familiari che nel frattempo hanno occupato gli alloggi tumulati.

Accade nel 2023 a Ponticelli: il quartiere più a Sud d’Europa. 

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