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Ponticelli: ecco come veniva gestito il business dei matrimoni fittizi dalle “Pazzignane”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
27 Dicembre, 2022
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: ecco come veniva gestito il business dei matrimoni fittizi dalle “Pazzignane”
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Le “Pazzignane” Luisa De Stefano, Vincenza Maione e Gabriella Onesto, negli anni in cui il clan da loro capeggiato tornò a ricoprire un ruolo cruciale nell’ambito dello scacchiere camorristico dell’ala orientale di Napoli, non si limitarono a dedicarsi ai “tradizionali” business illeciti, ma diedero man forte al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina organizzando matrimoni fittizi tra donne italiane e uomini extracomunitari desiderosi di regolarizzare la loro posizione in Italia.

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Un business assai prolifero che vedeva gli extracomunitari, principalmente provenienti dal Nord Africa, costretti a versare ingenti somme di denaro nelle casse del clan prima per la stipulazione dell’atto di matrimonio e poi per poter conservare i benefici acquisiti. Un sistema collaudato che beneficiava di una fitta rete di intermediari che si occupavano di adescare gli extracomunitari interessati ad ottenere la cittadinanza italiana, ma anche le donne italiane disposte a contrarre un finto matrimonio, riservandosi di far leva sulle difficoltà economiche delle stesse.

Oltre alle intercettazioni che hanno ricostruito in maniera inequivocabile e meticolosa il modus operandi del clan, anche le dichiarazioni rese dal collaboratore Tommaso Schisa, figlio della “pazzignana” Luisa De Stefano, si sono rivelate determinanti: “Da anni, io ero ancora piccolo, la mia famiglia si occupa anche di tale attività illecita. Tutto è iniziato con mia zia Maria Piscopo alias Maria ‘a nera deceduta, la quale, già agli inizi degli anni 2000 si occupava di questo business. La cosa funziona così: l’extracomunitario che vuole la residenza in Italia versa versa al clan una quota di denaro per poter sposare un un italiano, il quale percepisce una piccola parte della somma versata per acconsentire al matrimonio. In seguito, accade anche che il clan impone all’extracomunitario un’estorsione, nel senso che il coniuge italiano minaccia di chiedere il divorzio nell’ipotesi in cui lo straniero non versi altre somme con cadenza mensile.”

Schisa rivela che anche due delle donne a capo del business illecito, Gabriella Onesto e Vincenza Maione, avevano a loro volta contratto un matrimonio fittizio con due extracomunitari.

“Con Gabriella Onesto collabora un tunisino che si occupa di reperire i soggetti extracomunitari da far sposare con gli italiani. – aggiunge ancora Schisa – Voglio precisare che la Renault Clio di colore grigio, nelle disponibilità di Vincenza Maione, ed utilizzata anche da altri soggetti dell’organizzazione per compiere reati, fu acquistata proprio da questo tunisino, anche se non so se fosse intestata a lui.” Si tratta di Mohamed Faiz con precedenti penali per ricettazione, uso di documenti falsi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il racconto di Schisa prosegue e si arricchisce di dettagli: “Prima che fossi arrestato nel settembre del 2016, mia moglie Elisabetta Esposito e Gabriella Onesto hanno organizzato il matrimonio tra la mamma di Ciro Esposito alias ‘o Pelè, vedova, e un extracomunitario che versò all’organizzazione la somma di cinquemila euro, di cui mille versati alla sposa. So che successivamente Gabriella Onesto, all’insaputa della mamma di Ciro, ha estorto all’extracomunitario altre somme di denaro per non intraprendere le procedure di divorzio.”

“Dei documenti necessari per i matrimoni citati – aggiunge ancora Schisa – se ne è sempre occupata Gabriella Onesto. So che ha conoscenze nell’amministrazione comunale, in particolare nella sede della municipalità di Ponticelli, sita in viale Margherita, ma non so indicare i nomi dei soggetti che l’agevolano in tale attività.” Le intercettazioni confermano che la Onesto beneficiasse di funzionari comunali compiacenti ai quali la donna di rivolgeva per velocizzare le pratiche, unitamente ad una discreta conoscenza delle normative regolanti le unioni tra cittadini italiani ed extracomunitari, al punto da sapere perfettamente come adoperarsi per raggirare gli ostacoli che si presentavano durante l’istruttoria delle pratiche.

Dalle intercettazioni telefoniche, avviate nel 2016, trapela il ruolo ricoperto da Michele Minichini che in passato ebbe una relazione con Gabriella Onesto. Quest’ultima lo interpellava, chiedendo un suo intervento risolutivo, quando sorgevano particolari problematiche come, ad esempio, delle liti tra i finti coniugi, al fine di sventare il pericolo che il business illecito venisse smascherato.

“Questi neri non si vogliono mettere in testa che devono fare quello che diciamo noi“: esclamò Michele Minichini, durante una conversazione in casa di Luisa De Stefano, in merito proprio ai matrimoni fittizi.

A chiarire quanto fosse redditizio il business concorre un dettaglio rivelato proprio da Michele Minichini, ignaro di essere intercettato, il quale afferma che per il solo mese di settembre del 2016 Gabriella Onesto aveva organizzato dieci matrimoni.

Dai controlli effettuati dalle forze dell’ordine è effettivamente emerso che Gabriella Onesto aveva contratto matrimonio con un uomo di origini marocchine con il quale, di fatto, non ha mai condiviso lo stesso tetto. Prima di legarsi sentimentalmente a Michele Minichini, Gabriella Onesto era sposata con un uomo che dopo il divorzio si è sposato con una marocchina. Appena tre mesi prima la donna fu denunciata in quanto clandestina. A fare da testimoni alle seconde nozze dell’ex marito, la stessa Gabriella Onesto e sua sorella. Ciononostante, la pratica di regolarizzazione della sposa fu rigettata e fu dichiarato lo scioglimento del matrimonio.

Presso il comune di Ponticelli, invece, “la pazzignana” Vincenza Maione si sposò con un algerino il quale, il giorno successivo al matrimonio, manifestò l’intenzione di partire per il Belgio, suscitando la preoccupazione della sua sposa che temeva controlli alla frontiera, ma anche presso la sua abitazione da parte delle forze dell’ordine intenzionate a verificare la veridicità del matrimonio. Conversazioni che la Maione non intrattiene direttamente con il marito, ma con una donna a sua volta sposata con un amico e connazionale del fresco sposo. Dialoghi nei quali la Maione si rifiuta categoricamente di ospitare per una notte l’uomo sposato poche ore prima per sventare il pericolo di un eventuale controllo da parte delle forze dell’ordine. Vincenza Maione aveva percepito dal suo sposo “una dote” di tremila euro che aveva utilizzato per acquistare una Renault Clio.

La richiesta di rilascio di permesso di soggiorno per coesione familiare avanzata dallo sposo di Vincenza Maione fu rigettata dalla Questura di Napoli poichè manifestatamente infondata, in quanto non è stato riscontrato il rapporto di convivenza presso il domicilio dichiarato. Ancor più indicativo è il fatto che in seguito all’arresto della Maione suo marito non si sia mai recato in carcere per sostenere un colloquio.

Dalle indagini emerge un dato significativo: gran parte delle donne, parenti, amiche o conoscenti di Gabriella Onesto, risultano aver contratto matrimonio con un extracomunitario.

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