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Ponticelli: la “camorra emergente” impone estorsioni ai commercianti del vesuviano, 5 arresti

Luciana Esposito di Luciana Esposito
26 Aprile, 2018
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: la “camorra emergente” impone estorsioni ai commercianti del vesuviano, 5 arresti

Foto di repertorio

Share on FacebookShare on Twitter

carabinieriarresto-600x400Nel corso dell’estate 2017, il sodalizio camorristico sorto a Ponticelli grazie ad una serie di alleanze strategiche tra diversi “superstiti” del clan Sarno ed altre organizzazioni criminali rimaneggiate da omicidi ed arresti, non solo del quartiere che all’epoca era sotto il dominio dei De Micco, ma anche di Barra e San Giovanni a Teduccio, iniziò a palesare la sua presenza mettendo in piedi un giro di estorsioni ai danni di commercianti ed imprenditori di Sant’Anastasia. Per questa ragione, lo scorso settembre, sono scattate le manette per quattro pregiudicati: Massimiliano Baldassarre detto “a serpe”, 41enne napoletano già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, Francesco Sebeto, soprannominato “zainetto”, anche lui napoletano di 41 anni, Fiorentino Eduardo Mammoliti, detto “fiore” 24 anni, napoletano, e Antonio Sbrescia detto “a cattiveria”, 26enne di Pollena Trocchia. Il gruppo criminale stava tentando di imporsi per il controllo del malaffare, nella cittadina di Sant’Anastasia, determinante ai fini del buon esito dell’operazione, la denuncia di un imprenditore vessato dalle richieste estorsive.

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La vittima ha infatti collaborato con le forze di polizia, riferendo quanto stesse accadendo nel comune anastasiano.
Durante le indagini avviate in seguito alla denuncia dell’imprenditore sono emersi altri elementi che hanno chiarito il modus operandi della banda che sottoponeva a minacce costanti i commercianti e gli imprenditori finiti nel loro mirino, attuando una vera e propria strategia intimidatoria che prevedeva inseguimenti lungo le strade cittadine, senza tralasciare i colpi d’arma da fuoco esplosi contro l’auto dell’imprenditore che ha raccontato agli agenti quanto stesse accadendo. Un raid intimidatorio consumato a suon di proiettili voluto per “punire” quell’atto di ribellione al ricatto estorsivo che gli veniva imposto.

In seguito all’arresto di 23 elementi di spicco del clan De Micco, nel novembre del 2017, “la camorra emergente” ha subito preso il sopravvento su Ponticelli, dando il via ad una serie di “stese” ed altre azioni mirate volte a sancire la definitiva uscita di scena del clan dei “Bodo”. Se fino a quel momento aveva “subito in silenzio” l’egemonia dei De Micco nel quartiere, pagando degli sgarri con la vita, come dimostrò l’agguato di Salvatore Solla, che maturò proprio in seguito al diniego di uno egli elementi di spicco del clan del Lotto O di pagare il pizzo sulla piazza di droga ai “Bodo”.

Lo scorso 30 dicembre, un piccolo imprenditore di Cercola, sotto minaccia di alcuni affiliati al clan del 45enne Roberto D’Ambrosio, ritenuto proprio un elemento di spicco del clan camorristico dei De Luca-Bossa-Minichini, fu costretto a seguirli in un centro scommesse di Pollena Trocchia.

Prima avvisato e poi dopo un’ora costretto a seguire un uomo e una donna che lo condussero dinanzi a D’Ambrosio che facendo leva sulla sua comprovata appartenenza alla cosca di Ponticelli, imponeva all’imprenditore il pagamento di 500 euro subito dopo l’incontro e “una tassa” di 200 euro al mese.

I movimenti del D’Ambrosio e dei suoi gregari all’interno del centro scommesse non sono passati inosservati ai carabinieri di Cercola che sono giunti a ricostruire l’intera vicenda, avvalorata dall’ammissione della vittima.

Per questa ragione hanno sottoposto a fermo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, Roberto D’Ambrosio, 45enne sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e quattro dei suoi complici, tre già noti alle forze dell’ ordine e uno incensurato, tutti ritenuti vicini al clan De Luca Bossa-Minichini: Luca Concilio, 34enne libero vigilato e Bruno Solla, 54enne detto “tatabill'” fratello di Salvatore Solla, Eduardo Mammoliti Fiorentino, 25enne di Ponticelli e Gerardo Russo Ferdinando, 20enne di Cercola, l’unico incensurato; tutti trasferiti al carcere di Secondigliano. Coinvolta nella vicenda anche una donna, Arca Baldassarre, 44enne di Massa di Somma che all’epoca dei fatti si era resa irreperibile.

Inoltre, lo scorso settembre, pochi giorni dopo l’arresto dei primi 4 elementi di spicco del nuovo clan emergente tra Cercola e Ponticelli, Bruno Solla detto “Tatabill'” fu vittima di una violenta aggressione, proprio nei pressi della sua abitazione nel Lotto O di Ponticelli, quartier generale del clan De Luca Bossa, del quale “Tatabill'” e suo fratello Salvatore erano stimati essere due fedelissimi gregari. Una vicenda che, in prima battuta, fece temere per l’incolumità del Solla, in quanto gli inquirenti furono subito indotti a ricondurre al contesto malavitoso quel brutale pestaggio.

L’episodio ha avuto luogo nel tardo pomeriggio del 26 settembre, intorno alle ore 19.30. La stessa vittima ha fornito agli inquirenti la sua versione dei fatti: sotto casa, in via Cleopatra, ha trovato tre persone ad attenderlo, tutte con il volto coperto. Da lì è scaturita l’aggressione con spranghe, terminata con l’accoltellamento. Tuttavia, Solla è arrivato al vicino ospedale “Villa Betania” solo alle 22 con mezzi propri. Solla ha riferito di essere stato accerchiato e picchiato da tre sconosciuti armati di spranghe e coltello, ma di non aver mai subito minacce. I medici riscontrarono un politrauma e una ferita d’arma da taglio al ginocchio destro.
In realtà, si ipotizza che quel fatto di sangue, maturò in circostanze del tutto estranee alle dinamiche della malavita, ma in un contesto familiare: i figli di “Tatabill'”, stanchi delle reiterate violenze che si consumavano tra le mura domestiche, soprattutto ai danni della madre, potrebbero aver deciso di “entrare in azione” per dare una lezione a quel padre irascibile e violento.
Nell’ottobre del 2015, Bruno Solla è uscito dal carcere dopo aver scontato una pena di trent’anni, proprio nel momento storico in cui la cosca del Lotto O stava reclutando forze e manovalanza per rimettere in piedi il clan fondato da Tonino ‘o sicco, in seguito alla scissione dai Sarno.

I continui arresti da parte di polizia e carabinieri, altro non fanno che confermare la forte presenza sul territorio vesuviano del clan che ha incorpato le carcasse di diverse organizzazioni in declino della periferia orientale di Napoli.

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