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Calcio a 5: Lollo Caffè Napoli in semifinale di Final Eight

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
8 Settembre, 2018
in News, Sport
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Calcio a 5: Lollo Caffè Napoli in semifinale di Final Eight
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a4cf37a4-f701-45bf-b08a-ef9621e57087Il Lollo Caffè Napoli arriva in semifinale di Final Eight battendo il Pescara 5-2. Una prestazione straordinaria per gli uomini di Tiago Polido che pur soffrendo, hanno dato vita ad una gara entusiasmante fino alla fine. Partita combattuta fin dalle prime battute. Lollo Caffè pericoloso con Patias che al 6’10” colpisce di testa la traversa. Risponde subito il Pescara con Borruto che tira di poco alto. Gli azzurri però passano in vantaggio con Ferreira al 6’59”, grazie all’ottimo scambio con Suazo. Borruto è il più pericoloso degli abruzzesi e ci vuole il solito Espindola a metterci una pezza, ma non può nulla al minuto 11’17” quando Borruto firma l’1-1. Al 13’35” Peric riporta in vantaggio il Napoli. Il 2-2 è però dietro l’angolo e lo realizza Salas al 16’02”. A venti secondi dalla fine Peric fa il 3-2. Nella ripresa subito occasione per il Napoli con Andrè Ferreira che trova sfortunatamente il palo. Borruto dall’altra parte è incontenibile. Ma è ancora Andrè a non trovare la porta. il suo tiro è di poco al lato. Fasi convulse di gioco, dove il Lollo Caffè Napoli subisce il gioco avversario. De Luca prova a fare una magia in rovesciata ma la palla è troppo alta. Duarte regala una punizione dal limite, commettendo il quinto fallo. Cuzzolino trova la respinta di Espindola. La partita diventa nervosa con l’espulsione di Salas dalla panchina. Il Lollo in ben tre occasioni non trova il gol del 4-2 con Patias. Suazo fa il sesto fallo. Tiro libero per il Pescara: Cuzzolino tira, Espindola salva tutto. A 4 minuti dalla fine, Patriarca inserisce il portiere di movimento (Ercolessi). Il Napoli tiene il possesso palla e prova a far passare secondi preziosi. Espindola fa il fenomeno e in appena 40 secondi con due rilanci realizza la doppietta del definitivo 5-2. Prossima gara sabato 25 marzo ore 20,30 contro la vincente tra Acqua e Sapone e Italservice Pesaro.

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A fine gara, il protagonista Carlos Espindola, autore di una doppietta ha dichiarato: “Abbiamo avuto grande coraggio e non ci siamo persi d’animo anche nelle fasi più difficili. E’ stata una gara combattuta e siamo felici per il risultato”.

Felice anche capitan Massimo De Luca che evidenzia: “Loro avevano in campo quattro campioni del mondo ma non ci siamo lasciati intimidire. E’ stata una gara molto emozionante“.

LOLLO CAFFE’ NAPOLI- PESCARA     5-2    (3-2)

Lollo Caffè Napoli: Espindola, Peric, Ghiotti, De Luca, Duarte, Patias, Suazo, Varriale, De Lima, Ferreira, Avolio, Vallarelli All. Tiago Polido

Pescara: Pietrangelo, Ercolessi, Wilhelm, Caputo, Salas, Rescia, Borruto, Cuzzolino, Mudronja, Sanchez, Raimondi, D’Onofrio All. Mario Patriarca

Arbitri: Rocco Morabito (Vercelli), Lorenzo Cursi (Jesi), Stefano Parrella (Cesena) Crono: Chiara Perona (Biella)

Reti: p.t Ferreira 6’59” (N), Borruto 11’17” (P), Peric 13’35” (N), Salas 16’02″(P) s.t. 19’20” Espindola (N), 19’58” Espindola (N)

Ammonizioni: Ghiotti (N), Wilhelm (P), Suazo (N), Duarte (N)

Espulsi: Salas (P)

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«Diego è stato assassinato a sangue freddo». È l'accusa pronunciata dall'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, nell'arringa conclusiva delle parti civili al processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires. Il legale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale dell'ex fuoriclasse argentino, accusato insieme ad altri professionisti sanitari di responsabilità nella gestione delle sue condizioni di salute durante il ricovero domiciliare che precedette la morte, avvenuta il 25 novembre 2020. L'intervento di Burlando, durato oltre tre ore, ha segnato una delle fasi più intense della conclusione delle arringhe delle parti civili. L'avvocato ha sostenuto che le prove emerse nel dibattimento confermerebbero la tesi secondo cui la morte del campione avrebbe potuto essere evitata. Si tratta della posizione accusatoria della parte civile: le responsabilità penali degli imputati devono essere accertate dal tribunale.  Le richieste di condanna: nel mirino l'intero staff sanitario Nel corso dell'arringa, l'avvocato Fernando Burlando ha chiesto 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assistenza sanitaria domiciliare. Per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di 10 anni, mentre per lo psicologo Carlos Díaz il legale ha invocato una pena di cinque anni. Infine, ha chiesto quattro anni di reclusione ciascuno per l'infermiere Ricardo Almirón e per Mariano Perroni, responsabile degli infermieri. Le contestazioni comprendono, secondo le posizioni accusatorie, l'omicidio semplice con dolo eventuale per alcuni imputati e l'omicidio colposo per altri. Per il medico clinico Pedro Di Spagna, invece, Burlando ha chiesto l'assoluzione, in linea con la posizione già espressa dalla pubblica accusa.  Le richieste formulate dalla parte civile non sono condanne già pronunciate: spetterà ai giudici valutare le prove e accertare le eventuali responsabilità penali dei singoli imputati. La distinzione giuridica è importante. Il dolo eventuale presuppone, in termini generali, che una persona si rappresenti la possibilità che la propria condotta provochi un evento mortale e ne accetti il rischio. La colpa, invece, riguarda una condotta negligente, imprudente o imperita, senza quella forma di accettazione del rischio. Le pene richieste da Burlando sono quelle invocate dalla parte civile e non costituiscono condanne già pronunciate. Anche la qualificazione giuridica dei fatti resta sottoposta alla valutazione dei giudici. «Il suo corpo chiedeva aiuto»: le accuse sulle cure domiciliari Al centro della requisitoria c'è la gestione delle condizioni cliniche di Maradona nelle settimane precedenti la morte. Il campione era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e, successivamente, era stato trasferito in un'abitazione privata per proseguire la convalescenza. Secondo la ricostruzione sostenuta dall'accusa e dalle parti civili, durante l'assistenza domiciliare sarebbero stati trascurati segnali e sintomi che avrebbero richiesto un controllo medico più rigoroso e, potenzialmente, un nuovo ricovero ospedaliero. Burlando ha attaccato duramente le condizioni dell'abitazione nella quale Maradona trascorse gli ultimi giorni, sostenendo che fosse inadeguata a garantire un'assistenza proporzionata alla fragilità del paziente. «Il corpo di Diego chiedeva aiuto, ma l'indifferenza è stata brutale», ha dichiarato il legale. Ha inoltre sostenuto che Maradona fosse arrivato vivo in quella casa e che i professionisti incaricati di seguirlo avessero ignorato segnali clinici che avrebbero dovuto destare preoccupazione.  La tesi delle parti civili è che non si sia trattato soltanto di una successione di errori nell'assistenza, ma di condotte e omissioni che avrebbero contribuito alla morte dell'ex calciatore. Sarà il tribunale a stabilire se le prove raccolte consentano di attribuire ai singoli imputati le responsabilità contestate. 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Fabio Perrucci, il carabiniere che ha salvato tre donne nel nubifragio di Foggia: un anno fa aveva soccorso un anziano tra le fiamme

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di Redazione Napolitan
15 Ottobre, 2026
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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