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Cisterna di Latina: spara alla moglie e uccide le figlie, poi si suicida. Gravi le condizioni della donna

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
28 Febbraio, 2018
in In evidenza, News
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Cisterna di Latina: spara alla moglie e uccide le figlie, poi si suicida. Gravi le condizioni della donna
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28279960_10155654021049011_3594004736215413462_nAntonietta Gargiulo e Luigi Capasso erano sposati dal 2001 ed avevano due figlie, Alessia di 13 anni e Martina di 8 anni. Due bambine che proprio il padre, oggi, ha ucciso, dopo aver sparato alla madre, per poi togliersi la vita.

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La situazione tra i due coniugi era cambiata profondamente ed era precipitata l’estate scorsa. Antonietta e Luigi si stavano separando ed è così che è iniziato l’incubo della donna. Luigi aveva iniziato a stalkerizzare Antonietta, era geloso e non riusciva ad accettare la fine del loro matrimonio. La donna era stata ascoltata dal commissariato di Cisterna di Latina dopo un esposto che anche il marito aveva presentato contro di lei. Aveva raccontato di un rapporto, con liti anche davanti alle figlie. Aveva detto di «avere paura e di non volerlo incontrare». Il 29 marzo prossimo si sarebbe tenuta la prima udienza per la separazione giudiziale. Era sempre stata attenta, aveva usato ogni precauzione, ma non è bastato.

Sarà proprio per i traumi derivanti da quei litigi avvenuti in presenza che le bambine avevano paura del padre: a riferirlo all’Adnkronos è l’avvocato Maria Belli, legale di Antonia Gargiulo, che ha incontrato le bambine qualche tempo.

Ha aspettato la moglie sotto casa e alle 5.30, appena l’ha vista, le ha sparato contro 3 colpi riducendola in fin di vita. Poi ha preso le chiavi dell’appartamento dalla borsa della donna e ha ucciso le due figlie, nei loro letti mentre dormivano.

Dopo nove ore di trattativa, barricato in casa con i cadaveri delle figlie, Luigi Capasso, 43 anni, carabiniere in servizio, si è ucciso con un colpo di pistola. La stessa pistola, quella d’ordinanza, usata contro le figlie, Martina e Alessia, e la moglie, Antonietta Gargiulo, 39 anni, che ora è gravissima in ospedale.

Elena Romanazzi - capassoUna separazione burrascosa quella di Luigi e Antonietta tra esposti, persino aggressioni e schiaffi da parte di lui. «Era geloso», dicono i vicini che ora piangono le due sorelle e la donna conosciuta e che frequentava la parrocchia.

Oggi il tragico epilogo che forse Antonietta aveva cercato di evitare con le sue segnalazioni ed esposti.

E’ successo tutto in una palazzina di un residence di via Collina dei pini, a Cisterna di Latina: Luigi Capasso, l’appuntato dei carabinieri, originario di Napoli e in servizio a Velletri, ha atteso la moglie alle 5,30 sotto casa. Le spara tre volte colpendola all’addome, al volto e alla scapola. Poi le prende le chiavi dell’appartamento e raggiunge la casa al secondo piano della palazzina in un residence tranquillo. Si barrica in casa dove dormono le figlie, Martina e Alessia, e le uccide nel sonno. Ma per nove lunghe ore non si saprà nulla. Una teste racconta: «dal balcone ho visto Antonietta in terra, ferita, gridava aiuto».

1519825755099-jpg-dramma_a_cisterna_di_latina___carabiniere_spara_alla_moglie_poi_uccide_le_figlie_e_si_toglie_la_vita-1La famiglia che abita nell’appartamento al terzo piano racconta di aver sentito altri spari, tre o quattro, tra le 5,30 e le 6, dopo avere ascoltato i tre colpi che avevano raggiunto Antonietta. Le trattative con i negoziatori dell’Arma si sono protratte per ore, da balcone a balcone, anche con l’aiuto di un’amica di Capasso. L’appuntato è agitato, alterna dialoghi a lunghi silenzi. Poi ammette di avere ucciso le figlie. Infine sparisce in casa.

Le speranze ormai non ci sono più: i militari fanno irruzione. Trovano i cadaveri delle due sorelle: la più piccola nel lettone con un colpo alla schiena, la più grande nel suo letto raggiunta da un colpo all’addome. Il corpo senza vita di Capasso nel soggiorno. Una tragedia forse annunciata, come conferma l’esposto che Antonietta Gargiulo aveva presentato il 7 settembre scorso al commissariato di Cisterna, in cui aveva raccontato le aggressioni subite pochi giorni prima: davanti allo stabilimento Findus dove lavorava e poi in casa.

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