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Omicidio Ciro Vive, pena ridotta per De Santis: l’associazione “Ciro Vive” lancia una petizione

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
27 Settembre, 2017
in In evidenza, News
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Omicidio Ciro Vive, pena ridotta per De Santis: l’associazione “Ciro Vive” lancia una petizione
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21740305_2094135517278528_1584633711745746322_nIl 9 settembre 2017 è stata depositata la sentenza di secondo grado presso la Corte d’Appello di Roma e che vede imputato Daniele De Santis, accusato dell’omicidio del giovane tifoso del Napoli, Ciro Esposito, ferito mortalmente il 3 maggio del 2014, all’esterno dello stadio Olimpico di Roma e poi deceduto dopo 52 giorni di agonia, a causa delle ferite riportate da quel colpo di pistola, esploso da De Santis, che lo raggiunse al torace.

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L’Appello stravolge il primo grado: in primis viene definita “una bravata” il lancio di pietre di Daniele De Santis nei confronti dell’autobus dei tifosi del Napoli avvenuto la sera del 3 maggio 2014 in occasione della finale di Coppa Italia a Roma tra Napoli e Fiorentina.

Lancio di pietre e non agguato con bombe. È questa la differenza sostanziale tra la sentenza di primo grado della Corte d’assise e quella di secondo grado.

L’unico punto fermo è che ad uccidere Ciro Esposito è stato Daniele De Santis, l’ultrà romanista dell’estrema destra. Per il resto, la sentenza d’appello stravolge quella di primo grado. Al punto che l’avvocato Angelo Pisani, che rappresenta la famiglia di Ciro Esposito, dichiara che «leggendo le motivazioni dell’Appello sembra che i giudici abbiano voluto scrivere la sceneggiatura di un altro film. I video dell’attacco al pullman dei tifosi napoletani parlano più di qualsiasi testimone».

La sentenza d’Appello è stata scritta dal giudice scrittore Giancarlo De Cataldo. Sentenza che riduce la pena di De Santis da 26 a 16 anni di reclusione. Ha destato clamore il termine “bravata” ripetuto per tre volte, a proposito dell’aggressione da parte di De Santis al bus di napoletani. La differenza sostanziale sta tutta qua, nel passaggio da agguato a bravata.

Le differenze stanno tutte nell’aggressione all’autobus: ormai tutti conoscono, sia pure solo mentalmente, quei luoghi. La stradina, via Tor di Quinto, in prossimità di Ponte Milvio e dunque dello stesso stadio, dove c’è un cancello, poi il circolo Ciak e a seguire il circolo Boreale dove vive De Santis. Reduce da una notte di coca e di amore con una prostituta che definirà Daniele molto nervoso la mattina seguente.

Verso le sei del pomeriggio, gli autobus e i tifosi del Napoli si avvicinano allo stadio. Per la sentenza di primo grado, De Santis lancia due bombe carte verso un pullman di tifosi con donne e bambini a bordo e invita gli stessi tifosi a scendere dal pullman.

Per i giudici di Appello, invece, «insofferente» per questo passaggio di tifosi napoletani davanti alla sua stradina, De Santis mette in atto una «bravata» lanciando «oggetti» (e non petardi) verso il pullman.

A questo punto, De Santis batte in ritirata anche perché teme la reazione dei napoletani. Corre, prova invano a chiudere il cancello ma viene raggiunto.

Seconda differenza. Secondo i giudici di primo grado, De Santis quando si vide raggiunto da Ciro Esposito aprì il fuoco. Non sparò dopo essere stato placcato o a terra. Sparò a freddo e cadendo si ruppe una gamba. E solo una volta a terra fu sopraffatto e duramente percosso dai tifosi napoletani. Per i giudici dell’Appello, invece, fa fede il video Azzarelli. Così scrivono: «Ė un elemento essenziale nella ricostruzione dei fatti. Si vede Ciro Esposito in testa dirigersi verso la stradina all’inseguimento di Daniele De Santis. Successivamente si sentono nettamente e distintamente gli spari. Il video dura in tutto sette secondi e sessantanove centesimi di secondo».

Secondo la sentenza, De Santis cerca invano di chiudere il cancello della stradina mentre è inseguito dai napoletani. Secondo alcuni testimoni, De Santis ha già varcato il cancello quando Ciro Esposito scavalca il guard rail e si lancia all’inseguimento. Per i giudici di Appello, nessun agguato, si è trattato solo una «bravata».

Per la sentenza, i napoletani rincorsero De Santis con l’obiettivo di regolare i conti.

Crediamo che «Quello è stato un omicidio crudele e barbaro come  ha affermato, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Ed era stata costruita una fotografia mediatico-politica quasi ribaltando i ruoli con il colpevole reso vittima». «Dalla madre, Antonella – ha aggiunto – sono arrivate le parole più belle mai di rancore o vendetta, sempre giustizia, verità, perdono». «Finora questa famiglia non ha avuto giustizia, non l’ha avuta Ciro né la città. Ci auguriamo che arrivi una giustizia piena perché quello è un omicidio che ha trasformato una giornata di festa in una di lutto.»

“Hanno ucciso mio figlio la seconda volta” commenta Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, che continua: “Fin da subito ho espresso fiducia nella magistratura, ma adesso mi sento indignata ed offesa, nel più profondo del mio cuore!”. La signora Leardi è lapidaria e con il volto della sofferenza, si trova a commentare espressioni come “bravata” e “gioiosamente” che appaiono nelle motivazioni della sentenza di secondo grado in riferimento a quel vile e brutale atto di violenza che fece perdere la vita al figlio.
“Mi risulta difficile perfino trovare le parole per commentare ciò che ho letto… qui oltre che una grande offesa alla memoria di mio figlio, c’è un pericoloso messaggio che si vuol far passare, ovvero che si è trattata di una bravata … sono sconcertata, per questo ho rivolto un pubblico appello, attraverso una lettera al Capo dello Stato, in qualità di guida del CSM, perché intervenga e ci aiuti a ristabilire la verità: questa non è stata una bravata, ma un deliberato atto di violenza, che ha fatto perdere la vita ad un giovane innocente…”.

Antonella e Giovanni, i genitori di Ciro hanno scritto anche una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Crediamo che questa sentenza, sia non solo un’ulteriore mortificazione alla dignità di un giovane ragazzo Ciro Esposito e della sua famiglia, – si legge nel testo integrato alla petizione lanciato dall’associazione “Ciro Vive” – ma anche a tutti noi cittadini onesti che abbiamo creduto e crediamo ancora nella GIUSTIZIA, i termini utilizzati come “BRAVATA” e “GIOIOSAMENTE” siano provocatori e colpevoli di alimentare altro ODIO, VIOLENZA E RAZZISMO. Detti termini, inoltre, ci sembrano inammissibili soprattutto se trascritti e dichiarati da un Giudice/scrittore. Per questo Le chiediamo di porre la sua attenzione a questa causa e che venga fatta finalmente la meritata Giustizia, che tutti attendiamo. Inoltre Le chiediamo, di ottenere una risposta pubblica,  in merito alla lettera di una mamma ancora lacerata dal dolore per la perdita del figlio.”

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