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Giovedì 15 giugno, alle 21.15 su RaiDue: “Robinù”, il documentario in cui i baby-boss raccontano “la paranza dei bimbi”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Giugno, 2017
in Arte & Spettacolo, In evidenza
0
Giovedì 15 giugno, alle 21.15 su RaiDue: “Robinù”, il documentario in cui i baby-boss raccontano “la paranza dei bimbi”
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invito%20robinu%2015%20giugno In prima tv assoluta, dopo il grande successo all’ultima Mostra d’arte Cinematografica di Venezia e, nel dicembre scorso, l’uscita evento nelle sale cinematografiche che ha fatto registrare il tutto esaurito in molte città come Milano, Napoli e Roma, il film documentario di Michele Santoro sui babyboss della camorra “Robinù” verrà trasmesso giovedì 15 giugno, alle 21.15, su RaiDue.

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Non è la riproduzione falsata, spettacolarizzata e romanzata della realtà: la telecamera si accende sui veri volti dei baby-boss, dei loro familiari devastati  dal  dolore,  il  loro  racconto  diretto  e  senza  alcuna  mediazione  descrivono  –  per  la  prima  volta  sullo  schermo  –  la  storia  di  un  intero  giovane  popolo  ridotto  a  carne  da  macello.  Sotto gli occhi  indifferenti  delle  istituzioni,  hanno  evaso  qualunque  obbligo  scolastico,  non  parlano  italiano,  hanno  i  denti  già  devastati  dalla  droga,  ma  esprimono  chiaramente  sentimenti  e  passioni  di  una  forza  sconosciuta  a  quella  parte  di  Paese  definita  “normale”.

Dai vicoli più cupi del centro storico cittadino ai palazzoni fatiscenti della periferia, l’indole cinica, efferata e spregiudicata di questi giovani baby-criminali è una costante che si ripete, presentando tratti pressoché similari, soprattutto nel culto della pistola, percepita come un sorta di entità divina, e nel piacere insito nel desiderio di uccidere.

I protagonisti del documentario sono dei “divi della camorra”: perfetti sconosciuti per la gente comune, autentici idoli per i giovani fan della malavita che in quelle sanguinarie gesta rilevano l’emblema della forza di quei baby-boss e, per questo, li stimano, li rispettano, li ammirano, li osannano.

Salvatore, 24 anni, è uno dei quattro  figli  di  Ciro, storico parcheggiatore abusivo di Porta Capuana, vicino al clan  Buonerba,  coinvolto nell’escalation di omicidi innescato l’estate scorsa dalla faida con il clan Sibillo.

Salvatore  è uno dei protagonisti del documentario che, in barba alla sua giovane età, già  rischia  l’ergastolo  e  adesso  è  a  Poggioreale,  rinchiuso  nel  padiglione  di  massima  sicurezza.  Ed  è  anche  la  storia  di  Michele,  suo  fratello,  detto  Michelino,  un  babyboss  che  sta  scontando  una  condanna  a  16  anni  per  tentato  omicidio  e  rapina  a  mano  armata  che  non  ha  mai  voluto  sottostare  alle  regole  di  nessun  clan. Michele  M.  sta  scontando  una  condanna  a  24  anni,  16  anni  con  rito  abbreviato  per  tentato  omicidio,  lesioni,  rapina,  detenzione  illegale  di  armi.  A  leggere  l’inchiesta  che  lo  riguarda,  “Michelino”  avrebbe  seguito  la  “carriera”  del  babyboss  in  tutti  i  suoi  passaggi:  prima,  rapinatore;  poi,  passa  a  sparare  (contro  i  poliziotti  per  ben  due  volte  e  la  seconda  mentre  era  in  permesso  premio  dal  carcere  minorile)  e,  fattosi  notare  per  «le  palle  e  la  mano  ferma»,  riceve  la  chiamata  del  Sistema.  Si  mette  inizialmente  al  servizio  di  Salvatore  Marino  e  Massimo  Castellano,  personaggi  di  spicco  del  clan  Mazzarella,  nel  rione  Forcella.  Poi,  l’arresto.  Da  babyboss  “maturo”  –  ha  compiuto  22  anni  nel  carcere  di  Poggioreale  –  non  riconosce  nessuno  dei  gruppi  della  paranza  dei  bambini  attualmente  in  lotta nel suo rione.

Poi c’è l’idolo dei baby-criminali e aspiranti tali di Napoli est: Mariano  Abbagnara, detto “faccia janca” secondo  i  magistrati,  avrebbe  fatto  parte  della  paranza  di  fuoco  dei  D’Amico,  il  clan  di Fraulella che annovera la sua roccaforte nel rione Conocal di Ponticelli, quello delle stese in pieno giorno, da parte di ragazzini armati e sfrontati, in sella ad imponenti scooter. Mariano ha partecipato all’omicidio di  Raffaele  Canfora,  25  anni,  esponente  del  clan  di  Vanella  Grassi  di  Secondigliano.    Mariano  sta  scontando  una  condanna  a  16  anni,  nell’Istituto  penale  minorile  di  Airola,  perché all’epoca dei fatti ers minorenne, per  omicidio  aggravato  dalle  finalità  camorristiche,  distruzione  e  soppressione  di  cadavere,  porto  abusivo  d’armi.

Robinù non è un film, ma uno stralcio di realtà sul quale vengono accesi i riflettori e le telecamere per raccontare il black out che si rileva nelle vite di una generazione della quale lo Stato e le istituzioni sembrano non avere tempo e soprattutto mezzi necessari per occuparsene, concorrendo ad accrescere un divario, tra lo Stato e “l’Anti-Stato” che, di stesa in stesa, si fa sempre più pericolosamente insanabile.

Selezionato ai Nastri d’argento 2017 nella sezione “Cinema del Reale” e presentato, oltreché a Venezia, ai prestigiosi International Documentary Filmfestival di Amsterdam (IDFA), Atlántida Film Festival di Palma di Maiorca e alla 20° edizione del Shanghai Film Festival, il film ora approda sul servizio pubblico.

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