Casalnuovo di Napoli, 5 maggio 1990 – Quel giorno, si consuma una tragedia che racconta, ancora oggi, il volto più ingiusto e crudele della camorra. Pasquale Feliciello, 50 anni, padre di nove figli, impiegato presso la ASL di Napoli, viene ucciso in un agguato mentre si trova fuori da un circolo ricreativo. Non era lui il bersaglio dei killer.
Una vita semplice, fatta di sacrifici e dignità. Feliciello aveva cresciuto i suoi figli con la moglie, scomparsa appena due anni prima, puntando tutto sull’istruzione e sul lavoro. Una famiglia costruita con fatica, pezzo dopo pezzo. Un uomo rispettato, che trovava il suo unico svago nel circoletto, tra amici e partite a carte.
Quel pomeriggio, però, la normalità si spezza. Due killer arrivano in moto, caschi in testa, pistola in mano. Sparano. Pasquale cade a terra, colpito al volto e alla testa. Muore sul colpo. Solo dopo si scopre la verità: non era lui l’obiettivo. Il vero bersaglio era un pregiudicato presente sul posto, che tenta la fuga ma viene raggiunto e ucciso poco dopo.
Un errore, uno scambio di persona, una vita spezzata senza motivo.
Per la famiglia inizia un altro calvario: sospetti, dicerie, infamie. I figli, già orfani di madre, devono subire perquisizioni in casa, controlli, il peso di uno stigma ingiusto. Come se non bastasse aver già perso tutto.
In quella casa c’era solo una famiglia distrutta dal dolore.
Ci sono voluti anni, ma alla fine è arrivata la verità. La giustizia ha riconosciuto Pasquale Feliciello come vittima innocente della camorra. Un riconoscimento che non cancella l’assenza, ma restituisce dignità a un nome, a una storia, a una vita onesta.
Oggi Pasquale Feliciello è il simbolo di chi ha pagato senza colpe, di chi ha vissuto nel rispetto degli altri e ha lasciato ai figli l’eredità più importante: quella della dignità.