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Alla scoperta della lingua italiana dei segni

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Maggio, 2016
in Arte & Spettacolo
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Alla scoperta della lingua italiana dei segni
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il-linguaggio-dei-segni-corsi-per-lapprendimento_fced17e23227db9756288f086a81e03eUn ciclo di incontri alla scoperta delle caratteristiche semiotiche, delle implicazioni psicologiche e dei problemi normativi legati alla Lingua italiana dei segni. Ogni giovedì alle ore 14.30 fino al 26 maggio l’aula Leopardi dell’Università Suor Orsola Benincasa ospita la quarta edizione del “Laboratorio di introduzione alla Lis e alle culture sorde”, un’iniziativa didattica e culturale della Facoltà di Lettere dell’Ateneo napoletano rivolta non solo agli studenti dei corsi di laurea universitari (da lingue a scienze dell’educazione, da psicologia a scienze della formazione) ma anche liberamente aperta a tutti coloro che nutrono interesse nei confronti delle tematiche connesse alle lingue dei segni, e in particolare alla LIS, la Lingua dei segni italiana.

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“L’obiettivo della nostra iniziativa – spiega Antonio Perri, docente di Linguistica generale all’Università Suor Orsola Benincasa e coordinatore scientifico del progetto LIS – è quello di far scoprire a tutti i peculiari sistemi di comunicazione della LIS ma anche di aprire una riflessione più profonda sui diversi aspetti e problemi relativi alla cultura sorda e alla comunità dei Sordi italiani, nonché alle opportunità professionali, formative e di ricerca che questo campo di studi ha già mostrato di poter offrire soprattutto in ambito internazionale”.

 

Anche perché, come evidenzia Perri, “l’Italia sconta un grave ritardo culturale perché non ha ancora garantito un riconoscimento giuridico ufficiale alla Lis, non ha, cioè, avviato a livello istituzionale quel processo di normazione e costituzione di uno standard nazionale che dovrebbe rappresentare il logico esito di qualunque politica volta alla salvaguardia e alla tutela di una minoranza linguistica, quale è indubbiamente la comunità sorda italiana sul territorio nazionale”.

 

E allora l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, in collaborazione con la Scuola CounseLis di Napoli diretta da Valeria Buonomo, che garantisce il servizio di interpretariato in Lis e italiano vocale in occasione di ogni incontro, ha scelto di radunare a Napoli esperti di vari ambiti (dalla comunicazione alla psicologia), udenti e sordi, per creare un confronto che possa gettare le basi anche per nuove proposte e nuovi progetti. Dopo la lezione di apertura, affidata proprio ad Antonio Perri, con una riflessione introduttiva sulla storia e le caratteristiche semiotiche delle lingue segnate, lo studio della LIS verrà affrontato da diverse angolazioni. Giovedì 12 maggio si parlerà di metodologia di insegnamento della LIS con Valeria Buonomo e la settimana successiva del problema del riconoscimento normativo con l’intervento di Tiziana Gulli, attivista del movimento LISSubito!

 

La quarta edizione del ciclo di incontri alla scoperta della LIS ospita quest’anno anche la presentazione di alcune importanti ricerche. La scorsa settimana c’è stato un focus speciale sul “Benessere psicologico delle persone sorde”, una ricerca realizzata dalle psicologhe Victoria Caricato, Valentina Colozza e Marta Ramosino della Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che raccoglie una batteria di test psicodiagnostici in Lingua dei Segni italiana, che affronta la condizione di sordità con un approccio che prende le distanze dalla medicalizzazione che tende a considerarla una disabilità da curare. Una ricerca che è uno dei primi esperimenti in Italia che, oltre a indagare varie dimensioni psichiche e sociali che caratterizzano il vissuto delle persone sorde (come l’amicizia, il benessere, la qualità di vita, la solitudine e le varie intersezioni con l’orientamento sessuale) propone anche diversi test “carta e matita” di uso comune tradotti e interpretati in Lis.

 

Il 26 maggio il ciclo di incontri si chiuderà con l’intervento di due ricercatori sordi dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR, Alessio Di Renzo e Susanna Ricci Bitti, che affronteranno due fra gli orientamenti di ricerca più stimolanti e promettenti nello studio delle lingue segnate. Alessio Di Renzo proporrà una documentata rassegna sulla ricerca di categorie descrittive pertinenti che possano costituire un valido modello di analisi linguistica del segnato, nonché la base di partenza dalla quale elaborare e promuovere un sistema di trascrizione ad hoc come il Sign Writing, che contribuirebbe a rafforzare lo status della Lis. Susanna Ricci Bitti svilupperà, invece, una riflessione critica sulla storia dei sordi, che diviene oggetto di un’accurata ricostruzione volta a recuperare, a partire da documenti prodotti dalla cultura udente egemonica, tracce del vissuto e della reale condizione esistenziale di questa comunità troppo a lungo negata e marginalizzata.

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Una lite tra adolescenti, nata secondo le prime ricostruzioni da una contesa sentimentale, si è trasformata in una brutale aggressione nel cuore del Vomero. Per il pestaggio del padre intervenuto in difesa delle figlie, avvenuto nella notte tra sabato 10 e domenica 11 ottobre in zona piazza Vanvitelli, sono stati identificati una decina di giovani, quasi tutti minorenni. Nel gruppo ci sarebbero anche i figli di due poliziotti. Le responsabilità individuali sono ancora al vaglio degli investigatori.  L’inchiesta è coordinata dalle Procure ordinaria e per i minorenni di Napoli. I carabinieri stanno ricostruendo le diverse fasi della vicenda e il ruolo di ciascun partecipante, anche attraverso i filmati dell’aggressione circolati in rete. La lite tra ragazze e l’intervento del padre Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe cominciato con un diverbio tra giovanissime, legato a una presunta rivalità sentimentale. La discussione sarebbe degenerata in un’aggressione ai danni delle figlie dell’uomo e di una loro cugina. Una delle ragazze sarebbe stata colpita da un giovane arrivato in scooter. Avvertito di quanto accaduto, il padre è intervenuto per affrontare il ragazzo. Da lì la situazione sarebbe precipitata: il giovane avrebbe chiamato in aiuto alcuni amici e l’uomo sarebbe stato circondato e picchiato ripetutamente, anche quando era già a terra. Il pestaggio ha avuto conseguenze gravissime. Durante l’aggressione, un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha investito l’uomo, schiacciandogli una gamba. Trasportato all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto a cure e a un intervento chirurgico. Il rischio di amputazione, temuto nelle prime ore, è stato scongiurato. Anche una delle figlie ha avuto bisogno di assistenza medica.  Una decina di giovani identificati, quasi tutti minorenni I primi accertamenti hanno portato all’identificazione di otto ragazzi, sei maschi e due femmine. Gli sviluppi più recenti parlano complessivamente di una decina di giovani individuati. Tra loro ci sarebbero anche due figli di appartenenti alle forze dell’ordine. A preoccupare è anche quanto sarebbe accaduto dopo l’aggressione. La famiglia avrebbe ricevuto minacce e insulti sui social, con le figlie dell’uomo nuovamente esposte a intimidazioni. La vittima ha riferito di essere particolarmente preoccupata per la loro sicurezza.  Piazza Vanvitelli, arriva il presidio interforze Dopo il pestaggio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto l’istituzione immediata di un posto fisso interforze in piazza Vanvitelli. Il dispositivo prevede la presenza a rotazione di equipaggi delle forze dell’ordine, della polizia locale e della polizia metropolitana. La misura si aggiunge ai controlli rafforzati già previsti per alcune aree del Vomero, con pattugliamenti e vigilanza nelle ore considerate più delicate, in particolare durante le serate del fine settimana. L’obiettivo dichiarato è prevenire nuovi episodi di violenza e garantire maggiore sicurezza a residenti, commercianti e frequentatori della zona.  Per sabato 17 ottobre è stata inoltre annunciata una mobilitazione pacifica promossa da famiglie del quartiere, con l’obiettivo di esprimere solidarietà all’uomo aggredito e alle sue figlie e chiedere una presenza più costante delle istituzioni.  Una violenza che non può essere liquidata come una bravata La vicenda di piazza Vanvitelli impone una riflessione che va oltre la dinamica della lite e l’identificazione dei singoli partecipanti. Se una discussione tra adolescenti può trasformarsi in un pestaggio di gruppo, se un uomo finisce in ospedale con lesioni gravissime e se la sua famiglia teme nuove ritorsioni dopo aver denunciato, il problema non può essere archiviato come una semplice lite tra ragazzi. La risposta deve passare dall’accertamento delle responsabilità, dalla tutela della vittima e dei familiari e da interventi capaci di prevenire nuove aggressioni. 

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