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Checco Zalone, un weekend da record: “Quo vado?” incassa 22 milioni in tre giorni

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
4 Gennaio, 2016
in Arte & Spettacolo
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Checco Zalone, un weekend da record: “Quo vado?” incassa 22 milioni in tre giorni
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Checco Zalone entra di diritto nella storia del cinema.Il suo nuovo film “Quo vado?” in soli tre giorni ha incassato 22.2 milioni di euro al botteghino schizzando così in testa alla classifica dei film più visti. Ben tre milioni di spettatori hanno affollato le 1200 sale cinematografiche dove è in programmazione con l’impressionante media di 18mila euro per sala.

Quo Vado?, prodotto da Taodue, racconta la storia di Checco, un ragazzo che ha realizzato tutti i sogni della sua vita: vivere con i suoi genitori evitando così una costosa indipendenza, rimanere eternamente fidanzato senza mai affrontare le responsabilità,  ed è riuscito a ottenere un posto fisso nell’ufficio provinciale caccia e pesca. Un giorno però tutto cambia,il governo vara la riforma della pubblica amministrazione che decreta il taglio delle province e Checco viene trasferito al Polo Sud.

Checco Zalone vince la sfida più difficile, quella contro se stesso. “Sole a catinelle“, nel 2013, nei primi 4 giorni di programmazione aveva incassato 19.179.296 euro con 2.771.755 presenze, mentre “Che Bella Giornata” nel 2011 nei primi 5 giorni di programmazione 19.008.179 euro con 2.833.725 spettatori.

“Si tratta di una performance veramente unica, ha dichiarato Valsecchi,produttore della pellicola che conferma l’eccezionalità di Checco Zalone nel panorama cinematografico italiano. Il 2016 si apre così per il nostro cinema con un’iniezione di fiducia di cui si sentiva davvero il bisogno: dovrebbe uscire un nuovo Zalone ogni anno per dare una spinta all’intero sistema del cinema italiano. Ora spero che a questo successo ne possano seguire altri per le nostre pellicole”.

Anche Adriano Celentano sulle pagine del Corriere della sera sostiene Zalone e si dichiara suo fan.“Il cinema di Checco Zalone è un efficace toccasana di cui le farmacie non possono essere sprovviste. Una medicina la sua -prosegue Celentano- che ci difende e ci rende immuni dalle gravi infezioni che ci procurano le clamorose cazzate di un certo tipo di cinema internazionale i cui ingredienti non sono altro che la solita violenza e un falso modo di girare, dove per nascondere l’incapacità, la macchina da presa si muove in modo frenetico, dove tutto è frastuono, tutto è solo morte che uccide”.

Per il Molleggiato, che nel film viene omaggiato dall’attore barese in un brano intitolato La Prima Repubblica, cantato in stile Celentano  il segreto di Zalone “è semplice”, perché lui “ha puntato in fondo all’angolo della nostra anima. Dove anche i cosiddetti colti, sempre più assetati di potere, ne hanno purtroppo perso le tracce le quali si identificavano in quella sana ignoranza che a nostra insaputa ci rende puri, e quindi belli, anche se brutto poi nessuno lo è”.

Non mancano i detrattori e le critiche negative al film che puntano soprattutto sulla pochezza dell’impianto narrativo del film e sulle battute volgari utilizzate per strappare risate e applausi. Molti accusano Zalone di non esssere un narratore e che i suoi film  non sono altro che banali allestimenti per le sue gag comiche.

I risultati del botteghino possono avere anche un’altra chiave di lettura.Gli italiani hanno bisogno di leggerezza e di risate, si avverte la necessità di staccare la spina dalle esasperazioni a cui la vita costringe i più e dalle difficoltà socio-economiche.Se la medicina, come dichiara Celentano, è un film di Zalone, allora è più che giusto assumerla con buona pace dei film d’essai.

 

 

 

 

Tags: celentanoChecco ZalonecinemaLa Prima RepubblicaQuo vado?record
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di Redazione Napolitan
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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