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La storia di Amanda: quando è la gelosia ad istigare al suicidio

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
9 Dicembre, 2015
in In evidenza
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La storia di Amanda: quando è la gelosia ad istigare al suicidio
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untitledLa gelosia è quell’ingrediente che concorre e – talvolta – non poco ad insaporire una rapporto di coppia. Un sentimento che genera il timore, reale o immaginario, di perdere una persona importante, di perdere il suo amore.

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La gelosia, come tutte le emozioni umane, contempla una svariata gamma di intensità, una gradualità che va da una presenza ridotta ad un pensiero centrale e continuo.

E proprio in base all’intensità con la quale si manifesta è possibile distinguere una “gelosia sana” e una “patologica”.

In una coppia “la gelosia sana” è un sentimento naturale e anche genuino, capace di far sentire il partner importante e sa rivelarsi perfino un ingrediente utile ad impostare una buona relazione. Il discorso si fa comprensibilmente diverso per la gelosia patologica che, invece, danneggia la relazione provocando molta sofferenza all’interno della coppia.

Un animo geloso fa vivere sempre sotto pressione il partner con un’aggressività persecutoria e lui stesso vive malissimo il rapporto di coppia per la presenza costante ed ossessiva nella sua mente del pensiero fisso e delirante del tradimento o dell’abbandono. Il delirio che alimenta questo stato d’animo malato porta a ricercare in continuazione prove che non esistono, ad interpretare la realtà solo in un certo modo e questa distorsione del pensiero fa arrivare a conclusioni irrazionali ed inconcepibili. Una delle modalità che caratterizzano il geloso ossessivo è quella di sottoporre il partner a continue domande, con la speranza, che si contraddica per avere quindi conferma delle proprie idee e paure. Tutto questo lavorio mentale fa sorgere conseguenti emozioni e comportamenti negativi che nel geloso possono manifestarsi attraverso la rabbia, la vendetta, la negazione delle emozioni che vive, l’allontanarsi dal partner o ad un ripiegamento su se stesso.

La gelosia ossessiva e negativa diventa una vera e propria malattia che può portare a comportamenti ed esiti tragici come ci ricordano i frequenti casi di cronaca.

Le cause di una gelosia malata sono in gran parte riconducibili ad una poca autostima, ad una svalutazione di se stesso che vive la persona gelosa con la conseguente rappresentazione mentale del sentirsi non amabile e non degno né meritevole di essere amato, quindi alla paura di perdere la persona che esiste nella sua vita.

“È importante per una persona gelosa che vive un sentimento morboso ed ossessivo, cominciare a chiedersi: perché sono intrappolato in una dimensione mentale e continuo con un certo atteggiamento distruttivo, invece di eliminarlo? Qualche risposta utile la si può ottenere diventando più intimi con se stessi.”

Questa la conclusione alla quale è giunta Amanda, una donna di 42 anni, dopo anni di psicoanalisi e diversi percorsi terapeutici iniziati in seguito a svariati tentativi di suicidio, generati proprio dalla gelosia.

Alla base dell’escalation di quel delirante autolesionismo un rapporto tormentato, durato circa 12 anni, con un partner infedele. La scoperta di quei continui tradimenti ha avuto un impatto devastante sull’autostima di Amanda, rimasta orfana del padre all’età di 16 anni, in seguito ad un violento incidente stradale, al quale lei è sopravvissuta miracolosamente.

Una vita scampata alla morte, ma costretta a fare i conti con un dolore devastante come quello che può scaturire dalla perdita di una persona cara. Un lutto che ha generato una crepa tra le cui pieghe ha saputo farsi spazio un vuoto sempre più acuto e profondo.

Un dolore che ha condizionato fortemente il modo d’amare di Amanda, imponendole di convivere con la paura di vedersi nuovamente costretta ad osteggiare il dolore conseguenziale all’abbandono improvviso.

“Non è facile raccontare il travaglio che ho vissuto in questi anni. – racconta Amanda – La prima volta ho cercato di tappare quel frastuono di delirante dolore che teneva in ostaggio la mia serenità bevendo della candeggina. Dopo qualche mese, ci ho riprovato, ingerendo un’intera boccetta di antidepressivi. Poi, ancora, ho tentato di farla finita per altre due volte tagliandomi le vene con un rasoio. Secondo il mio terapeuta, i miei tentativi di suicidio non esprimevano un reale desiderio di andare incontro alla morte, ma celavano un disperato bisogno d’amore, esternato attraverso una macabra ed esasperata richiesta d’attenzione. Diversamente, mi sarei gettata giù dal balcone o mi saprei impiccata. Non volevo morire, volevo solo essere amata, ma non riuscivo a trovare un canale sano verso il quale lasciar confluire il male che mi sgorgava dentro.”

Tags: amoredoloregelosiagelosia patologicaluttosuicidiotrauma
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