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Gli assassini dell’ucraino morto da eroe: lo sfrontato Marco Di Lorenzo

Luciana Esposito di Luciana Esposito
6 Settembre, 2015
in Cronaca, In evidenza
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Gli assassini dell’ucraino morto da eroe: lo sfrontato Marco Di Lorenzo
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++ Muore per sventare rapina: i due fermati confessano ++Degli artefici dell’omicidio di Anatoly Karol, fin dai primi momenti consequenziali alla cattura, è stato praticamente svelato tutto, dai “curriculum criminali” alle “parentele di rilievo”, non tralasciando gli agghiaccianti dettagli relativi alla sequenza di attimi in cui si è consumata la brutale morte del 38enne ucraino.

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Marco Di Lorenzo, 32 anni, a carico del quale risultano precedenti penali non specifici, padre di due figli, nato da una relazione del boss Vincenzo Ianuale con un’altra donna ed è per questo che non l’ha riconosciuto.

Marco abita nella Cisternina, case degradate acquistate negli anni Ottanta dal comune di Napoli per dare asilo a una marea di senzatetto, poco distante da casa di Gianluca, suo fratellastro, nonché complice nella rapina sfociata nell’omicidio di Anatoly Karol.

Entrambi sono figli del boss Vincenzo Ianuale, capo dell’omonimo clan che ormai non versa in condizioni economiche tali da consentire la sopravvivenza malavitosa. I due fratellastri vivevano a poche decine di metri dal supermercato nel quale hanno tentato di mettere a segno la rapina: infatti, per non farsi riconoscere, sono entrati in azione mascherati di tutto punto, indossando caschi integrali, maschere da carnevale indossate sotto la visiera, guanti in lattice ed abiti scuri che coprivano completamente il corpo. Secondo il colonnello Luca Corbelotti, al comando del gruppo di Castello di Cisterna, i due avevano organizzato la rapina nei minimi particolari, progettando anche un «piano b». Subito dopo l’omicidio, i fratelli si sono disfatti dell’abbigliamento ed hanno incendiato lo scooter usato per la rapina nelle campagne di Brusciano. Il motociclo è risultato rubato il 7 agosto a Pomigliano d’Arco.

I soldi del clan che non bastano per assicurare il tenore di via confacente alle “persone rispettabili”, le mani incapaci di afferrare un lavoro onesto, sporco di stenti e sacrifici, proprio come quello dignitosamente praticato da Anatoly.

Allora, i due fratellastri, scelgono di mettere in pratica il più “semplice” escamotage per ringalluzzire le loro finanze. Nonché il più conforme alle loro attitudini.

Nell’hinterland vesuviano, i supermercati Piccolo rappresentano una consolidata realtà imprenditoriale e di sabato sera il bottino che stanzia nelle casse è una portata troppo invitante per i due malavitosi che abitano proprio lì, dietro l’angolo. A un passo da quel bottino.

Rubare un motorino, camuffarsi per bene, prendere il malloppo e fuggire, magari sparendo per un po’, per assicurarsi quell’alibi credibile quanto basta per far sì che il proprio nome finisca nella lista degli insospettabili.

Tutto calcolato, tutto semplice e fluente nell’immaginario di chi opera seguendo le regole “e’ miez’ a via”.

Così poteva andare, se durante la messa in pratica di quel piano criminali, non fosse sopraggiunto l’imprevisto non calcolato: l’eroico e coraggioso slancio d’altruismo di Anatoly. L’uomo stava andando via, con le buste della spesa e con la sua bambina ancora seduta nel carrello, quando ha incrociato i due malviventi.

Anatoly, probabilmente, è intervenuto perché era abituato a sudare per guadagnare quanto necessario per provvedere al sostentamento della sua famiglia, pertanto aveva una percezione leale e rispettosa del senso del denaro ed, ancor più, del dovere. O, più semplicemente, Anatoly, come tanti altri cittadini onesti, costretti a convivere con questo modus operandi riversato, quotidianamente, dalla criminalità organizzata nelle nostre vite, era stanco di subire quegli abusi e soprusi, agendo, così, di impeto.

Nulla ha potuto, però, quell’eroico ed intrepido uomo comune, contro lo sfrontato braccio armato del crimine.

Neanche le manette hanno smussato la spocchiosa superbia di quella sfrontata velleità criminale, così come dimostra il gesto irriverente che Marco di Lorenzo ha indirizzato a cronisti e fotografi presenti all’esterno della caserma di Castello di Cisterna. Il 32enne, in segno di sfida ha mostrato il “dito medio” subito dopo essere stato chiuso nell’auto dai carabinieri.

Anche questo gesto rientra tra i messaggi in codice da decifrare consultando il codice d’onore dei camorristi.

Tags: anatoly karolboss vincezo ianualecastello di cisternacisterninagianluca ianualemarco di lorenzoomicidiorapinasupermercati piccolo
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