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La lingua dei Sordi: intervista a Valeria C.

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
16 Maggio, 2015
in News
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La lingua dei Sordi: intervista a Valeria C.
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lis

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Valeria è una studentessa di Lis, la Lingua dei segni italiana, con cui si esprimono le persone Sorde. Ci informa che si tratta di una lingua a tutti gli effetti e che si sbaglia a credere che i non udenti utilizzino dei gesti a caso, privi di un qualsiasi ordine con cui siamo abituati a categorizzare qualsiasi altro idioma. Ha invece il suo prestigio, una grammatica ma, soprattutto, come i dialetti italiani, presenta delle varianti locali. Ecco cosa significa studiarla, per un’udente…

 

In cosa consiste la Lingua dei segni?

È una vera e propria lingua, è la principale forma comunicativa e il principale mezzo di identificazione delle persone Sorde, ha una sua grammatica ed è parlata da un gran numero di persone. Non tutte le persone Sorde sono propense ad imparare e utilizzare la Lingua dei segni, preferiscono adottare un metodo oralista facendo sedute logopediche e sforzandosi a leggere il labiale. La lingua dei segni, inoltre, manca di una scrittura. Nel mondo dei Sordi esistono diverse forme d’arte, come il teatro, la poesia, l’umorismo, i giochi di parole, tutto espresso in questo modo. Attraverso la poesia (la più importante forma d’arte per i Sordi) riescono a comunicare la loro condizione, i sentimenti, il disagio dovuto al fatto che dal mondo udente sono spesso emarginati. Parlano anche del loro mondo e della loro cultura, attraverso tutte le arti teatrali e visive. Non si definiscono “disabili”, proprio perché hanno una loro cultura, le loro abitudini e sono persone come tutti gli altri.

Perché è importante che un udente sia sensibilizzato in tale direzione?

All’anno nel nostro Paese nascono circa 500 bambini Sordi. Un numero piuttosto alto. Il loro modo di esprimersi è attraverso la comunicazione visivo-gestuale e quindi ritengo giusto che in Italia qualcuno studi e si approcci alla loro lingua e faccia loro da intermediario per integrarli nella comunità degli udenti.

Com’è strutturata, in breve, la grammatica della Lis?

La Lis segue maggiormente la struttura soggetto-oggetto-verbo. Utilizza molto il corpo e le espressioni facciali, chiamate “componenti non manuali”. Sono molto importanti perché vincolano il significato della frase.

Come si traducono i numeri in Lis?

Fino al numero 10 si conta con le due mani riprendendo la cultura del mondo udente, poi dall’11 in poi si assumono diverse configurazioni della mano.

E i nomi propri?

I Sordi hanno due nomi, in quanto appartengono a due mondi differenti, quello degli udenti e quello dei Sordi: un nome è quello italiano, registrato all’anagrafe, l’altro è definito “segno nome”. Per far entrare in maniera provvisoria una persona udente nella loro comunità, assegnano un segno nome in base a una caratteristica fisica o della personalità, alla professione che questi esercita, ecc. Si presentano in Lis, “segnando” il loro nome assegnato loro in istituto da piccoli o nell’ambiente lavorativo.

Come avviene lo spelling?

Esiste anche un alfabeto manuale: la mano assume diverse configurazioni e ognuna di queste corrisponde a una lettera dell’alfabeto.

Come prendi appunti a lezione, mentre il professore “segna”?

E’ difficile prendere appunti, perché non si può guardare contemporaneamente chi segna e il quaderno su cui scrivere. A volte non guardo dove scrivo, oppure quando mi accorgo di un segno nuovo, scrivo la parola italiana corrispondente al segno e poi attraverso un’applicazione o dei dizionari in Lis vado a controllare il segno. Nei dizionari virtuali si scrive la parola italiana e si trova il video, con persone Sorde che simulano il segno.

La sordità è un fattore genetico?

Solitamente no, infatti il 95% delle persone Sorde sono figli di udenti; solo il 5% sono figli di persone Sorde. A volte una coppia Sorda che è bene integrata nella comunità Sorda preferisce avere figli Sordi per trasmettere tradizioni, valori della loro lingua, i loro usi; mentre le persone Sorde che non accettano questo “problema” preferiscono avere bimbi udenti, oppure risolvere attraverso metodi medici, come l’impianto o il metodo oralista. Non sempre nei bambini Sordi il metodo orale funziona e quindi, se non si apprende la Lis nei primi anni di vita, il piccolo potrebbe rimanere senza L1 (la propria madrelingua).

Un Sordo italiano e un Sordo straniero si capiscono “segnando”?

La lingua dei segni non è unica per tutti, non a caso quella che studio io si chiama Lingua dei segni italiana. Ci sono invece la Asl (American Sign Language) in America, la Lsf (Langue de Signe Français) in Francia, la Bsl (British Sign Language) in Inghilterra, ecc. Ci sono poi le varianti regionali…

Dove si può imparare la Lis?
Esistono i corsi dell’Ens (Ente Nazionale Sordi), oppure di vari istituti. Si insegna, inoltre, nelle università di Roma, Milano, Urbino, oltre a Venezia…

Siete in molti nel tuo corso?

Noi nella classe del primo anno di Ca’ Foscari (l’Università di Venezia, ndr) siamo una cinquantina. Negli altri corsi molti meno, perché non è una lingua molto conosciuta.

Vorresti sfruttare questi studi anche in una futura carriera lavorativa?

Sì, mi piacerebbe diventare educatrice scolastica per bambini affetti da sordità.

Tags: alfabetoconfigurazionegrammaticaintervistalingualingua dei segnilinguelisnon udentinumeripersone sordesegno nomesordispellingtraduzionevaleria
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