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Parte dalla Campania il Ricorso al Tar contro il Governo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Aprile, 2015
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Parte dalla Campania il Ricorso al Tar contro il Governo
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come-fare-ricorso-al-tar_2da1a16110eb59034723b2703f0f9974Nel giorno del confronto tra Renzi e i sindaci “ribelli” delle grandi città metropolitane arriva un altro colpo per il governo con la presentazione di un ricorso al Tar da parte dei piccoli comuni contro la circolare del Ministero dell’Interno (12 Gennaio 2015) che ha previsto il commissariamento per i comuni inadempienti alla norma sull’accorpamento coatto delle funzioni comunali.

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L’iniziativa parte da ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, che raggruppa oltre 2200 Comuni in tutt’Italia e che si è costituita come espressione esponenziale dei 5700 comuni italiani a rischio accorpamento, affiancando nel ricorso al Tar Campania i comuni di Liveri (NA), Dragoni (CE), Baia e Latina (CE), Buonalbergo (BN) e Teora (AV).

Nel ricorso, che parte dalla Campania in virtù dell’esistenza anche di una legge regionale che, in applicazione della norma nazionale, ha già individuato gli ambiti territoriali entro cui i Comuni devono esercitare congiuntamente le loro funzioni fondamentali, e attacca formalmente, l’atto amministrativo ministeriale, c’è in realtà un attacco ben più ampio alla norma sull’accorpamento coatto dei piccoli comuni in merito alla quale nel ricorso, preparato dal noto amministrativista Aldo Sandulli, viene richiesto anche il rinvio alla Corte Costituzionale per la verifica di costituzionalità.

L’accorpamento coatto dei piccoli comuni, è un provvedimento varato nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi ma che non è mai riuscito a trovare attuazione. Nella sua ultima versione (legge 135/2012) prevede l’obbligo per i comuni con meno di 5mila abitanti di esercitare in forma associata (con unione da almeno 10mila abitanti) le funzioni fondamentali.

L’ultima proroga è arrivata dal governo Renzi che ha fissato al 31 Dicembre 2015 il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo associativo ma visto il futuro rischio commissariamento i piccoli comuni stavolta hanno deciso di rivolgersi direttamente alla magistratura.

I comuni nel ricorso al Tar contestano l’incostituzionalità della norma, perché lede il principio di autonomia degli Enti Locali, garantito dalla Costituzione, ma soprattutto la sua irragionevolezza in quanto i dati ISTAT sulla spesa dei comuni evidenziano che i piccoli comuni hanno una spesa annua di 852 euro pro capite a fronte della media nazionale di 910 euro e della media dei grandi comuni pari a 1256 euro.

“Dati che dimostrano – spiega Francesco Pinto, Presidente dell’associazione ASMEL – che non c’è affatto una correlazione tra piccole dimensioni del comune e costi di gestione (che sarebbe l’assunto alla base di questa normativa) ma c’è invece una correlazione opposta, perché è proprio nei piccoli comuni, dove è più agevole e stretto il rapporto con i cittadini, che è più semplice contenere i costi”.

I Comuni ricorrenti guidati da Asmel hanno chiesto perciò al Giudice l’accertamento dell’illegittimità della norma sull’accorpamento obbligatorio e la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale perché si esprima sull’evidente lesione del principio di autonomia dei Comuni e del principio eguaglianza sancito nell’art. 3 della Carta Costituzionale.

“Il principio di ragionevolezza – sostiene Pinto – è considerato dalla Corte Costituzionale un corollario del principio di uguaglianza, sancito dall’ art. 3 della nostra Carta fondamentale, e presuppone che le disposizioni normative contenute in atti aventi valore di legge siano adeguate o congruenti rispetto al fine perseguito dal legislatore. Si determina, pertanto, violazione del principio di ragionevolezza, quando si riscontra una contraddizione all’interno di una disposizione legislativa, oppure tra essa ed il pubblico interesse perseguito. Nel caso si accerti l’irragionevolezza della legge, essa sarà affetta dal vizio dell’eccesso di potere legislativo, e, in quanto tale, potrà essere ritenuta costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale”.

Intanto in attesa di una posizione ufficiale del governo diventa concreto il rischio di una pioggia di ricorsi amministrativi nelle varie sedi regionali del Tar. Al fianco dei primi cinque comuni campani guidati da Asmel sono già arrivate, infatti, oltre al sostegno dell’ANPCI, l’Associazione nazionale dei piccoli comuni, le adesioni di centinaia di comuni dislocati in tutto il Paese: dal comune piemontese di Calliano al comune siciliano di Alessandria della Rocca, dalla Lombardia (con i comuni di Candia Lomellina, Cavernago e Villimpenta) alla Sardegna (con i comuni di Gairo, San Giusta e Siamaggiore) solo per citarne alcuni, che per altro già si costituiranno ad adiuvandum nel ricorso dinnanzi al Tar Campania.

A supporto della tesi di Asmel ci sono gli ultimi dati del Report Istat rielaborati dall’Ufficio Studi Asmel, che dimostrano come al crescere del numero degli abitanti le spese dei comuni invece di diminuire crescono.

Nei Comuni al di sotto di 15.000 abitanti (quelli che andrebbero cancellati per razionalizzare la spesa secondo l’ultima proposta di Piero Fassino, presidente dell’ANCI), dove vive circa il 40% della popolazione italiana, le spese correnti dei Comuni ammontano a 774 euro per abitante. In quelli con più di 15.000 abitanti, le spese salgono a 995 euro per abitante. Un dato che dimostra che la proposta dell’ANCI determinerebbe un incremento di spesa annua pari a 5 miliardi di euro.

“Nei piccoli Comuni – spiega Pinto – funziona da calmiere il “controllo sociale” sulle spese, tanto più efficace quanto minore è la dimensione demografica ed inoltre i piccoli Municipi si avvalgono di amministratori locali attivissimi e ed a costo vicino allo zero ed è evidente allora che più cresce la dimensione demografica più si attenua il controllo sociale delle spese e si accrescono le rigidità delle procedure e degli istituti contrattuali”.

La gran parte dei servizi comunali già possono essere svolti in rete cooperando con altri Comuni attraverso gli “appositi accordi consortili” già introdotti per la gestione associata degli appalti e che proprio i comuni della rete Asmel già usano da tempo per la gestione associata di vari servizi.

 

Tags: camaniacommissariamentocomuniricorsotar
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