Poggioreale, sventata una consegna di droga e cellulari con un drone: sequestrati 300 grammi di hashish
Il velivolo è stato intercettato dalla Polizia Penitenziaria, ma sarebbe riuscito a ripartire dopo il recupero del carico. L’Uspp rilancia ...
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La donna era scappata dall’auto e si era rifugiata in un esercizio commerciale. Il militare è intervenuto prima che l’uomo ...
Un incendio è divampato poco fa in via Nuova delle Brecce, nel quartiere Poggioreale, dove i carabinieri sono intervenuti al ...
Tre arresti, cinque denunce e quasi tre chili di droga sequestrati. Dai vicoli di Barra alle strade di San Giovanni ...
Sei smartphone di ultima generazione sequestrati all'interno di uno dei reparti più delicati del carcere di Poggioreale. È il risultato ...
Ancora un tentativo di introdurre sostanze stupefacenti all'interno di un istituto penitenziario utilizzando un drone. Il piano, però, è stato ...
Napoli, 2 dicembre 1983 - L'agente penitenziario Antonio Cristiano, viene ucciso in un agguato che si consuma nei pressi della sua abitazione. ...
Non poter portare i fiori sulla tomba ai propri cari defunti: è questa la triste situazione che vede protagoniste numerose ...
Gironzolano tra noi, in ogni dove, siamo talmente abituati alla loro presenza che tendiamo a percepire quella condotta come “normale”, ...
La strage di Secondigliano: un’escalation di panico, paura e follia maturata nel cuore del pomeriggio del 15 maggio 2015 e ...
Dalle sostanze stupefacenti nascoste nelle abitazioni alle munizioni occultate tra i medicinali, fino a una pistola trovata nel vano ascensore...
Nato a Benevento, 63 anni, in Polizia dal 1990, Lamparelli arriva a Napoli dopo aver guidato la Questura di Firenze,...
Se c'è una regione che sta riscrivendo il modo in cui gli italiani pagano, è la Campania. Non per la...
«Diego è stato assassinato a sangue freddo». È l'accusa pronunciata dall'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, nell'arringa conclusiva delle parti civili al processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires. Il legale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale dell'ex fuoriclasse argentino, accusato insieme ad altri professionisti sanitari di responsabilità nella gestione delle sue condizioni di salute durante il ricovero domiciliare che precedette la morte, avvenuta il 25 novembre 2020. L'intervento di Burlando, durato oltre tre ore, ha segnato una delle fasi più intense della conclusione delle arringhe delle parti civili. L'avvocato ha sostenuto che le prove emerse nel dibattimento confermerebbero la tesi secondo cui la morte del campione avrebbe potuto essere evitata. Si tratta della posizione accusatoria della parte civile: le responsabilità penali degli imputati devono essere accertate dal tribunale. Le richieste di condanna: nel mirino l'intero staff sanitario Nel corso dell'arringa, l'avvocato Fernando Burlando ha chiesto 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assistenza sanitaria domiciliare. Per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di 10 anni, mentre per lo psicologo Carlos Díaz il legale ha invocato una pena di cinque anni. Infine, ha chiesto quattro anni di reclusione ciascuno per l'infermiere Ricardo Almirón e per Mariano Perroni, responsabile degli infermieri. Le contestazioni comprendono, secondo le posizioni accusatorie, l'omicidio semplice con dolo eventuale per alcuni imputati e l'omicidio colposo per altri. Per il medico clinico Pedro Di Spagna, invece, Burlando ha chiesto l'assoluzione, in linea con la posizione già espressa dalla pubblica accusa. Le richieste formulate dalla parte civile non sono condanne già pronunciate: spetterà ai giudici valutare le prove e accertare le eventuali responsabilità penali dei singoli imputati. La distinzione giuridica è importante. Il dolo eventuale presuppone, in termini generali, che una persona si rappresenti la possibilità che la propria condotta provochi un evento mortale e ne accetti il rischio. La colpa, invece, riguarda una condotta negligente, imprudente o imperita, senza quella forma di accettazione del rischio. Le pene richieste da Burlando sono quelle invocate dalla parte civile e non costituiscono condanne già pronunciate. Anche la qualificazione giuridica dei fatti resta sottoposta alla valutazione dei giudici. «Il suo corpo chiedeva aiuto»: le accuse sulle cure domiciliari Al centro della requisitoria c'è la gestione delle condizioni cliniche di Maradona nelle settimane precedenti la morte. Il campione era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e, successivamente, era stato trasferito in un'abitazione privata per proseguire la convalescenza. Secondo la ricostruzione sostenuta dall'accusa e dalle parti civili, durante l'assistenza domiciliare sarebbero stati trascurati segnali e sintomi che avrebbero richiesto un controllo medico più rigoroso e, potenzialmente, un nuovo ricovero ospedaliero. Burlando ha attaccato duramente le condizioni dell'abitazione nella quale Maradona trascorse gli ultimi giorni, sostenendo che fosse inadeguata a garantire un'assistenza proporzionata alla fragilità del paziente. «Il corpo di Diego chiedeva aiuto, ma l'indifferenza è stata brutale», ha dichiarato il legale. Ha inoltre sostenuto che Maradona fosse arrivato vivo in quella casa e che i professionisti incaricati di seguirlo avessero ignorato segnali clinici che avrebbero dovuto destare preoccupazione. La tesi delle parti civili è che non si sia trattato soltanto di una successione di errori nell'assistenza, ma di condotte e omissioni che avrebbero contribuito alla morte dell'ex calciatore. Sarà il tribunale a stabilire se le prove raccolte consentano di attribuire ai singoli imputati le responsabilità contestate. La morte del Pibe de Oro e il processo a San Isidro Diego Armando Maradona è morto il 25 novembre 2020, a 60 anni, mentre si trovava in convalescenza dopo l'intervento neurochirurgico. La morte, attribuita a un edema polmonare acuto associato a un'insufficienza cardiaca, ha dato origine a un'indagine sulle modalità dell'assistenza ricevuta negli ultimi giorni. Il processo mira a chiarire se i professionisti che avevano in cura l'ex campione abbiano agito correttamente e se eventuali negligenze abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso. Il procedimento in corso a San Isidro è il secondo tentativo processuale dopo che il primo processo era stato annullato nel 2025 a seguito dello scandalo legato alla partecipazione di una giudice a un progetto documentaristico sul caso, circostanza che aveva compromesso la regolarità del dibattimento. Nelle settimane precedenti alle arringhe delle parti civili, anche la pubblica accusa aveva chiesto pene detentive per diversi componenti dello staff sanitario, pur con richieste differenti rispetto a quelle formulate da Burlando. Un processo che cerca di stabilire chi avrebbe potuto salvarlo...