Sei smartphone di ultima generazione sequestrati all’interno di uno dei reparti più delicati del carcere di Poggioreale. È il risultato dell’attività della Polizia penitenziaria nel reparto di alta sicurezza “Avellino” della casa circondariale napoletana.
A rendere noto il sequestro è l’Uspp, che esprime soddisfazione per l’operazione e sottolinea il lavoro quotidiano degli agenti all’interno dell’istituto.
Il ritrovamento assume particolare rilievo proprio per il contesto nel quale è avvenuto. Il reparto di alta sicurezza ospita infatti detenuti appartenenti, secondo quanto riferito dal sindacato, alla criminalità organizzata. La presenza di dispositivi telefonici non autorizzati può consentire comunicazioni con l’esterno al di fuori dei canali previsti dall’ordinamento penitenziario.
«Ogni telefono sequestrato – sottolineano il presidente Uspp Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio – è un canale illecito sottratto alla criminalità organizzata».
Per il sindacato, il sequestro significa interrompere possibili collegamenti con l’esterno e rafforzare il controllo all’interno della struttura penitenziaria.
«Specie se si tratta di un reparto di alta sicurezza, dove ci sono detenuti appartenenti alla criminalità organizzata – aggiungono Moretti e Auricchio – questo significa interrompere le comunicazioni con l’esterno ed impedire di commettere attività delittuose, riaffermando il controllo dello Stato all’interno delle carceri», ma insieme al plauso per l’operazione, l’Uspp riporta l’attenzione sulle condizioni in cui lavora il personale della Polizia penitenziaria.
Secondo il sindacato, infatti, a Poggioreale mancherebbero circa 200 agenti. Una carenza di organico che, viene sottolineato, rende ancora più complesso il lavoro quotidiano di controllo e sicurezza all’interno di un istituto caratterizzato da una popolazione detenuta numerosa e da reparti con differenti livelli di sicurezza.
L’Uspp evidenzia inoltre la necessità di dotare gli istituti penitenziari di tecnologie più avanzate per contrastare l’introduzione e l’utilizzo illecito di cellulari e droni.
Il sequestro dei sei smartphone riporta così al centro un problema che riguarda la sicurezza penitenziaria: impedire che le mura del carcere diventino un ostacolo solo fisico e che strumenti di comunicazione non autorizzati possano trasformarsi in collegamenti con l’esterno.
Per l’Uspp, il risultato ottenuto a Poggioreale è innanzitutto un riconoscimento al lavoro degli agenti: «L’ennesima dimostrazione della professionalità e del senso dello Stato della Polizia penitenziaria del carcere di Poggioreale», nonostante le difficoltà operative e la carenza di personale.











