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Camorra e affari, maxi sequestro da 220 milioni a un imprenditore campano: sigilli a 394 immobili tra Napoli e Roma

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
15 Ottobre, 2026
in Cronaca
0
Napoli, 19enne latitante rintracciato grazie a Facebook
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Un patrimonio stimato in circa 220 milioni di euro, 394 immobili tra le province di Napoli e Roma, partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie e beni mobili. È il bilancio del maxi sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza nei confronti di un imprenditore campano attivo nei settori dell’edilizia e dell’immobiliare e di componenti del suo nucleo familiare.

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Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della Direzione distrettuale antimafia, ed è stato eseguito dai Nuclei di Polizia economico-finanziaria di Napoli e Bologna, con il supporto dello Scico, il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata delle Fiamme gialle. 

Secondo l’impostazione investigativa, ricostruita attraverso accertamenti economico-patrimoniali, l’imprenditore avrebbe intrattenuto rapporti d’affari e cointeressenze societarie con soggetti riconducibili ad ambienti camorristici. Gli approfondimenti avrebbero inoltre evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato.

Chi è l’imprenditore destinatario del provvedimento

Il destinatario del provvedimento è Giuseppe Rostan, imprenditore di 76 anni originario di Melito di Napoli, attivo soprattutto nei settori edilizio e immobiliare. Il sequestro riguarda anche beni riconducibili ai componenti del suo nucleo familiare. 

L’operazione non si limita agli immobili. Il decreto comprende partecipazioni societarie e beni riconducibili a tre società operanti nei settori immobiliare e sanitario, oltre a disponibilità finanziarie e altri cespiti patrimoniali.

Nel dettaglio, il patrimonio sottoposto a sequestro comprende 394 unità immobiliari, tra appartamenti, negozi, uffici, depositi, autorimesse, terreni e immobili in costruzione; 12 beni mobili registrati;28 rapporti finanziari, comprendenti disponibilità bancarie, strumenti finanziari e prodotti assicurativi; partecipazioni societarie e beni riconducibili a tre società attive nei settori immobiliare e sanitario.

Gli immobili si trovano nelle province di Napoli e Roma. Il valore complessivo stimato del patrimonio è di circa 220 milioni di euro.

Le indagini patrimoniali: sotto esame il periodo 1999-2016

Uno degli elementi centrali dell’inchiesta riguarda la ricostruzione della situazione economica dell’imprenditore.

Gli approfondimenti condotti dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bologna, in collaborazione con lo Scico, hanno preso in esame il periodo compreso tra il 1999 e il 2016. Secondo gli investigatori, sarebbe emersa una sproporzione significativa tra i redditi dichiarati e le disponibilità patrimoniali riconducibili all’imprenditore.

L’analisi ha riguardato partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie e immobili situati in Campania e nel Lazio. Parallelamente, gli accertamenti hanno ricostruito rapporti d’affari e cointeressenze societarie con persone ritenute riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata. 

Un contributo investigativo sarebbe arrivato anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ascoltati sui rapporti tra l’imprenditore e soggetti ritenuti legati alla camorra.

È questo intreccio tra ricostruzione patrimoniale e rapporti economici a costituire il nucleo del provvedimento di prevenzione.

Il Parco Primavera di Melito e i rapporti ricostruiti dagli investigatori

Tra le operazioni immobiliari finite sotto la lente degli inquirenti figura la realizzazione del complesso residenziale Parco Primavera, a Melito di Napoli, parzialmente interessato dal sequestro.

Secondo la ricostruzione investigativa, l’operazione immobiliare avrebbe coinvolto anche soggetti ritenuti vicini ad ambienti camorristici. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avrebbero contribuito a ricostruire i rapporti d’affari e le cointeressenze legate a questa e ad altre iniziative immobiliari. 

È necessario, tuttavia, distinguere i diversi procedimenti giudiziari. Il processo di primo grado relativo al Parco Primavera, per ipotesi di lottizzazione abusiva e altri reati aggravati dalla finalità o modalità mafiosa, si è concluso nel 2024 con l’assoluzione di Giuseppe Rostan e degli altri imputati. 

Il nuovo sequestro patrimoniale si fonda su un procedimento di prevenzione e su accertamenti economico-finanziari: non deve essere confuso con una condanna penale per i fatti contestati in altri procedimenti.

Il legame familiare con la politica

Il nome di Giuseppe Rostan è stato associato nelle cronache anche a quello della consigliera regionale campana della Lega Michela Rostan, di cui è zio.

Il contesto familiare è stato richiamato anche in relazione a Emilio Rostan, fratello di Giuseppe e padre della consigliera regionale, condannato in appello lo scorso aprile a sette anni e quattro mesi nell’ambito di un’inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso alle elezioni comunali di Melito del 2021. 

Il patrimonio e la prevenzione antimafia

Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza rientra nell’ambito delle misure di prevenzione patrimoniale previste dalla normativa antimafia. Questi strumenti consentono all’autorità giudiziaria di intervenire sui beni quando ricorrono i presupposti stabiliti dalla legge, sulla base degli elementi raccolti e delle valutazioni del tribunale competente.

Nel caso in esame, la misura è stata disposta dalla Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli su proposta della Direzione distrettuale antimafia. L’esecuzione ha richiesto il lavoro congiunto dei reparti economico-finanziari della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna e dello Scico.

Un impero immobiliare da 220 milioni sotto sequestro

Quasi quattrocento immobili, società, rapporti finanziari e beni distribuiti tra Campania e Lazio: il maxi sequestro disposto a Napoli colpisce un patrimonio stimato in 220 milioni di euro e riporta al centro dell’attenzione il rapporto tra imprenditoria, accumulazione della ricchezza e presunte contiguità con la criminalità organizzata.

L’obiettivo delle indagini patrimoniali è ricostruire l’origine delle risorse economiche, verificare la compatibilità tra redditi dichiarati e beni posseduti e individuare eventuali collegamenti con circuiti criminali.

Tags: camorracriminalità organizzatadirezione distrettuale antimafiaGiuseppe Rostanguardia di finanzaimmobiliMaxi sequestromelito di napolimisure di prevenzioneParco Primavera
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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