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Pozzuoli, 24enne autistico precipita dal terrazzo di un centro di riabilitazione: la madre chiede chiarezza

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Ottobre, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Pozzuoli, 24enne autistico precipita dal terrazzo di un centro di riabilitazione: la madre chiede chiarezza
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La tragedia si è consumata il 13 ottobre nella struttura I.FL.HAN di Monterusciello. Disposta l’autopsia sul corpo del giovane, cresciuto a Qualiano. La famiglia vuole capire come sia avvenuta la caduta e quali misure di sorveglianza fossero garantite.

Un ragazzo di 24 anni, autistico, è morto dopo essere precipitato dal terrazzo di una struttura di riabilitazione psichiatrica a Monterusciello, quartiere di Pozzuoli. Si chiamava Roslan, era originario dell’Ucraina e viveva a Qualiano, dove era arrivato quando aveva appena tre anni.

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La tragedia si è verificata nel pomeriggio di martedì 13 ottobre 2026, all’interno del centro I.FL.HAN. Per il giovane non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i soccorritori, mentre le autorità hanno avviato gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto.

La magistratura ha disposto l’autopsia e il sequestro della salma, trasferita per gli esami medico-legali. Saranno gli approfondimenti investigativi e gli esiti dell’esame autoptico a contribuire alla ricostruzione della dinamica.

Al centro della vicenda c’è anche la richiesta della madre, che vuole capire come sia stato possibile che il figlio precipitasse dal terrazzo della struttura nella quale era ospitato e seguito da personale specializzato.

La domanda della madre: «Perché è stato lasciato solo?»

A rappresentare la famiglia è l’avvocato Sergio Pisani, che assiste la donna insieme all’associazione La Battaglia di Andrea, impegnata nella tutela dei diritti delle persone con disabilità.

Secondo quanto riferito dal legale, il giovane era seguito da terapisti personali sia durante il giorno sia nelle ore notturne. Un elemento che rende necessario approfondire l’organizzazione dell’assistenza e le modalità con cui veniva garantita la sorveglianza.

«La madre del ragazzo autistico si chiede perché il figlio sia stato lasciato solo», ha spiegato Pisani, richiamando l’esigenza di verificare le circostanze in cui si è verificata la caduta.

La richiesta della famiglia riguarda, dunque, non soltanto la ricostruzione degli ultimi momenti di vita del ventiquattrenne, ma anche le condizioni in cui veniva assistito all’interno della struttura.

Occorre accertare quale fosse l’organizzazione del servizio, quali misure di sorveglianza fossero previste e che cosa sia successo nelle fasi immediatamente precedenti alla tragedia.

Al momento, tuttavia, non è possibile affermare che vi siano state omissioni o responsabilità da parte della struttura o degli operatori. Saranno gli accertamenti delle autorità competenti a stabilire se emergano eventuali profili di responsabilità.

La dinamica della caduta ancora da chiarire

Le prime ricostruzioni giornalistiche hanno riportato ipotesi differenti sulle circostanze dell’accaduto. In alcune fonti viene indicata la possibilità di un gesto volontario, mentre altre riferiscono una prima ipotesi di incidente.

Non è quindi possibile considerare già accertata la dinamica della morte. L’autopsia e gli ulteriori accertamenti dovranno contribuire a chiarire le cause del decesso e a verificare gli elementi raccolti dagli investigatori.

Anche la sequenza degli eventi che ha preceduto la caduta resta un punto fondamentale. Ricostruirla significa comprendere dove si trovasse il giovane, quali fossero le condizioni di assistenza in quel momento e se tutte le procedure previste fossero state rispettate.

È su questi aspetti che si concentra la richiesta della madre, intenzionata a ottenere risposte documentate sulla morte del figlio.

Il ruolo dell’associazione La Battaglia di Andrea

Accanto alla famiglia è intervenuta l’associazione La Battaglia di Andrea, da anni impegnata nelle battaglie per i diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari.

Il coinvolgimento dell’associazione e del legale punta a garantire che gli aspetti della vicenda siano esaminati con attenzione e che la famiglia possa seguire il percorso degli accertamenti.

La morte di Roslan pone interrogativi delicati sul tema dell’assistenza alle persone con disabilità all’interno delle strutture sanitarie e riabilitative. Ogni situazione richiede una valutazione specifica, legata alle esigenze della persona, al progetto assistenziale e alle misure di sicurezza effettivamente necessarie.

Per questo sarà importante verificare non soltanto la dinamica della caduta, ma anche il contesto nel quale è avvenuta, evitando conclusioni premature.

Assistenza e sicurezza: una questione che riguarda le famiglie

Quando una persona viene affidata a una struttura di cura e riabilitazione, la famiglia si aspetta che vengano garantite le prestazioni assistenziali previste e le misure di protezione adeguate alle sue necessità.

La vicenda di Pozzuoli riporta al centro il rapporto di fiducia tra familiari e strutture, ma anche la necessità di controlli e procedure capaci di tutelare le persone che necessitano di assistenza.

Non basta, tuttavia, che una tragedia sollevi interrogativi per poter individuare automaticamente responsabilità. Occorre ricostruire i fatti, esaminare la documentazione, verificare le procedure adottate e ascoltare le persone coinvolte.

La madre di Roslan chiede che questo percorso venga compiuto fino in fondo. L’autopsia rappresenta un primo passaggio, mentre gli ulteriori accertamenti dovranno chiarire le circostanze della caduta e verificare ogni elemento rilevante.

Tags: autismocronaca NapolidisabilitàI.FL.HANLa Battaglia di AndreaMonterusciellopozzuoliRoslan
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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