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Napoli, stretta sui B&B: massimo il 30% degli immobili, il 70% resta a uso abitativo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
15 Settembre, 2026
in In evidenza, News
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Urbanistica, la rigenerazione riparte dai centri storici

Tour con guida turistica al Centro di Napolli

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Tre appartamenti su dieci potranno essere destinati a B&B o case vacanza. Gli altri sette dovranno restare abitazioni. Approvata dal Consiglio comunale la nuova disciplina per il centro storico: il provvedimento divide il mondo degli operatori e apre un nuovo capitolo nella battaglia sulla residenzialità a Napoli.

A Napoli cambia il modo di immaginare il futuro del centro storico.

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Il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza la variante urbanistica che introduce nuove regole per le attività ricettive extralberghiere nell’area storica della città. Il principio è semplice: non più di un appartamento su tre, all’interno di un edificio, potrà essere destinato a B&B o casa vacanza; almeno il 70% dovrà rimanere a uso abitativo.

Una misura destinata a incidere profondamente sul volto dei quartieri più turistici della città e anche a riaccendere uno scontro che da anni attraversa Napoli: quello tra la crescita del turismo e il diritto dei residenti a continuare ad abitare nel centro.

Tre case su dieci, non di più

La regola è stata costruita su una proporzione precisa.

In un palazzo con dieci appartamenti, al massimo tre potranno essere destinati alla ricettività extralberghiera. Gli altri sette dovranno restare civili abitazioni.

Non è soltanto un limite numerico. La nuova disciplina prevede infatti anche l’obbligo del cambio di destinazione d’uso, attraverso specifici titoli autorizzativi. L’obiettivo è rendere più chiaro quanti immobili vengono effettivamente sottratti alla funzione residenziale per essere destinati al mercato turistico.

Una distinzione destinata a diventare particolarmente importante in quelle zone dove la presenza delle strutture ricettive è cresciuta rapidamente negli ultimi anni.

In alcuni quartieri, infatti, la soglia del 30% risulta già superata. La nuova disciplina potrebbe quindi produrre anche un altro effetto: spostare una parte degli investimenti turistici verso le aree più periferiche della città.

La battaglia per la residenza

La scelta del Comune arriva al termine di un percorso durato oltre un anno e viene motivata dall’amministrazione con la necessità di tutelare la residenzialità nel centro storico.

La vicesindaca con delega all’Urbanistica Laura Lieto ha definito la variante uno strumento di governo del territorio, sostenendo che il turismo debba essere parte della vita della città senza arrivare ad assorbirla completamente.

L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che la trasformazione progressiva degli appartamenti in strutture turistiche finisca per espellere i residenti dai quartieri storici. Il tema è quello della casa.

Negli ultimi anni, la crescita delle locazioni brevi e delle strutture extralberghiere è stata accompagnata da una forte discussione sull’aumento dei canoni e dei valori immobiliari nelle zone più turistiche.

Per chi vive nel centro storico, il rischio denunciato è quello di una città sempre più pensata per chi arriva e sempre meno per chi ci vive.

Gli operatori: «Ricorreremo al Tar»

La decisione del Consiglio comunale non è stata accolta senza contestazioni.

L’Abbac, la rete nazionale dell’extralberghiero, ha annunciato l’intenzione di valutare un ricorso al Tar contro la nuova disciplina.

Il presidente Agostino Ingenito contesta soprattutto l’introduzione di una soglia uniforme del 30%, chiedendo dati aggiornati e dettagliati, edificio per edificio e quartiere per quartiere, sulla presenza delle attività ricettive, sulla reale sottrazione di immobili alla residenza e sul fabbisogno abitativo.

La posizione degli operatori è che limitare l’offerta extralberghiera, senza intervenire contemporaneamente sulla disponibilità di abitazioni e sull’accessibilità degli affitti, non sarebbe sufficiente a risolvere la crisi abitativa. Da qui l’annuncio del possibile ricorso alla giustizia amministrativa.

E c’è chi chiede limiti ancora più severi

Sul fronte opposto, anche i comitati per il diritto all’abitare considerano il provvedimento un passo che non sarebbe però sufficiente.

La Rete per l’Abitare aveva chiesto una soglia più bassa e, in precedenza, una moratoria sulle nuove aperture di B&B e case vacanza, sostenendo che il 30% rappresenti ancora una percentuale troppo elevata in alcune aree.

È una fotografia di una città divisa su una domanda che non riguarda soltanto il turismo.

Il turismo non è il problema. L’equilibrio sì

Napoli ha costruito negli ultimi anni una parte importante della propria crescita economica sulla capacità di attrarre visitatori.

Il turismo porta lavoro, consumi, investimenti e nuove attività, ma una città turistica rimane una città soltanto se conserva i suoi abitanti.

È questo il nodo sul quale la nuova disciplina prova a intervenire: non fermare il turismo, ma stabilire quanto spazio possa occupare dentro gli stessi palazzi nei quali le persone devono continuare a vivere.

Il 70% destinato alla residenza diventa così più di una percentuale urbanistica, ma la misura di un’idea di città.

Adesso arriverà la parte più difficile: verificare come la nuova regola verrà applicata, quali effetti produrrà sugli affitti, sugli immobili e sulle attività turistiche e se sarà in grado di raggiungere l’obiettivo dichiarato.

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