Il nuovo rapporto Unep: lo sforamento della soglia dell’Accordo di Parigi è ormai considerato inevitabile. Ma ridurne durata e intensità è ancora possibile: servono tagli immediati alle emissioni, adattamento e rimozione della CO₂
Il mondo è ormai destinato a superare nei prossimi anni la soglia di 1,5°C di aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali, il limite più ambizioso fissato dall’Accordo di Parigi. Ma non è ancora il momento della resa.
È questo il messaggio contenuto nel nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), pubblicato il 2 settembre e intitolato Limiting Overshoot. Lo studio analizza cosa potrebbe accadere quando il pianeta entrerà stabilmente nella fase di “overshoot”, cioè di superamento della soglia, e quali margini restano per ridurre il picco e tornare successivamente sotto 1,5°C.
Il limite di 1,5°C sarà superato
Secondo l’Unep, il superamento dei 1,5°C è ormai ampiamente considerato inevitabile alla luce delle politiche attuali e delle traiettorie previste nel breve periodo.
Nello scenario più ottimistico preso in considerazione dal rapporto, il riscaldamento globale raggiungerebbe un picco di circa 1,8°C rispetto all’epoca preindustriale. La maggior parte degli altri scenari prevede invece aumenti superiori ai 2°C.
La differenza tra questi scenari non è soltanto un dato statistico. Ogni frazione di grado conta.
Il rapporto sottolinea infatti che, oltre 1,5°C, i rischi aumentano con ogni ulteriore incremento della temperatura e con ogni anno trascorso in condizioni di riscaldamento elevato.
Più caldo significa più rischi
Le conseguenze riguardano praticamente ogni sistema da cui dipendono le società umane.
L’aumento delle temperature è associato a eventi meteorologici estremi più intensi, perdita degli ecosistemi, maggiore pressione sulla sicurezza alimentare e sulle risorse idriche, danni alla salute, alle infrastrutture e alle economie.
A essere particolarmente esposte sono anche le città costiere a bassa quota e i piccoli Stati insulari, minacciati dall’innalzamento del livello dei mari.
L’Unep avverte inoltre del crescente rischio di punti di non ritorno climatici. Tra quelli indicati figurano la destabilizzazione delle grandi calotte glaciali, il deterioramento della foresta amazzonica e possibili alterazioni della circolazione oceanica atlantica.
Più a lungo e più in alto saliranno le temperature, maggiore sarà la probabilità di superare soglie dalle quali alcuni cambiamenti potrebbero diventare irreversibili.
La strategia: superare, raggiungere il picco e tornare indietro
Il rapporto non si limita a lanciare un allarme. Indica anche una possibile strategia: “overshoot, peak and decline”, cioè superamento, picco e successiva diminuzione delle temperature.
L’obiettivo è rendere lo sforamento il più basso e il più breve possibile, per poi creare le condizioni necessarie a riportare il riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5°C.
Per farlo, però, non basteranno interventi marginali.
L’Onu chiede riduzioni immediate e durature delle emissioni di gas serra, compreso il metano, fino al raggiungimento delle emissioni nette zero. Successivamente, secondo il rapporto, saranno necessarie anche emissioni nette negative, attraverso sistemi di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera.
Tra le soluzioni considerate rientrano il ripristino delle foreste e altre forme di rimozione della CO₂. L’Unep precisa però che queste tecnologie e questi interventi devono essere un complemento e non un sostituto della riduzione delle emissioni.
Mitigazione e adattamento devono procedere insieme
Un altro punto centrale del rapporto riguarda l’adattamento.
Anche nel caso in cui il mondo riuscisse a riportare la temperatura sotto 1,5°C, alcuni danni provocati dal riscaldamento saranno ormai irreversibili. Alcune comunità potrebbero essere costrette a trasferirsi, mentre altre dovranno modificare attività economiche e condizioni di vita.
Per questo, secondo l’Unep, mitigazione e adattamento devono avanzare contemporaneamente.
Da una parte bisogna ridurre le cause del cambiamento climatico; dall’altra occorre preparare città, infrastrutture, economie e comunità a condizioni climatiche sempre più difficili.
L’adattamento, inoltre, dovrà diventare più rapido e trasformativo, perché alcuni rischi potrebbero manifestarsi in modo improvviso e non lineare.
Ogni anno di ritardo rende il problema più difficile
Il messaggio dell’Onu è quindi molto diverso da una dichiarazione di resa.
Il superamento di 1,5°C non deve essere considerato un nuovo punto di arrivo, ma una condizione da limitare e, per quanto possibile, invertire.
La traiettoria futura dipenderà dalle decisioni prese adesso: quanto rapidamente verranno ridotte le emissioni, quanto sarà alto il picco delle temperature e quanto a lungo il pianeta rimarrà oltre la soglia.
«Overshoot» non significa dunque che tutto sia perduto. Significa che il margine di manovra si è ristretto.
E in un pianeta che ha già sperimentato ondate di calore estreme, incendi devastanti e alluvioni sempre più drammatiche, la vera emergenza non è soltanto evitare il superamento di una soglia: è impedire che quel superamento diventi una nuova normalità.











