La lettera di un padre del Rione De Gasperi: “Non chiedo aiuto. Vorrei soltanto che i miei figli avessero le stesse opportunità degli altri bambini”
“Cara giornalista, ti scrivo per raccontarti una storia che sono certo solo tu potrai pubblicare”.Comincia così la lettera arrivata da Ponticelli, dal Rione De Gasperi. A scriverla è un padre di quattro figli che ha scelto di raccontare una rinuncia che, soprattutto a Ferragosto, può sembrare piccola. Una vacanza mancata. Qualche giorno al mare che non ci sarà, ma dietro quelle parole c’è molto di più.
“Non ti scrivo per chiedere aiuto o per lamentarmi”, precisa subito. Non vuole essere compatito, né trasformare la propria difficoltà in una richiesta di assistenza. Vuole raccontare cosa significa, per una famiglia numerosa che vive del proprio lavoro, arrivare alla fine del mese dovendo fare i conti con ogni spesa.
Anche quest’anno i suoi quattro figli non sono potuti andare in vacanza e il problema, forse, non è soltanto non poter partire. È il significato che quella rinuncia rischia di assumere agli occhi di quattro bambini, perché i bambini osservano. Vedono gli amici partire, le fotografie delle vacanze sui telefoni, il mare raccontato dagli altri e possono iniziare a comprendere troppo presto che esistono cose considerate normali per alcuni e irraggiungibili per altri.
“Ci sono bambini che guardano partire gli altri e imparano troppo presto che certe cose non sono per loro”, scrive il padre. È una frase che racconta una forma di povertà che spesso non compare nelle statistiche. Quella che non significa necessariamente non avere da mangiare o non avere una casa, ma dover rinunciare continuamente a tutto ciò che va oltre lo stretto necessario.
Una vacanza può diventare così un lusso.Il mare, che per chi vive in una città come Napoli sembra quasi a portata di mano, può trasformarsi in una possibilità negata. Non perché sia lontano, ma perché anche una giornata fuori casa comporta spese che, per una famiglia con quattro figli, possono diventare difficili da sostenere.
“Ogni scelta pesa il quadruplo”, racconta. Pagare una bolletta o rimandarla. Affrontare una spesa imprevista. Comprare ciò che serve ai figli. Rinunciare a qualcosa per arrivare alla fine del mese. Sono decisioni quotidiane che per molte famiglie rappresentano una normalità invisibile.
Eppure quel padre non chiede una vacanza pagata. Chiede qualcosa di molto più grande: la possibilità che i suoi figli non si sentano diversi.
“Non pretendo di andare in vacanza”, scrive. “Vorrei soltanto che i miei figli possano avere le stesse opportunità degli altri bambini”.
È qui che la sua lettera smette di essere soltanto la storia di una famiglia del Rione De Gasperi e diventa una domanda rivolta a tutti. Perché la povertà non dovrebbe decidere chi può vedere il mare e chi deve guardarlo soltanto nelle fotografie. E soprattutto c’è una domanda che quel padre affida alla sua lettera: “Come faccio a spiegare ai miei figli che non possono andare al mare?”
Una domanda semplice, terribile proprio perché non ha una risposta semplice. Poi il riferimento alle istituzioni, con un’amarezza che non ha bisogno di essere urlata: mentre c’è chi può permettersi un aperitivo in spiaggia o una cena di pesce al ristorante, ci sono famiglie che devono calcolare quanto costa anche solo trascorrere una giornata al mare.“
Attraverso lei, cara giornalista, questa domanda possa arrivare alle istituzioni”, scrive. Non è una richiesta di pietà. È una richiesta di attenzione, perché una società che vuole definirsi civile dovrebbe preoccuparsi anche delle disuguaglianze che si consumano nelle cose apparentemente più banali: una vacanza, una giornata al mare, un’esperienza che per un bambino dovrebbe essere un ricordo felice e non la prova dei limiti economici della propria famiglia.
La storia arriva da Ponticelli, ma potrebbe arrivare da una qualsiasi periferia italiana ed è forse proprio per questo che merita di essere raccontata. Non per trasformare quel padre in un simbolo della povertà, né i suoi quattro figli in numeri, ma per ricordare che dietro ogni rinuncia ci sono persone, famiglie, bambini e domande alle quali troppo spesso nessuno risponde.
A Ferragosto il mare è pieno di gente, ma non tutti i bambini hanno la possibilità di raggiungerlo e forse il vero privilegio non è avere una vacanza da raccontare, ma poter dare ai propri figli la certezza che, almeno davanti al mare, nessuno debba sentirsi meno bambino degli altri.











