Ogni primavera la Campania torna in cima alle classifiche nazionali del gioco d’azzardo che comprendono anche giochi online, anche casino online senza autoesclusione tra gli altri, e ogni volta i titoli ripetono la stessa cifra: oltre ventuno miliardi di euro. Nel 2025 il volume di denaro intercettato dal gioco legale nella regione ha superato i 21,5 miliardi, in crescita del 4,7 per cento rispetto all’anno precedente, secondo l’elaborazione dell’associazione Libera sui dati del Ministero dell’Economia. È un numero enorme, che colloca la Campania al secondo posto in Italia dietro la sola Lombardia. Ma è anche un numero che, preso così com’è, racconta solo metà della storia.
Raccolta e spesa: due cose diverse
La prima cosa da chiarire riguarda il significato di quei 21,5 miliardi. Si tratta della raccolta, cioè la somma di tutte le puntate effettuate, non dei soldi effettivamente persi dai giocatori. La differenza è sostanziale. Quando una persona acquista un tagliando da cinque euro, vince cinque euro e li rigioca, ha generato dieci euro di raccolta avendone spesi realmente cinque. Questo meccanismo, chiamato rigiocato, gonfia il dato complessivo in modo significativo, soprattutto nei prodotti a ciclo rapido come le slot e i giochi da casinò online, dove la stessa somma può essere puntata decine di volte in pochi minuti.
La spesa reale, ovvero la differenza tra raccolta e vincite restituite, è molto più contenuta. A livello nazionale, nel 2024 la raccolta ha sfiorato i 157 miliardi mentre la spesa effettiva si è fermata intorno ai 23 miliardi. Per la Campania, l’associazione di categoria Sapar ha stimato una spesa reale sul gioco fisico vicina a 1,1 miliardi di euro, pari a circa 400 euro l’anno per abitante, un valore sostanzialmente in linea con la media italiana. Tenere insieme questi due piani è fondamentale: la regione resta tra le più esposte del Paese, ma parlare di 3.700 euro bruciati da ogni cittadino, bambini compresi, significa scambiare la raccolta per la perdita e costruire un allarme con basi fragili.
Dove si concentra il fenomeno
Detto questo, il primato campano è reale e ha una geografia precisa. La provincia di Napoli guida la classifica regionale con 11,4 miliardi di raccolta, seguita a distanza da Salerno con 4,1 miliardi e Caserta con 3,7 miliardi. In termini di raccolta pro capite la Campania è prima in Italia, davanti ad Abruzzo, Molise e Sicilia, regioni che condividono con la Campania un dato significativo: figurano tutte nella parte bassa della graduatoria del prodotto interno lordo pro capite.
Questa correlazione tra povertà del territorio e intensità del gioco è uno degli aspetti più studiati. Le analisi su dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli mostrano che la raccolta media del gioco online si aggira intorno ai 1.400 euro per abitante a livello nazionale, ma supera i 2.000 euro proprio in Calabria, Sicilia e Campania, le tre regioni con il reddito più basso. Il gioco d’azzardo, in altre parole, pesa di più dove le famiglie hanno meno margine economico, e questo trasforma una questione di intrattenimento in un problema di tenuta sociale.
A livello comunale i numeri diventano ancora più estremi e vanno letti con la stessa cautela metodologica. Comuni turistici come Lacco Ameno, a Ischia, o Capri registrano valori di raccolta online pro capite altissimi, oltre 12.000 e 10.000 euro nel 2024, ma si tratta di dati distorti dalla presenza di conti gioco intestati a residenti che giocano cifre molto elevate, in territori con popolazione ridotta. Il dato medio comunale, in questi casi, dice poco sulla diffusione effettiva del fenomeno.
Il sorpasso del digitale
Il vero cambiamento strutturale degli ultimi anni è lo spostamento dal gioco fisico a quello online. Nel biennio 2024-2025 la raccolta online in Italia ha raggiunto i 100,88 miliardi di euro, con una crescita del 9,5 per cento, mentre il gioco fisico si è attestato a 64,46 miliardi, in lieve contrazione. Il digitale ha quindi superato stabilmente la rete fisica, invertendo gli equilibri storici del settore.
La Campania è in prima fila in questa transizione. Napoli è tra le città italiane con i maggiori volumi di gioco online, e tre province della regione si collocano nella fascia alta nazionale per raccolta telematica pro capite. Lo spostamento verso lo smartphone ha conseguenze precise: rende il gioco accessibile ventiquattro ore su ventiquattro, lo sottrae al controllo visivo delle sale e degli esercizi, e abbassa drasticamente la soglia di accesso per le fasce più giovani.
L’impatto sui più giovani
È sul fronte giovanile che i dati campani destano la preoccupazione maggiore, e qui le cifre reggono al controllo. Secondo lo studio ESPAD condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la prevalenza di gioco a rischio tra i quindici e i diciannove anni in Campania è del 6,3 per cento, contro una media nazionale del 3,8 per cento. Quasi il 60 per cento degli studenti di quella fascia d’età ha giocato almeno una volta nell’ultimo anno, con percentuali superiori alla media italiana.
A confermare il quadro è l’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui gli adolescenti del Sud e delle Isole frequentano le piattaforme di gioco online in misura cinque volte superiore ai coetanei del Nord, con un rischio doppio di sviluppare un disturbo problematico. Sul versante sanitario, i servizi per le dipendenze delle Asl campane hanno in carico oltre 3.400 persone con disturbo da gioco d’azzardo, un numero in costante crescita che gli operatori considerano solo la punta visibile del fenomeno, perché molti giocatori problematici non arrivano mai ai servizi pubblici.
La risposta delle istituzioni
Di fronte a questi numeri la Regione ha approvato un nuovo Piano per il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, finanziato con poco più di 4,1 milioni di euro provenienti dal Fondo 2024 del Ministero della Salute. Le risorse sono destinate alle aziende sanitarie locali e si articolano su tre direttrici: prevenzione nelle scuole e sul territorio, rafforzamento dei Ser.D. e sostegno a chi vive le conseguenze economiche dell’azzardo, comprese le situazioni di sovraindebitamento.
Resta il nodo della sproporzione tra le risorse messe in campo e le dimensioni del fenomeno. Quattro milioni di euro di prevenzione si confrontano con miliardi di raccolta e con un’offerta di gioco capillare, fatta a Napoli di oltre cento sale dedicate e di migliaia di esercizi pubblici dotati di apparecchi. La sfida campana, in fondo, è tutta qui: distinguere i numeri reali da quelli gonfiati per evitare allarmi fuori scala, e allo stesso tempo non lasciare che la correzione statistica diventi un alibi per sottovalutare un’emergenza che, soprattutto tra i più giovani, ha radici concrete.









