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Bruciati vivi in un minivan ad Amendolara: quattro braccianti uccisi in una strage che sconvolge l’Italia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
3 Giugno, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Bruciati vivi in un minivan ad Amendolara: quattro braccianti uccisi in una strage che sconvolge l’Italia
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Una tragedia di una ferocia agghiacciante ha sconvolto la Calabria e l’intero Paese. Quattro lavoratori agricoli migranti sono morti carbonizzati all’interno di un minivan dato alle fiamme ad Amendolara, nell’Alto Ionio cosentino. Quello che inizialmente sembrava un drammatico incidente si è trasformato, nel giro di poche ore, in una delle più gravi vicende di cronaca degli ultimi anni: la Procura di Castrovillari procede infatti per omicidio plurimo aggravato e ha già disposto il fermo di due persone. 

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Il ritrovamento nel distributore lungo la Statale 106

L’orrore si è consumato nella tarda mattinata del 1° giugno presso un distributore di carburante lungo la Statale 106 Jonica, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico. Un minivan parcheggiato nell’area di servizio è stato improvvisamente avvolto dalle fiamme. Quando i vigili del fuoco sono riusciti a domare l’incendio, all’interno del veicolo hanno trovato i corpi carbonizzati di quattro uomini. 

Le vittime erano lavoratori agricoli stranieri impiegati nelle campagne della Sibaritide. In un primo momento si era ipotizzato un guasto o un incidente legato al mezzo, ma gli elementi raccolti dagli investigatori hanno rapidamente indirizzato l’inchiesta verso un’ipotesi ben più inquietante. 

La svolta: non un incidente ma un omicidio

Determinanti sono state le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza del distributore. I filmati, acquisiti dalla Squadra Mobile di Cosenza e coordinati dalla Procura di Castrovillari, avrebbero immortalato le fasi precedenti all’incendio. 

Secondo quanto emerso dalle indagini, due uomini sarebbero stati ripresi mentre si avvicinano al minivan. Le immagini mostrerebbero il blocco delle portiere dall’esterno e il successivo lancio di materiale infiammabile all’interno del veicolo. Pochi istanti dopo si sviluppa una violenta fiammata che avvolge completamente il mezzo. 

Gli investigatori ritengono che le vittime siano rimaste intrappolate all’interno dell’abitacolo senza possibilità di fuga. Un dettaglio particolarmente drammatico emerge dalle ricostruzioni investigative: uno dei presunti aggressori avrebbe cercato di impedire agli occupanti del minivan di uscire dal veicolo mentre le fiamme si propagavano. 

Il sopravvissuto che ha raccontato l’orrore

Nel minivan non si trovavano soltanto le quattro vittime. Un quinto uomo, un cittadino afghano, è riuscito miracolosamente a salvarsi. Ferito e ustionato, è stato soccorso e successivamente ascoltato dagli investigatori. 

La sua testimonianza si è rivelata fondamentale per ricostruire quanto accaduto e per identificare i presunti responsabili. Secondo le prime indiscrezioni investigative, il sopravvissuto avrebbe indicato il possibile movente della strage, legato a contrasti economici maturati nell’ambiente dei lavoratori agricoli stagionali. 

Due fermati per omicidio plurimo aggravato

Nella serata successiva al delitto, la Procura di Castrovillari ha disposto il fermo di due cittadini pakistani, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. I due sono stati rintracciati e interrogati dagli investigatori della Questura di Cosenza prima dell’emissione del provvedimento restrittivo. 

A incastrarli sarebbero stati sia i filmati delle telecamere sia le testimonianze raccolte nelle ore immediatamente successive al massacro. Le indagini restano comunque aperte e gli investigatori stanno verificando eventuali responsabilità di altre persone coinvolte nella vicenda. 

Chi erano le vittime

Sull’identità delle persone morte carbonizzate sono ancora in corso accertamenti ufficiali. Le prime informazioni indicano che si tratterebbe di cittadini pakistani impiegati come braccianti agricoli nelle campagne della zona. Alcune ricostruzioni parlano invece della presenza tra le vittime anche di lavoratori afghani. L’identificazione definitiva dovrà passare attraverso gli esami medico-legali e genetici disposti dalla Procura. 

L’ombra del caporalato

Tra le piste investigative che vengono approfondite vi è quella dei contrasti legati al trasporto dei lavoratori agricoli e alla gestione della manodopera stagionale. Alcune fonti parlano di un possibile regolamento di conti maturato nell’ambito del sistema del caporalato, fenomeno che da anni interessa vaste aree dell’agricoltura italiana. 

Al momento gli investigatori tendono a escludere un coinvolgimento diretto della criminalità organizzata calabrese, concentrando invece l’attenzione su dinamiche interne alla comunità dei lavoratori stranieri presenti sul territorio. 

Una strage che interroga il Paese

La morte dei quattro braccianti di Amendolara va oltre la cronaca giudiziaria. Riporta al centro dell’attenzione nazionale le condizioni di fragilità in cui vivono migliaia di lavoratori migranti impiegati nei campi italiani, spesso costretti a muoversi in contesti caratterizzati da precarietà, sfruttamento e marginalità sociale. 

Mentre la magistratura continua a ricostruire ogni dettaglio della vicenda, resta l’immagine terribile di quattro uomini intrappolati in un veicolo trasformato in una trappola mortale. Una strage che ha sconvolto la Calabria e che rischia di diventare uno dei casi più inquietanti degli ultimi anni nel mondo del lavoro agricolo italiano. 

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