A oltre un anno dal clamoroso sequestro del quindicenne a San Giorgio a Cremano, arriva la sentenza di primo grado celebrata con rito abbreviato. Il giudice del Tribunale di Napoli ha condannato i tre imputati ritenuti coinvolti nel rapimento avvenuto l’8 aprile 2025, un episodio che scosse profondamente l’opinione pubblica per la sua brutalità e per le modalità con cui venne portato a termine.
Quella mattina il ragazzo stava raggiungendo la scuola quando fu assalito da alcuni uomini con il volto coperto. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, finite al centro delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, mostrarono il momento in cui il giovane veniva afferrato e trascinato con la forza all’interno di un veicolo.
Le registrazioni si rivelarono decisive per ricostruire la dinamica dei fatti e identificare i componenti del commando.
Il giudice Alessandra Zingales ha condannato a 14 anni di reclusione Renato Franco; 11 anni per Giovanni Franco e 7 anni e 4 mesi ad Antonio Amaral Pacheco de Oliveira.
La magistratura ha escluso l’aggravante mafiosa contestata inizialmente dagli investigatori. Il pubblico ministero Henry John Woodcock aveva chiesto pene più severe: 18 anni per Renato Franco, 16 per Giovanni Franco e 12 per Antonio Amaral Pacheco de Oliveira.
Dopo il rapimento, il quindicenne fu condotto in un’abitazione della zona orientale di Napoli. Qui venne immobilizzato con funi e nastro adesivo e tenuto prigioniero per circa otto ore. Successivamente i sequestratori lo trasferirono nell’area di Licola, dove venne liberato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante il sequestro fu avanzata alla famiglia una richiesta di riscatto pari a un milione e mezzo di euro. Una somma che gli imputati ritenevano collegata a una controversia economica con il padre del ragazzo.
Le forze dell’ordine riuscirono a individuare rapidamente uno dei presunti rapitori. Antonio Amaral Pacheco de Oliveira venne fermato poche ore dopo il rilascio del ragazzo. Gli investigatori lo rintracciarono grazie al monitoraggio delle comunicazioni utilizzate per le richieste di riscatto. Al momento dell’arresto aveva con sé il telefono impiegato per contattare la famiglia della vittima.
Nei mesi successivi l’inchiesta della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza consentì di ricostruire l’intero gruppo responsabile del sequestro, portando all’individuazione anche dei cugini Renato e Giovanni Franco.










