La Regione Campania introduce un nuovo modello organizzativo per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) farmacologica che segna un cambiamento rilevante nella gestione del servizio sanitario regionale. Con la delibera approvata dalla Giunta regionale il 23 aprile 2026, il sistema passa ufficialmente a un percorso che prevede sia il trattamento in day hospital sia, in determinate condizioni, la somministrazione della seconda dose del farmaco a domicilio.
La misura, secondo quanto comunicato dalla Regione, punta a rendere l’accesso all’IVG più semplice, rapido e vicino alle esigenze delle pazienti, riducendo il ricorso al ricovero ospedaliero ordinario e rafforzando l’assistenza territoriale.
Come funziona il nuovo modello
Il nuovo percorso organizzativo prevede che l’aborto farmacologico fino alle prime settimane di gravidanza possa essere effettuato in strutture ambulatoriali, consultori familiari e in regime di day hospital. La principale novità riguarda la possibilità di completare la procedura con la seconda somministrazione del farmaco direttamente a casa, sotto indicazioni e controllo medico.
Secondo la Regione, il sistema si inserisce nel cosiddetto Percorso Ambulatoriale Coordinato e Complesso (PACC), pensato per garantire continuità assistenziale e sicurezza clinica senza necessità di ricovero prolungato.
L’amministrazione regionale sottolinea che la riforma punta a ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, potenziare il ruolo dei consultori familiari, alleggerire la pressione sugli ospedali, garantire un percorso più rapido e riservato.
Il presidente della Regione ha definito la misura un “passo concreto per rafforzare diritti, autodeterminazione e salute delle donne”, evidenziando anche il valore di un modello più moderno di sanità pubblica.
Un cambiamento nel quadro nazionale
La Campania si inserisce così tra le regioni italiane che hanno esteso maggiormente l’uso dell’aborto farmacologico in ambito territoriale, affiancando il day hospital alla possibilità di gestione parziale a domicilio. In Italia, infatti, l’accesso a questo tipo di percorso non è uniforme e varia ancora significativamente da regione a regione.
Secondo diversi osservatori sanitari, la novità campana rappresenta un ulteriore passo verso la standardizzazione dei percorsi previsti dalle linee guida nazionali, che già da tempo considerano l’aborto farmacologico una pratica sicura e raccomandata.
Le reazioni
Il provvedimento ha suscitato reazioni politiche e sociali contrastanti. Da un lato associazioni per i diritti delle donne e parte del mondo sanitario parlano di un miglioramento dell’accessibilità e della tutela della salute. Dall’altro, alcune forze politiche critiche sollevano dubbi sull’organizzazione del servizio e sulla gestione territoriale.
La Campania introduce un modello più flessibile per l’aborto farmacologico, basato su day hospital senza ricovero ordinario, maggiore ruolo dei consultori, possibilità di completamento della terapia a domicilio.
Una riforma che punta a spostare parte dell’assistenza dall’ospedale al territorio, modificando in modo significativo l’organizzazione del servizio sanitario regionale.









