La crisi geopolitica in Iran e, più in generale, le tensioni in Medio Oriente iniziano a produrre effetti anche lontano dai teatri di guerra, con possibili ricadute dirette sui prezzi dei beni di largo consumo in Italia. Tra i settori più esposti c’è quello dell’acqua minerale, che potrebbe subire un aumento fino a 5-6 centesimi a bottiglia da 1,5 litri.
A lanciare l’allarme è il Codacons, che segnala un possibile impatto complessivo da circa 606 milioni di euro l’anno per le famiglie italiane, tra rincari diretti e indiretti.
La filiera sotto pressione: plastica e packaging
Secondo quanto riportato dall’associazione dei consumatori, alcune comunicazioni inviate dai produttori di materiali plastici evidenziano richieste di revisione al rialzo dei prezzi per bottiglie, tappi, etichette e film utilizzati nel confezionamento dell’acqua e delle bevande.
Nel dettaglio, le aziende del settore packaging avrebbero richiesto adeguamenti straordinari dei contratti in essere, introduzione di sovrapprezzi (surcharge), rinegoziazione immediata delle condizioni economiche e in alcuni casi, sospensione delle forniture in assenza di nuovi accordi.
Una dinamica che, secondo il Codacons, rischia di innescare un effetto a catena sull’intero comparto.
L’impatto sui prezzi al consumo
Le stime parlano di aumenti potenziali significativi: fino al +20% per l’acqua minerale e circa +10% per le bevande analcoliche. Tradotto sul prezzo finale, una bottiglia da 1,5 litri potrebbe costare alcuni centesimi in più, con un impatto percepibile soprattutto sulle famiglie e sulla grande distribuzione.
Rischio anche di carenze sugli scaffali
Oltre al rincaro, non si esclude un altro effetto collaterale: possibili difficoltà nella distribuzione e approvvigionamento dell’acqua minerale nei supermercati, legate alla mancata consegna di materiali plastici da parte dei fornitori.
L’intervento dell’Antitrust
La vicenda è stata segnalata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il Codacons ha infatti presentato un esposto per verificare la correttezza delle richieste economiche e l’eventuale presenza di pratiche speculative nella catena di fornitura.
Un effetto domino globale
Il caso conferma ancora una volta come le crisi internazionali possano riflettersi rapidamente sull’economia quotidiana, incidendo su settori apparentemente lontani dagli scenari geopolitici. Dall’energia al packaging, la fragilità delle catene globali di approvvigionamento torna così al centro del dibattito economico.











