Il 23 marzo 1991, a Catania, si consumò un omicidio che ancora oggi rappresenta una delle pagine più drammatiche della violenza mafiosa: Filippo Parisi, appena 17 anni, fu ucciso mentre lavorava come aiuto panettiere, vittima innocente di un agguato destinato a un’altra persona.
Filippo era un giovane lavoratore, un ragazzo come tanti, che aveva iniziato a lavorare in un panificio per aiutare la famiglia e costruirsi un futuro. La mattina del 23 marzo si trovava nel negozio, impegnato nelle attività quotidiane, quando si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Quel giorno, infatti, il vero obiettivo dei killer era il proprietario del panificio. Ma a pagare con la vita fu Filippo, colpito dai sicari che agirono senza esitazione.
Secondo le ricostruzioni, i killer fecero irruzione nel panificio con l’intenzione di uccidere il titolare, probabilmente nell’ambito di dinamiche legate alla criminalità organizzata locale.
Filippo Parisi venne scambiato per lui o, comunque, eliminato perché presente sul posto.
I colpi di arma da fuoco non gli lasciarono scampo. Morì così, a soli 17 anni, diventando una delle tante vittime innocenti della violenza mafiosa.
La storia di Filippo Parisi è quella di una vittima spesso dimenticata, un ragazzo che non aveva alcun legame con ambienti criminali ma che ha pagato con la vita una logica spietata, fatta di vendette e regolamenti di conti.
Il suo nome si aggiunge alla lunga lista di innocenti uccisi dalla mafia, persone comuni travolte da una violenza cieca che non guarda in faccia nessuno.
Ricordare Filippo Parisi significa restituire dignità a una giovane vita spezzata troppo presto e ribadire quanto la criminalità organizzata colpisca indiscriminatamente, distruggendo famiglie e comunità.
A distanza di anni, la sua storia resta un monito: dietro ogni vittima innocente c’è una vita, un sogno, un futuro mai realizzato.











