Un ritorno eclatante che non è passato inosservato, quello di Massimo Nocerino detto “Patacchella”, figura apicale della malavita ponticellese che dopo circa 20 anni di detenzione ha beneficiato di un permesso premio che gli ha consentito di riassaporare la libertà.
Una notizia divulgata dai familiari sui social network con tanto di foto, utili ad aggiornare l’immagine ormai datata del ras.
“Dopo 19 anni è arrivato quel giorno ormai sperato desiderato tutte le notti prima di andare a dormire, ma che ormai sembrava impossibile anche se non è arrivato il fine pena, ma sapere che ogni mese passeremo dei giorni insieme e potrò fare quelle cose che non ho mai fatto da bambino: mangiare a tavola con te, fare una passeggiata, portare i bimbi alle giostre, chiacchierare spensierato. Si, oggi ho provato la felicità, quella vera, quella che parte dal cuore”. Questo il messaggio che accompagna la carrellata di fotografie pubblicate sui social network, pubblicate dal primogenito di “Patacchella”.
In attesa di regolare i conti con la giustizia, terminando di scontare il residuo di pena che lo tratterrà in carcere ancora per qualche anno, una delle figure più espressive dela storia della camorra locale negli anni Novanta e i primi anni Duemila, potrà periodicamente beneficiare di permessi che gli permetteranno di recuperare il tempo perso, come si evince dal messaggio divulgato dal figlio maggiore sui social network.
Massimo Nocerino è stato uno degli interpreti più noti della malavita di Ponticelli negli anni ’90, periodo in cui nella periferia est di Napoli erano particolarmente influenti gruppi criminali legati ai clan Sarno e Mazzarella, ai quali era affiliato, in un momento storico in cui Napoli est era in balia delle faide tra gruppi camorristici, dove il controllo delle piazze di spaccio e delle attività illecite rappresentava la principale fonte di potere.
Il cognome Nocerino è rimasto saldamente radicato nel contesto camorristico nel quartiere Ponticelli.
Matteo Nocerino, figlio minore di Massimo, malgrado la giovane età, è tra i più autorevoli interpreti della nuova generazione criminale della scena contemporanea, arrestato da latitante di recente. Antonio Nocerino detto “Brodino”, cugino di Matteo e nipote di “Patacchella”, affiliato della prima ora al clan De Micco, ricopre un ruolo di primo ordine all’interno dell’organizzazione. A febbraio del 2023, un blitz ha fatto scattare le manette per 29 persone, tra i quali diversi parenti di “Patacchella”, risultati attivi nel traffico di stupefacenti e nella gestione delle piazze di spaccio a Ponticelli. Dalle indagini è emerso un fitto rapporto d’affari con il clan D’Amico di san Giovanni a Teduccio, rinsaldato anche dal vincolo di parentela con Gesualdo Sartori, genero del boss Salvatore D’Amico detto “il pirata”. Tuttavia, anche con i cosiddetti “fraulella” del rione Conocal di Ponticelli intercorre un forte legame, consolidato dal matrimonio di Matteo Nocerino con una delle figlie del boss Antonio D’Amico. Un’unione che ha concorso a rendere ancora più contorta e indecifrabile la logica delle alleanze tra i clan operanti sul territorio, per effetto dell’odio atavico che intercorre tra i De Micco e i D’Amico, esasperato soprattutto da diversi omicidi eccellenti.
Le ricostruzioni investigative mostrano come la famiglia Nocerino sia rimasta coinvolta e saldamente radicata per anni nelle dinamiche della criminalità organizzata dell’area orientale di Napoli, tra alleanze, rivalità e passaggi del testimone. Dopo gli arresti e le vicende giudiziarie che hanno colpito diversi membri della famiglia, la nuova generazione ha raccolto la pesante eredità scaturita dalla lunga scia di sangue che “patacchella” ha lasciato dietro di se, unitamente alla fama del criminale temuto e dalla mente acuta. Motivo per il quale, non è di certo passata inosservata la notizia del suo temporaneo ritorno in libertà.











