Le imprese locali del settore pubblicità e affissioni del Comune di Napoli annunciano un esposto alla Procura della Repubblica contro l’amministrazione comunale, denunciando una gestione “antieconomica e discriminatoria” del comparto.
Nel documento, depositato il 12 febbraio, il firmatario Alfredo Giacometti chiede alla magistratura di verificare la legittimità delle scelte amministrative che hanno portato alla distruzione di numerosi impianti, nonostante – si legge – gli stessi fossero stati oggetto di una spesa di circa 25 milioni di euro per manutenzione e conservazione.
Al centro della contestazione, la mancata adozione del Piano Generale degli Impianti (PGI), strumento previsto dal Consiglio comunale che – secondo gli operatori – avrebbe dovuto garantire ordine, trasparenza e corretta valorizzazione del patrimonio pubblicitario cittadino. In assenza del Piano, sostengono le aziende, si sarebbe creato “caos amministrativo” che avrebbe finito per favorire le multinazionali del settore a discapito delle piccole e medie imprese locali.
Nel mirino anche la gestione del servizio attraverso la partecipata Napoli Servizi, uno spreco di risorse pubbliche e la sottrazione alla Città di molte risorse che si potrebbero attivare concedendo gli impianti affissionali alle aziende private.
Le imprese contestano inoltre la recente gara da circa 2,5 milioni di euro per la gestione del servizio e paventano l’abbattimento di circa 40mila metri quadrati di impianti pubblici, definito un “depauperamento di patrimonio” con una potenziale capacità reddituale di diversi milioni di euro annui se correttamente valorizzato. Dati che sono stati denunciati anche in una campagna di affissioni apparsa in tutta la città dal titolo “Il patrimonio pubblico di tutela, non si demolisce” con la quale la categoria chiede a gran voce “trasparenza, legalità e tutela del patrimonio della comunità”.
La categoria, nel documento presentato dall’avvocato Sergio Pisani, parla di “persecuzione” nei confronti delle imprese napoletane e di presunti canali privilegiati tra amministrazione e grandi gruppi internazionali. E respinge anche la lettura secondo cui sarebbe in corso una privatizzazione del servizio: “Non si tratta di privatizzazione – sostengono – ma del rischio di smantellamento dell’intera rete impiantistica locale”. Insomma, le imprese parlano di una lunga serie di promesse mancate e di scelte che avrebbero progressivamente indebolito il tessuto imprenditoriale locale.
La preoccupazione si raddoppia anche in vista dell’America’s Cup, che vedrà Napoli protagonista nei prossimi anni. Le aziende, infatti, temono di essere escluse dalle opportunità legate all’evento e chiedono chiarezza sul cosiddetto “Piano Pubblicità America’s Cup”, di cui – affermano – non vi sarebbe ancora traccia formale, sebbene se ne parli da quasi un anno. “In assenza di risposte urgenti e sensate – concludono – la strada giudiziaria sarà inevitabile”











