Il 2 marzo 1994 un grave attentato scosse profondamente la città di Adelaide: una bomba al fosforo rosso, nascosta all’interno di un pacco esplosivo, esplose negli uffici della sede locale della National Crime Authority uccidendo il sergente detective Geoffrey Leigh Bowen, 36 anni, e ferendo gravemente l’avvocato Peter Wallis. L’esplosione segnò una delle azioni più violente mai perpetrate contro le autorità australiane impegnate nella lotta alla criminalità organizzata.
Bowen, detective della Western Australia Police, era un investigatore esperto e stimato, attivo nella lotta contro il traffico di droga, gli omicidi, le estorsioni e il riciclaggio di denaro. Al momento dell’attentato era assegnato all’operazione Cerberus, avviata nel 1992 per contrastare la presenza delle mafie italiane in Australia, in particolare della ‘ndrangheta. Il giorno seguente alla sua morte avrebbe dovuto testimoniare in un processo contro Domenico Perre, uomo ritenuto legato alle cosche italo-australiane.
Secondo la ricostruzione delle autorità, il pacco bomba venne recapitato all’indirizzo dell’ufficio dell’NCA in Waymouth Street e superò i controlli di sicurezza prima di essere aperto dal sergente Bowen. All’istante la potente carica al fosforo rosso esplose, devastando la stanza e uccidendolo sul colpo. L’avvocato Wallis, presente al momento dell’esplosione, riportò ferite gravissime ma sopravvisse.
L’attentato rimase a lungo un giallo irrisolto nella storia criminale australiana. Nei mesi successivi all’esplosione fu arrestato Perre, ma le accuse contro di lui vennero ritirate per insufficienza di prove e il caso divenne uno dei cold case più complessi del Paese. Solo decenni più tardi nuove indagini, supportate da tecnologie forensi avanzate, inclusa l’analisi del DNA recuperato dagli oggetti legati alla bomba, portarono a una nuova incriminazione e successivamente alla condanna all’ergastolo di Perre per omicidio e tentato omicidio, riconosciuto responsabile dell’attentato.
La morte di Bowen ebbe un impatto enorme sulla comunità, non solo in Australia ma anche tra le forze dell’ordine internazionali: per molti esperti segnò la “fine dell’innocenza” nella percezione del rischio legato alle mafie straniere e alla loro capacità di colpire obiettivi istituzionali lontano dai tradizionali teatri criminali.
Ancora oggi, ogni anno, nel giorno dell’anniversario della strage, Adelaide ricorda il sergente Geoffrey Bowen, uomo di legge e di ferme convinzioni, caduto mentre svolgeva il proprio dovere nella lotta contro il crimine organizzato, un sacrificio che non è stato dimenticato e che continua a suscitare riflessioni sulla sicurezza e sul contrasto alle reti criminali che operano oltre i confini nazionali.










