Le condizioni cliniche del bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Azienda ospedaliera dei Colli – Monaldi di Napoli sono in progressivo e rapido peggioramento, come reso noto nel bollettino medico diffuso oggi dall’ospedale partenopeo. La notizia arriva mentre la famiglia, il personale sanitario e l’intera comunità osservano con angoscia l’evolversi di una delle vicende più dolorose della cronaca sanitaria italiana recente.
Secondo quanto riferito dall’ospedale Monaldi, nelle ultime 12 ore il quadro clinico del bambino, rimasto in vita per quasi due mesi grazie a un supporto meccanico vitale, ha registrato un ulteriore peggioramento progressivo e rapido.
In una riunione svoltasi questa mattina tra i medici dell’ospedale, la mamma del piccolo e il medico legale nominato dalla famiglia, è stato ufficializzato un nuovo percorso terapeutico. Questo piano, definito nell’ambito della cosiddetta Pianificazione Condivisa delle Cure, prevede la sospensione delle terapie considerate non più utili per la sua condizione clinica e l’erogazione esclusiva di terapie strettamente salvavita o volte ad alleviare le sofferenze, nell’intento di evitare ogni forma di accanimento terapeutico.
In particolare, è stato confermato che il piccolo non verrà staccato dall’Ecmo, il macchinario che sostiene funzione respiratoria e circolazione extracorporeo: la sua rimozione, infatti, provocherebbe la morte immediata. Verranno invece eliminate altre terapie considerate non più necessarie al suo stato clinico.
Nell’ambito del nuovo percorso condiviso tra l’équipe medica e la famiglia, è stato deciso di spostare il focus della cura dal tentativo di guarigione all’ alleviamento delle sofferenze del bambino. Questo non significa eutanasia, ma piuttosto una gestione clinica orientata a evitare trattamenti sproporzionati o che non offrano beneficio reale, tutelando la dignità del piccolo paziente.
Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha spiegato che la richiesta di avviare la Pianificazione Condivisa delle Cureè stata presentata proprio per limitare l’accanimento terapeutico e garantire una migliore qualità di vita possibile in un quadro clinico ormai considerato infausto e non compatibile con un nuovo trapianto.
La comunità del paese di origine dei genitori, Taurano (in provincia di Avellino), ha organizzato per domani, sabato 21 febbraio, una fiaccolata di preghiera per il piccolo Domenico. La manifestazione vuole essere un momento di vicinanza, preghiera e conforto per la famiglia, stretta da un dolore profondissimo ma condiviso da un’intera comunità.
L’iniziativa è stata pensata come un momento di raccoglimento silenzioso: luci, candele e palloncini a forma di cuore accompagneranno il percorso dei partecipanti, trasformando la piazza del paese in uno spazio di sostegno morale e spirituale per il bambino e i suoi genitori.
La storia di Domenico, dopo il trapianto di un cuore danneggiato, risultato non più trapiantabile e la decisione di non procedere a un secondo intervento, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle procedure di trapianto e sulle responsabilità sanitarie. Le indagini della Procura di Napoli e di Bolzano proseguono e hanno già portato all’iscrizione di diversi professionisti sanitari nel registro degli indagati.
Oggi, però, l’attenzione è soprattutto sulla condizione clinica del bambino e sulla compassione umana e comunitaria che si stringe attorno alla sua famiglia, nella speranza di alleviare almeno le sofferenze in questa fase drammatica.











