Una nuova fase nel percorso clinico del piccolo Domenico, il bimbo ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Monaldidi Napoli dopo un trapianto di cuore andato male, è stata al centro di una riunione prevista per oggi, 20 febbraio 2026. Al centro del confronto — che ha visto partecipare il team di medici dell’ospedale, il medico di fiducia della famiglia, la madre e il legale, c’è la definizione di un percorso di cure mirato ad alleviare le sofferenze del bambino.
Secondo quanto riferiscono fonti ospedaliere, la nuova terapia richiesta dalla famiglia non è un atto di eutanasia, ma piuttosto una scelta volta a evitare l’accanimento terapeutico, ovvero l’estensione di trattamenti medici che non offrono prospettive di miglioramento clinico. Questo percorso si concentra sull’alleviamento del dolore e delle sofferenze del piccolo Domenico, con un approccio di tipo palliativo.
Tuttavia, è stato ribadito che non sarà staccato il supporto vitale ECMO (ossigenazione extracorporea), la macchina che sostiene la funzione cardiaca e respiratoria del bambino, perché il suo spegnimento provocherebbe una morte immediata. Verranno invece sospese altre terapie considerate non più necessarie o sproporzionate, rispettando così la dignità del paziente e le indicazioni della famiglia.
Domenico è stato sottoposto a un trapianto di cuore lo scorso dicembre, ma il cuore donato si è rivelato gravemente danneggiato, incapace di garantire una funzionalità autonoma. Fin dal primo momento il quadro clinico è stato estremamente critico, con il bambino dipendente dal supporto dell’ECMO. Nelle ultime settimane è emersa anche una indagine penale per accertare eventuali responsabilità nella gestione dell’organo donato, compreso il trasporto e la conservazione del cuore tra ospedali.
La famiglia ha chiesto e ottenuto l’attivazione di una Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC), strumento previsto dalle normative italiane che consente di definire in anticipo i trattamenti sanitari da somministrare o meno in situazioni di incapacità. In questo caso, il percorso concordato mira a limitare le terapie invasive e a privilegiare le cure che rendano meno dolorosi gli ultimi giorni di vita del bambino.











