Secondo quanto riportato nel decreto di fermo che ha fatto scattare le manette per il 36enne Vincenzo Valentino detto ‘o veloce, il collaboratore di giustizia Giovanni Braccia ha riferito in ordine a molteplici fatti delittuosi in relazione al quartiere di Ponticelli e all’intera area orientale della città di Napoli.
Gli inquirenti sottolineano che la sua conoscenza di eventi criminosi è stata favorita anche dal fatto che lo stesso è stato libero per 10 anni, dal 2014 fino al 3 ottobre del 2024, nell’ambito del blitz che ha portato all’arresto di circa 60 persone ritenute contigue al clan De Micco-De Martino. Una dozzina di giorni dopo l’arresto, il 14 ottobre, Braccia ha manifestato la volontà di collaborare con la giustizia dando così continuità a un percorso che, di fatto, aveva già intrapreso nei mesi precedenti, quando aveva iniziato a fornire informazioni preziose alla direttrice di “Napolitan”, la giornalista Luciana Esposito. Le sue tempestive segnalazioni hanno portato ad arresti eccellenti, come nel caso degli autori del sequestro del fratello del ras dei De Luca Bossa Francesco Audino. Prima di collaborare con la giustizia, Braccia ha fornito alla giornalista documenti e altri elementi di prova, utili a dimostrare l’attendibilità di quelle informazioni.
Un pentito eccellente, come sottolineato dalla stessa magistratura, alla luce della lunga militanza tra le fila del clan De Martino, al quale si è affiliato nel 2017, al pari dei legami di parentela con esponenti di spicco di più clan camorristici operanti nell’ala orientale di Napoli e non solo, come i D’Amico di San Giovanni a Teduccio e quelli operanti nel rione Conocal.
A confermare l’affiliazione di Vincenzo Valentino sono anche le dichiarazioni rese da Braccia: “Enzuccio “o’ veloce ha partecipato all’agguato a Ciro Naturale ed è affiliato ai “De Martino XX”. Ha partecipato anche all’estorsione ai danni del ristoratore di Volla.”
Braccia fa riferimento a due episodi salienti del passato recente: l’estorsione subita dall’ormai ex titolare della braceria “Amore Carnale” che portò all’arresto di diversi affiliati al clan De Micco e che contribuì a confermare l’alleanza tra questi ultimi e gli Aprea di Barra, oltre all’agguato al quale è miracolosamente sopravvissuto il broker della droga Ciro Naturale nel luglio del 2023, quando ricopriva il ruolo di reggente del clan De Micco. Il coinvolgimento di ‘o veloce nell’agguato fu confermato dallo stesso Naturale quando, una volta dimesso dall’ospedale e tornato a casa a Ponticelli, insieme ai familiari, pianificava un agguato per replicare all’affronto subito. Un piano criminale che fu sventato dal tempestivo arresto del ras che, ignaro di essere intercettato, confermò il coinvolgimento di ‘o veloce nell’agguato che lo ha ridotto in fin di via.
Prima di collaborare con la giustizia Braccia fornì alla giornalista Luciana Esposito informazioni utili a ricostruire anche lo scenario in cui maturò l’agguato a Ciro Naturale. Braccia non solo confermò il coinvolgimento di ‘o veloce, ma indicò i nomi di altri due gregari che avrebbero funto da filatori: “i tre moschettieri dopo si spostarono nel rione Fiat”, dichiarò alla giornalista, mentre un altro fedelissimo degli “XX” guidava la moto a bordo della quale viaggiava l’esecutore materiale, indicato in uno dei due fratelli De Martino. A fungere da autista al killer, il rampollo di una storica famiglia camorristica, radicata da decenni nel rione Incis, zona di residenza di Braccia.
Riferendosi a ‘o veloce e agli altri due gregari che avevano funto da “filatori”, Braccia precisò che “dopo l’agguato passarono con XX perché a Ponticelli lato di spora (la zona centrale del quartiere dove risiedono i De Micco, ndr) non c’era nessuno e XX erano in maggioranza, poi uscì Brodino e tornò l’ordine fra i due gruppi.”
In sostanza, dopo l’agguato a Ciro Naturale, ‘o veloce e altri soggetti legati ai De Micco, passarono dalla parte degli XX, trasferendosi materialmente nella zona sotto il controllo di questi ultimi. Un dettaglio tutt’altro che irrilevante perché concorre a ricostruire nei minimi particolari le fasi salienti di uno degli episodi topici della storia camorristica recente di Ponticelli.
Braccia non si è limitato a fornire alla giornalista i nomi e rispettivi ruoli dei soggetti che hanno partecipato all’agguato, ma ha saputo cristallizzare il momento storico, collocandolo in uno scenario ugualmente ricostruito in maniera particolareggiata: “posso dirle che se non era per la paura del pentimento di Antonio XX (il killer Antonio De Martino, primogenito del boss Francesco, autore di diversi omicidi per conto del clan De Micco e per questo condannato all’ergastolo) i De Micco subito dopo l’agguato a ‘o mellone facevano una strage. I bodo mandano duemila euro al mese per i carcerati della famiglia XX, in più gli lasciano far piccole cose senza allargarsi troppo. E’ sempre stata una finta alleanza. Mellone è portatore di soldi nella cassa della famiglia De Micco. Gli XX dovevano dare tanto soldi, hanno la cattiva abitudine di non pagare e per chiudere i conti spesso trovano la via più breve.“
In sostanza, secondo quanto ricostruito da Braccia, l’agguato sarebbe maturato in un momento storico abbastanza concitato, minato da dissidi e malcontenti tra i De Micco e i De Martino, soprattutto in virtù del fatto che in seguito all’arresto del boss Marco De Micco, la decisione di affidare a ‘o mellone la reggenza del clan indispettì non poco i De Martino che auspicavano che la scelta ricadesse su Salvatore de Martino, l’ultimo dei tre figli di Ciccio ‘o pazzo alias Francesco De Martino.
Braccia aggiunse anche che “Mellone stava organizzando un agguato ai danni degli XX e prima di far rumore stava cercando di chiudere un po’ di conti con le piazze di spaccio con i due traditori, ma il conto più salato era degli XX”.











