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“Esiste una sola famiglia a Ponticelli”: ecco perché Vincenzo Valentino “o’ veloce” è finito in manette

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
19 Febbraio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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“Esiste una sola famiglia a Ponticelli”: ecco perché Vincenzo Valentino “o’ veloce” è finito in manette
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Un grave episodio di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso avvenuto alla fine del mese di gennaio nel quartiere Ponticelli, nella zona orientale di Napoli, ai danni della struttura ricettiva, ha fatto scattare le manette per Valentino Vincenzo, classe 1989, residente nello “parco di Topolino”, il plesso di case popolari in via Carlo Miranda che rappresenta uno dei più solidi arsenali del clan De Micco, l’organizzazione che detiene un controllo capillare del territorio e nella quale è confluito anche ‘o veloce, quando è iniziata la fase di declino del clan De Martino.

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Tutto avrebbe avuto inizio la sera dello scorso 27 gennaio, quando a bordo di un’automobile, risultata poi noleggiata, Valentino si è recato presso la struttura ricettiva del quartiere rivolgendo una richiesta estorsiva al titolare. Avvalendosi di toni dal chiaro contenuto intimidatorio, ‘o veloce avrebbe rimproverato alla famiglia che da anni gestisce quell’attività nel quartiere di non aver mai “pagato nulla” o fatto “regali” al clan operante nella zona, intimando la consegna di 50mila euro entro il giorno successivo.

Alla richiesta di chiarimenti su chi fosse il destinatario del denaro, Valentino avrebbe pronunciato la frase ritenuta centrale dagli inquirenti: «Tu sai chi comanda a Ponticelli, se non lo sai tu lo sa tuo padre», evocando esplicitamente il potere criminale esercitato sul territorio dal suo clan d’appartenenza. Una frase che ben riassume il timore reverenziale che il clan mira a imporre per preservare il controllo del territorio. Così come significativo è anche il fatto che Valentino ritenga di non dover esplicitare il nome del clan d’appartenenza: secondo ‘o veloce bastano quelle poche, ma inequivocabili parole per far leva su tutto lo spessore criminale conquistato dal clan, incastonando quella richiesta estorsiva nel clima di paura ed omertà imposto a suon di azioni violente a scopo intimidatorio e dimostrativo che si susseguono da diverso tempo tra le strade del quartiere e finalizzate ad assoggettare tutta la comunità al potere criminale del clan, in primis i commercianti e gli imprenditori, affinché cedano al ricatto estorsivo, ma anche i cittadini per imporgli di garantire omertà e connivenza.

Un’indagine condotta in tempi brevi, alla luce del forte timore per la propria incolumità e quella dei familiari e dei dipendenti manifestato dai denuncianti, ma anche sulla base degli elementi raccolti: in primis i filmati del sistema di videosorveglianza della struttura che ritraggono Valentino a bordo dell’automobile noleggiata, mentre varca l’ingresso della villa e nei frame successivi, quando raggiunge a piedi la reception.

Le attività investigative hanno permesso di ricostruire gli spostamenti dell’autovettura utilizzata e collegarla a una società di noleggio senza contratti attivi nel periodo dei fatti, ma anche di individuare l’indagato durante un controllo nel quartiere Ponticelli. L’ultimo di una lunga serie che lo hanno coinvolto negli anni e che lo hanno sorpreso mentre era in compagnia di diverse figure apicali della malavita locale. O’ veloce è soggetto noto alle forze dell’ordine con un passato controverso e segnato da episodi concitati. A chiarire il suo ruolo e la sua posizione sullo scacchiere camorristico ponticellese hanno contribuito soprattutto i collaboratori di giustizia Giovanni e Braccia e Antonio Pipolo.

Anche in assenza di una richiesta esplicitamente violenta o dell’esibizione di armi, la condotta contestata integra pienamente il metodo mafioso secondo gli inquirenti. L’evocazione del controllo del territorio, l’allusione a una “famiglia che comanda” e il contesto ambientale di forte intimidazione sono ritenuti sufficienti a creare una condizione di assoggettamento nella vittima, ancor più tenendo conto del contesto e del momento storico in cui è maturata. Appena un fa, a gennaio del 2025, Enrico Capozzi, 37enne di Ponticelli, fu ucciso in un agguato di matrice camorristica. Capozzi, nel 2023, aveva denunciato e fatto condannare il suo estorsore: Antonio Nocerino detto bordino, figura apicale del clan De Micco. Un’associazione di fatti e persone che ha seminato paura e apprensione tra i civili e soprattutto tra commercianti e imprenditori: in questo scenario il clan è riuscito a consolidare il controllo del territorio e ad incrementare notevolmente il volume degli affari illeciti, forte soprattutto di una serie di alleanze strategiche che legano i “bodo” a filo doppio con i Mazzarella.

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