Le recenti dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, sul referendum relativo alla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante hanno acceso il dibattito politico e istituzionale. Parole che, nel pieno della campagna referendaria, hanno suscitato reazioni e polemiche, fino a coinvolgere indirettamente anche il Consiglio Superiore della Magistratura.
Venti consiglieri del CSM sono intervenuti con un documento congiunto, nel quale si invita ad abbassare i toni e a riportare il confronto sul merito della riforma, evitando strumentalizzazioni. Secondo i firmatari, costruire polemiche su singole frasi “non serve a nessuno”, perché rischia di distorcere il senso delle argomentazioni e di alimentare contrapposizioni che distolgono l’attenzione dalle scelte ordinamentali in discussione.
Il riferimento è alle posizioni espresse da Gratteri nel dibattito sulla separazione delle carriere, tema che divide politica e magistratura. I consiglieri sottolineano che, in un Paese segnato dal peso delle grandi organizzazioni criminali, interrogarsi sugli effetti di una riforma, anche rispetto a possibili interessi criminali, non rappresenta un’eresia, ma rientra nel dovere di responsabilità di chi ricopre funzioni pubbliche. Allo stesso tempo, evidenziano come il confronto debba svolgersi con rigore, misura e pieno rispetto della libertà di voto.
Nel documento viene richiamato anche un elemento di contesto storico-istituzionale: l’assetto costituzionale e ordinamentale costruito nei decenni avrebbe consentito allo Stato di contrastare il terrorismo e ridimensionare il potere delle mafie, grazie all’equilibrio tra indipendenza della magistratura, controlli di legalità e strumenti investigativi efficaci. Proprio per questo, si legge, eventuali riforme richiedono “serietà, analisi e prudenza”, non scorciatoie polemiche.
I venti consiglieri esprimono inoltre preoccupazione per il tentativo di trascinare il CSM nel dibattito referendario attraverso richiami a possibili iniziative disciplinari. Il Consiglio superiore, ricordano, è organo di garanzia e non può essere utilizzato come strumento di contesa politica. L’azione disciplinare, infatti, è promossa dal ministro della Giustizia o dal procuratore generale presso la Cassazione, mentre al CSM spetta decidere in autonomia.
Il referendum sulla separazione delle carriere che punta a distinguere in modo netto i percorsi professionali di giudici e pubblici ministeri, resta così al centro di un confronto che coinvolge istituzioni, magistratura e politica. I firmatari del documento concludono con un appello a un “confronto alto”, senza delegittimazioni personali e senza piegare gli organi di garanzia alla propaganda.
Il dibattito è destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre il Paese si prepara a esprimersi su una delle riforme più delicate per l’equilibrio della giustizia italiana.











