Le indagini sul caso del trapianto di cuore “danneggiato” che ha coinvolto un bambino di due anni e quattro mesiall’ospedale Monaldi di Napoli hanno compiuto oggi un nuovo passo fondamentale. I carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo, al centro dell’inchiesta per capire le cause dell’errore nella catena di conservazione dell’organo destinato al piccolo paziente.
Il sequestro del “box” e la perizia
Il dispositivo sequestrato – un sistema tecnologico progettato per mantenere gli organi a temperature controllate durante il trasporto – sarà sottoposto ad una perizia tecnica affidata a consulenti nominati dagli inquirenti. L’obiettivo è verificare se siano state rispettate le condizioni di conservazione previste dai protocolli e se eventuali malfunzionamenti o errori operativi possano aver contribuito al deterioramento dell’organo durante il trasferimento da Bolzano a Napoli.
La perizia riguarderà non solo il contenitore in sé, ma anche il sistema utilizzato per il trasporto dell’organo, elemento centrale per comprendere la catena di corretta conservazione richiesta nei casi di trapianto.
Sei sanitari indagati per lesioni colpose
Parallelamente al sequestro, la Procura di Napoli – nella VI sezione “Lavoro e colpe professionali” – ha iscritto sei sanitari nel registro degli indagati con l’ipotesi di lesioni colpose. Tra loro figurano componenti dell’équipe che ha eseguito sia l’espianto dell’organo a Bolzano sia il trapianto sul bambino al Monaldi.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, mirano a capire se siano stati rispettati i protocolli sanitari lungo tutta la catena di processo, dal prelievo alla conservazione fino all’impianto. I carabinieri hanno inoltre acquisito tutta la documentazione medica e logistica relativa all’intera vicenda.
Il cuore “bruciato” e le condizioni del bambino
Il cuore destinato al piccolo paziente, secondo quanto denunciato dalla famiglia e riportato da varie fonti, sarebbe arrivato danneggiato per un uso improprio di ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale durante il trasporto, con il rischio di esposizione a temperature eccessivamente basse che avrebbero compromesso gravemente i tessuti dell’organo.
Il bimbo, dopo l’intervento di dicembre, continua a lottare in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva: la famiglia ha lanciato appelli per l’arrivo di un nuovo cuore compatibile dalla lista dei trapianti, consapevole che il tempo resta un fattore cruciale.
Reazioni istituzionali e prossimi sviluppi
La vicenda ha suscitato la reazione anche della Regione Campania, il cui presidente Roberto Fico ha disposto l’attivazione di ispezioni interne per “fare totale chiarezza” sulle procedure e accertare ogni responsabilità con “massima trasparenza e determinazione”.
Nei prossimi giorni gli investigatori continueranno ad analizzare i dati emersi dal sequestro e dalla documentazione sanitaria acquisita. L’esito della perizia sul contenitore si preannuncia un elemento chiave per comprendere come sia stato possibile che un organo così delicato sia arrivato in condizioni tali da risultare inefficace per il trapianto.











