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12 febbraio 1988: ucciso a 14 anni da un coetaneo, la storia di Francesco Megna

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Febbraio, 2026
in Cronaca
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12 febbraio 1988: ucciso a 14 anni da un coetaneo, la storia di Francesco Megna
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Il 12 febbraio 1988, Francesco Megna, un ragazzo di 14 anni, perse la vita colpito da un coetaneo armato di pistola in un episodio che sconvolse l’intera comunità di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria. La vicenda, legata a dinamiche di violenza giovanile e a un contesto sociale segnato dalla presenza – seppure indiretta – della criminalità organizzata, resta uno dei casi più drammatici di vittime innocenti tra gli adolescenti nell’Italia degli anni Ottanta. 

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Francesco, all’epoca studente del primo anno all’Istituto per geometri, era un ragazzo come tanti, figlio di una famiglia proprietaria di un bar in paese e senza alcun legame con ambienti criminali. Durante una festa di Carnevale, secondo le ricostruzioni, scoppiò una lite con un suo coetaneo per motivi futili, forse uno scherzo di troppo o un dissapore adolescenziale. I due concordarono di incontrarsi fuori dall’evento per “risolvere la questione”, magari con una scazzottata tra pari. 

Quel che doveva essere un confronto tra ragazzi degenerò in tragedia: l’altro adolescente si presentò armato di pistola e sparò a Francesco, colpendolo al torace. Il proiettile risultò fatale e il giovane morì poco dopo, lasciando sgomento la comunità locale e provocando un’ondata di incredulità per la sua giovane età e le circostanze così drammatiche. 

La morte di Francesco fu letta, a posteriori, come un episodio che rifletteva un clima sociale segnato dalla violenza e dalla presenza pervasiva di modelli culturali devianti, in una realtà dove la cultura della faida e della sopraffazione non era lontana dal vissuto quotidiano. In quelle zone della Calabria, la ‘ndrangheta e le tensioni tra gruppi criminali avevano trasformato contesti giovanili apparentemente innocui in spazi di conflitto, dove persino un diverbio tra ragazzi poteva degenerare in tragedia. 

Un elemento particolarmente significativo, e in qualche modo incoraggiante per l’epoca, fu la scelta dei coetanei presenti di parlare e di collaborare con le autorità, indicando l’autore dell’omicidio e consentendo così il suo successivo arresto e processo. Questo episodio fu interpretato da alcuni osservatori come un segnale di cambiamento nelle coscienze giovanili, in un contesto fino ad allora troppo permeato dal silenzio e dall’omertà. 

Nel corso degli anni, la tragica vicenda di Francesco Megna è stata richiamata in iniziative di memoria civile e in proposte educative volte a trasformare il ricordo in strumenti di prevenzione. Nel 2026 il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha rilanciato l’urgenza di affrontare la violenza tra i giovani attraverso percorsi scolastici stabili di educazione emotiva e mediazione dei conflitti, affinché casi come quello di Cittanova non restino isolati nel passato ma aiutino a comprendere e prevenire dinamiche di aggressività e uso delle armi nelle nuove generazioni. 

La memoria di Francesco, così come quella di tante altre vittime giovani e innocenti, ispira ancora oggi riflessioni sulla cultura della legalità, sull’importanza di un impegno educativo continuo e sull’urgenza di contrastare la violenza sotto ogni forma. 

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