Il 12 febbraio 1982, Alfredo Paragano, appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia (oggi Polizia Penitenziaria), fu assassinato in un agguato di chiaro stampo camorristico nei pressi della sua abitazione ad Arzano, in provincia di Napoli. La sua morte rimane uno dei simboli della violenza mafiosa che colpì, soprattutto negli anni Ottanta, le forze dell’ordine impegnate quotidianamente nella tutela della legalità e dell’ordine pubblico nel territorio campano.
Era la mattina del 12 febbraio 1982, quando Paragano, libero dal servizio dopo un periodo di ferie, si stava recando a lavoro presso la Casa circondariale di Napoli Poggioreale “G. Salvia”, dove era in servizio da anni. All’improvviso, nei pressi della sua abitazione, ignoti a bordo di un’autovettura aprirono il fuoco contro di lui, ferendolo mortalmente. Paragano morì a pochi passi dalla sua famiglia, sotto gli occhi increduli della moglie, tra le urla e lo sconcerto del quartiere.
Le successive indagini confermarono il chiaro coinvolgimento della camorra nell’agguato, sebbene il gruppo specifico e gli esecutori materiali non siano mai stati pienamente identificati. L’attentato all’appuntato venne rivendicato da un sedicente gruppo N.C.S., secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine.
Nato a Perdifumo (SA) il 3 novembre 1943, Paragano aveva intrapreso la carriera nel corpo di custodia già negli anni Sessanta, dopo aver frequentato la scuola Allievi Agenti. Nel corso della sua carriera aveva prestato servizio in diverse strutture penitenziarie italiane prima di essere trasferito nel 1973 alla Casa circondariale di Napoli Poggioreale, dove era stimato per la sua integrità e dedizione al dovere.
Nonostante fosse disarmato al momento dell’agguato — avendo lasciato l’arma di ordinanza in carcere durante il periodo di licenza — Paragano affrontò con senso del dovere gli anni difficili in cui la malavita cercava di intimidire e colpire chiunque difendesse la legge e l’ordine pubblico.
Per il suo sacrificio lo Stato italiano ha riconosciuto Paragano come “Vittima del Dovere” ai sensi della Legge 466/1980, un riconoscimento ufficiale del valore e dell’impegno profuso fino alla morte nel servizio alla collettività.
Nel 2024, la Casa Circondariale di Vallo della Lucania (Salerno) è stata intitolata alla memoria dell’appuntato Paragano, un gesto volto a mantenere viva la memoria del suo impegno e a trasmettere alle nuove generazioni il valore del sacrificio e della dedizione assoluta alla legalità. L’evento di intitolazione ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, oltre ai familiari, consolidando il ricordo di un uomo che ha dato la vita nell’adempimento dei suoi doveri.
La figura di Alfredo Paragano rappresenta quindi non solo la tragedia di una vita spezzata dalla violenza mafiosa, ma anche l’esempio di quell’impegno quotidiano degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine che operano con coraggio per difendere i valori costituzionali di giustizia e sicurezza.











