Nella giornata di sabato 31 gennaio, i Carabinieri della Compagnia di Nola hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di due indagati ritenuti responsabili di omicidio aggravato ai danni di una bambina di quattro anni, deceduta a Tufino nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 2024.
La complessa attività investigativa, avviata immediatamente dopo il decesso della minore nel dicembre 2024, è stata condotta dalla Sezione Operativa dei Carabinieri della Compagnia di Nola, con il supporto della Stazione di Tufino. L’indagine ha preso avvio in seguito alla morte della bambina all’interno dell’abitazione del nucleo familiare affidatarioe alla richiesta di intervento del medico del pronto soccorso, insospettito dalle condizioni del corpo.
Nel corso delle indagini sono stati impiegati molteplici strumenti di ricerca della prova, sia di natura tecnica che dichiarativa. Fondamentale il contributo del personale specializzato della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna e del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Roma – Sezione Biologia.
Di particolare rilievo gli esiti di una consulenza medico-legale collegiale, di una consulenza informatica e l’acquisizione di documentazione utile alla ricostruzione dei fatti.
Le indagini hanno permesso di ricostruire in ordine cronologico la vicenda che ha portato alla morte della bambina, a partire dall’affidamento della minore alla coppia, risalente all’estate del 2024, disposto a seguito della sospensione della responsabilità genitoriale dei genitori biologici.
Secondo quanto emerso, sarebbero stati raccolti gravi indizi di reità a carico degli indagati. L’analisi dei dati, lo scambio di messaggi tra gli indagati e terze persone, le dichiarazioni rese nel corso del procedimento e i riscontri scientifici hanno consentito agli inquirenti di ipotizzare condotte gravemente maltrattanti, riconducibili a forme di grave trascuratezza (child neglect).
Tali condotte avrebbero determinato una progressiva e severa denutrizione della bambina, accompagnata da ulteriori episodi di violenza. Lo stato di profondo decadimento fisico, definito dagli accertamenti come cachettico, avrebbe favorito l’insorgenza di una grave patologia polmonare, risultata fatale, in presenza anche di altri traumi concorrenti.











